DAZI E SANZIONI

Giappone-Corea del Sud, “prove” di guerra commerciale hi-tech

Seoul sta valutando una risposta ai limiti per le esportazioni hi-tech stabiliti da Tokyo. All’orizzonte una nuova trade-war sul versante del Pacifico

Pubblicato il 05 Lug 2019

industria-chip

Lampi di guerra commerciale nel Mar della Cina. Ma per una volta non riguardano Washington contro Pechino, bensì uno scontro fra due vecchi amici-nemici: Tokyo e Seoul.

Seoul ha dichiarato che la Corea del Sud potrebbe rispondere agli ultimi limiti delle esportazioni di materiali ad alta tecnologia giapponesi, scaturiti da una polemica sul lavoro forzato in tempo di guerra tra i due Paesi. La conseguenza sarebbe la minaccia di interrompere le forniture globali di chip di memoria e smartphone.

Samsung Electronics e SK Hynix – i migliori produttori di chip di memoria al mondo, e fornitori di aziende come l’americana Apple e la cinese Huawei – potrebbero subire ritardi se le misure stabilite giovedì andassero avanti.

“L’attuazione – ha detto il ministro delle finanze Hong Nam-ki alla radio della Corea del Sud – di misure corrispondenti contro il Giappone non può essere esclusa” . E ha aggiunto che il conflitto commerciale potrebbe causare “sfortunati danni alle economie coreane e giapponesi”.

La disputa è l’ultimo acuto in una lite che parte dai tentativi della Corea del Sud di chiedere un risarcimento per l’uso del lavoro di guerra forzato da parte del Giappone negli della guerre del Pacifico. La vertenza ha ripreso quota dopo le sentenze della Corte sudcoreana lo scorso anno.

I limiti alle esportazioni di tre materiali utilizzati nei display di chip e smartphone della Corea del Sud, che il Giappone aveva annunciato lunedì, in pratica interrompono la catena di fornitura globale, ha detto il ministro del commercio della Corea del Sud.

Il Giappone rappresenta tra il 70% e il 90% della produzione di questi tre materiali, spiegano i media giapponesi, rendendo difficile per i produttori di chip sudcoreani trovare fonti di approvvigionamento alternative.

“Questa decisione – ha detto il ministro del commercio Yoo Myung-hee a un incontro di gruppi industriali – rappresenterà un’enorme incertezza e una minaccia per l’economia globale perché mette in crisi la catena di approvvigionamento globale”.

La Presidenza della Corea del Sud ha detto oggi che intende cercare attivamente contromisure diplomatiche, compresa la denuncia all’Organizzazione mondiale del commercio, contro i vincoli dell’esportazione che viene interpretata da Seoul come una “ritorsione”.

“Spiegheremo ai grandi del mondo – ha dichiarato l’ufficio del Presidente della Corea del Sud – l’iniquità dell’azione del Giappone e il fatto che questo viola il principio del libero scambio”. Il ministro delle Finanze Hong ha anche detto che ci vorrà molto tempo per ottenere una decisione dell’OMC sulla disputa.

La polemica è esplosa alla fine dello scorso anno, quando le sentenze della corte sudcoreana ordinarono alla giapponese Nippon Steel & Sumitomo Metal Corp e alla Mitsubishi Heavy Industries di pagare centinaia di migliaia di dollari ai querelanti sudcoreani. Il Giappone ha denunciato i verdetti del tribunale come “impensabili”.

La storia dei due paesi è amara e include la colonizzazione giapponese durata dal 1910 al 45 della penisola coreana e l’uso di “donne di conforto”, l’eufemismo giapponese per ragazze e donne, molti delle quali coreane e cinesi, costretti a lavorare nei bordelli a disposizione dei soldati giapponesi.

Nessuna delle due parti ha mostrato segni di voler fare un passo indietro nella disputa commerciale che è scaturita dalle polemiche successive alle sentenze. Kyodo, agenzia stampa giapponese, ha riferito martedì che Tokyo stava valutando l’ipotesi di espandere i controlli sulle esportazioni verso altri articoli destinati alla Corea del Sud. Il leader del Partito Democratico al governo della Corea del Sud, Lee Hae-chan, ha dichiarato: “Questa lotta è solo all’inizio, non è ancora arrivata alla sua fine”.

Le categorie di merci interessate dalle limitazioni di esportazione del Giappone includono dei fotoresistori e acido fluoridrico, entrambi materiali essenziali nel processo di produzione di chip di Samsung e SK Hynix.

Samsung intanto sta rivedendo le misure per minimizzare l’impatto sulla produzione, secondo quanto riportato da Reuters. SK Hynix invece ha rifiutato di commentare. L’azienda tuttavia ha inviato una lettera ai suoi clienti martedì dicendo che potrebbe gestire la situazione attuale a breve termine, ma ci sarebbero problemi se i vincoli si protraessero nel tempo.

“Senza questi materiali – sostengono indiscrezioni raccolte da Reuters – che i produttori di chip sud-coreani prendono principalmente al Giappone, l’intero processo di produzione dei semiconduttori può essere avere dei seri problemi”.

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