IL PIANO

General Motors, fino a 10.000 assunzioni nell’IT

La nuova strategia mira a rendere più efficiente e veloce la gestione dei software, fondamentali per l’era della connected car. Il Ceo Daniel Akerson: “Il modello di outsourcing era costoso e antiquato”

Pubblicato il 09 Nov 2012

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General Motors sta diventando portabandiera di una nuova tendenza che potrebbe fare proseliti nel settore automobilistico: potenziare la tecnologia informatica in-house assumendo migliaia di esperti, spesso provenienti da grandi industrie dell’ICT, mentre in passato la gran parte di queste attività era esternalizzata.

Fonti di stampa confermano che la compagnia di Detroit, nella quale lavorano attualmente 210.000 dipendenti, intende assumere fino a 10.000 tra programmatori ed esperti di software nei prossimi anni. Già il 19 ottobre aveva annunciato l’assunzione di circa 3.000 lavoratori di Hewlett Packard impegnati su progetti di GM e pronti a passare a libro paga della company con una soluzione definita “neutrale in termini di costi”.

Negli ultimi anni il 90% delle operazioni di ICT del gruppo automobilistico era appaltato all’esterno ma da febbraio, cioè da quando Randy Mott è diventato il nuovo Chief information officer (Cio), la rotta ha cominciato ad invertirsi.

“Il modello di outsourcing dell’IT perseguito da GM – ha ribadito anche il Ceo Daniel Akerson la scorsa settimana durante un incontro con gli investitori per presentare i risultati del terzo “quarter” – era costoso, inefficiente e antiquato. Adesso tutto sta cambiando e il cambiamento ci sta aiutando a gestire il business con ancora maggiore velocità e precisione”.

In effetti la gestione dei software sta diventando cruciale per il mondo dell’auto e GM si sta attrezzando allo scopo. Attualmente il loro uso è previsto in tutti i comparti, dalla scelta dei componenti alla collaborazione tra ingegneri e designer. Continua a crescere il numero di applicazioni che interagiscono con il cruscotto delle auto, rendendo le nuove macchine estremamente tecnologiche e innovative, e all’orizzonte si profilano vetture dotate di guida automatica. Per esempio la Cadillac, marchio della GM, sta progettando un’auto di questo tipo da realizzare entro il 2015.

Oltre alle previste assunzioni, il gigante di Detroit sta provvedendo al consolidamento di 23 data center internazionali in due sole unità per rendere le operazioni più efficienti e raddoppiare la velocità con cui vengono consegnate le nuove applicazioni software sia all’interno dell’azienda sia per le altre imprese con cui GM collabora. La squadra di Mott sta anche costruendo un “magazzino globale dei dati” per consentire ai dirigenti di visualizzare e confrontare un maggior numero di dati dettagliati sul mercato interno e sulle vendite e incorporare in modo migliore le fonti di informazioni esterne, per esempio quelle provenienti dai social network. Inoltre Mott si sta focalizzando sulle divisioni di Ricerca e Sviluppo e ingegneria proprio per studiare lo sviluppo delle automobili a guida automatica.

Diversi analisti rilevano che la tendenza del settore automobilistico a portare l’informatica in-house potrebbe trasformarsi anche in un valido aiuto al settore dell’ICT, caratterizzato purtroppo da una pesante crisi che comporta in molti casi dolorosi tagli di personale. Inoltre è un modo per proteggere i propri servizi più innovativi ed esclusivi. Secondo Alan MacCormack, docente alla Harvard Business School ed esperto in gestione dello sviluppo del prodotto nel settore dei software, dare in outsourcing lo sviluppo dei software di routine può comportare rischi per le aziende che puntano all’innovazione. Sottolineando con una punta di ironia che le automobili odierne hanno più software e sono più computerizzate della prima missione Apollo nello spazio, il docente afferma: “Tutti possono fare un motore decente, ma quello che ti differenzia dagli altri è ciò che fai con i software. E le aziende devono stare attente a non esternalizzare i loro ‘gioielli della corona’”.

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