L'INTERVISTA

Fusacchia: “Faremo decollare le start up”

Il coordinatore della task force voluta dal ministero dello Sviluppo Economico annuncia al nostro giornale: “Entro giugno un pacchetto di proposte per spingere la creazione di nuove imprese innovative”

Pubblicato il 22 Mag 2012

Alessandro Fusacchia, 34 anni, coordina la task force voluta dal ministero dello Sviluppo Economico per favorire il mercato delle start up in Italia. E le proposte che ne usciranno saranno ambiziose, “perché è stato lo stesso ministro Corrado Passera a chiederci di essere ambiziosi”. “Vogliamo rivoluzionare l’ecosistema, che ora è sfavorevole alla nascita e crescita di start up”, annuncia Fusacchia al nostro giornale. Dal primo marzo è a capo della segreteria tecnica presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prima, per due anni, ha seguito il G20 lavorando a Bruxelles presso il Segretariato del Consiglio dell’Unione europea, Affari economici e sociali.

Fusacchia, lei è a capo di una task force di imprenditori, venture capitalist, accademici esperti, esterni alla struttura del ministero. Quali sono gli obiettivi concreti?

Produrre in tempi molto rapidi un pacchetto di proposte per far crescere il fenomeno start up. Il ministro ci ha detto “entro l’estate”, noi pensiamo di farcela per metà giugno. Le proposte sono un punto di partenza che il governo potrà accogliere e realizzare con provvedimenti. Ci tengo a specificare che non si tratta di un tavolo: tutti lavorano tutti a titolo individuale e pro bono.

Perché una task force?

Il governo si è reso conto che l’Italia non favorisce la nascita di nuove aziende e soprattutto di nuove aziende innovative. Tra i giovani si sta affermando l’idea che se hai un’idea innovativa fai prima a prendere un aereo e andare negli Usa o nel Regno Unito. Perdiamo così un capitale umano e di imprese, a danno della crescita economica ma anche dell’occupazione. Le nuove imprese innovative la favoriscono, infatti, soprattutto tra i giovani. E in generale permettono di avere un Paese più aperto, innovativo, dinamico.

Di quali aziende volete favorire la crescita?

In generale di tutte quelle nuove e innovative. Non solo quelle della web economy, quindi, ma anche quelle industriali (del bio tech, per esempio) e quelle sociali (che hanno una doppia finalità, di profitto e di utilità sociale).

In termini concreti come vi state muovendo?

Abbiamo fatto una prima riunione il 16 aprile, la seconda il 23 aprile e un’altra a inizio maggio. Ci vediamo tutti a Roma. Ci stiamo dividendo il lavoro e facendo già riflessioni sulle aree di intervento. Tra fine maggio e inizio giugno avremo una prima bozza del rapporto e poi entro il mese di giugno il testo finale. Intendiamo inoltre fare consultazioni pubbliche per avvalerci di expertise esterne alla task force.

Su quali fronti state lavorando?

Su diversi fronti: il mandato ministeriale è aperto. Analizziamo le cause del problema e mettiamo a fattor comune le proposte di intervento, sul fronte amministrativo, fiscale, della semplificazione burocratica, degli incentivi alle imprese.

Avete già individuato delle specifiche problematiche?

Abbiamo discusso sul fatto che c’è poco capitale di rischio in Italia. Non solo per la nascita ma anche per la crescita delle start up. Chi apre una start up ha inoltre evidenti difficoltà sul rapporto cassa e competenze, deve anticipare l’Iva. Abbiamo notato che la nostra formazione universitaria non sviluppa molto le capacità manageriali. Ci sono tante idee in Italia, ma poi non è facile realizzarle con un esercizio d’impresa: e la colpa forse è anche della formazione. Poi c’è la questione del rapporto con i territori, che vale soprattutto per le start up sociali. Sarebbero da creare “territori intelligenti”, aree dove un ottimo rapporto tra enti locali, imprese e università creino le condizioni ideali per fare innovazione.

E come si fa a risolvere la questione? Avete qualche idea in proposito?

I membri della task force ne hanno numerose, ma è presto per parlarne. Dobbiamo ancora metterle a fattor comune. Non abbiamo la pretesa di farne tante: piuttosto, poche ma buone. E ambiziose. Cioè che abbiano un impatto reale, significativo sull’ecosistema. Non basta che aiutino solo un po’: devono davvero cambiare il paradigma.

Alcune delle proposte, però, per essere attuabili richiedono risorse finanziare. Incentivi diretti o in termini di minori introiti per via di una leva fiscale. Che mandato avete sulle risorse?

Il ministero dello Sviluppo economico non ha posto vincoli a priori per le risorse. Prima facciamo le proposte e poi vediamo quali sono fattibili. Non sta a noi trovare la copertura finanziaria. Certo, siamo tutti consapevoli che le risorse della Pubblica amministrazione sono molto scarse e che abbiamo stretti vincoli di bilancio a livello Paese. Ma sarà il ministro Passera a vedere quali proposte potrà accogliere, con le risorse disponibili: speriamo tutto o almeno buona parte.

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