LE NUOVE NORME

Gig economy, svolta in California: tutele contrattuali per riders & co

Il governatore Gavin Newsom approva il disegno di legge che obbligherà le piattaforme, a partire dal 1° gennaio 2020, a trattare i lavoratori come subordinati: riconosciuti assicurazione sanitaria e diritti sindacali

Pubblicato il 12 Set 2019

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Svolta nella gig economy. Il Senato della California ha approvato una legge che obbliga piattaforme come Uber o Lyft, a trattate i propri lavoratori come dei veri e propri dipendenti. Riconoscendo, quindi, loro determinati diritti a partire da quello di una protezione sindacale.

Il provvedimento, che potrebbe ora aprire la strada a leggi simili in altri stati Usa, arriva a seguito di una polemica che dura da anni e un testo simile è presente nelle agende elettorali di diversi candidati democratici alla Casa Bianca, come Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Kamala Harris.

Il disegno di legge è stato approvato dal governatore della California, Gavin Newsom e ora deve passare al vaglio dell’Assemblea di Stato – ma l’ok sembra scontato – per il varo definitivo.

In base alle nuove norme, che entreranno in vigore il 1° gennaio, i lavoratori devono essere classificati come dipendenti anziché come free lance nel caso in cui la piattaforma eserciti un controllo sulle attività e se il lavoro svolto fa parte delle normali operazioni aziendali.

La legge interesserà nella sola California almeno un milione di lavoratori che oggi sono considerati free lance, senza quindi poter godere di garanzie di base come un’assicurazione sanitaria o assegni di disoccupazione: non solo riders ma anche altre figure come operai edili e proprietari di franchising.

Uber non ha voluto rilasciare commenti, mentre Lyft ha dichiarato di essere rimasto deluso. “Oggi, la leadership politica del nostro stato ha perso un’importante opportunità per supportare la stragrande maggioranza dei conducenti di rideshare che desiderano una soluzione ponderata in grado di bilanciare la flessibilità con guadagni e benefici”, ha dichiarato Adrian Durbin, portavoce dell’azienda. Quanto ai conducenti, la maggior parte ha accolto con favore la normativa, ma c’è anche chi si è opposto temendo che sarà difficile difendere la propria flessibilità.

E lo Stato della California si prepara forse ad un altro passo nel settore della tecnologia. Il Senato – riporta il Washington Post – ha approvato un disegno di legge sull’uso del riconoscimento facciale nelle telecamere della polizia, per i prossimi tre anni. La norma, che necessita dell’approvazione dell’Assemblea dello Stato e la firma del governatore per diventare legge, è stata accolta con favore dall’American Civil Liberties Union (Aclu), promotrice di un esperimento per verificare come questo tipo di tecnologia non è ancora perfezionata e commette degli errori.

Ad agosto l’Aclu aveva sottoposto alcuni parlamentari ad un esperimento di sorveglianza: i loro volti erano stati inseriti nel software di riconoscimento facciale ‘Rekognition’ di Amazon e confrontati con un database di 25mila foto segnaletiche di persone arrestate. Ventisei partecipanti all’esperimento sono stati erroneamente identificati con questi ultimi.

Il disegno di legge arriva tra le crescenti preoccupazioni per il riconoscimento facciale negli spazi pubblici. Città come San Francisco e Oakland hanno approvato divieti più ampi sull’uso di questa tecnologia, mentre il Massachusetts sta prendendo in considerazione una moratoria a livello statale. E ad aprile a New York è completamente fallito l’esperimento che doveva verificare i volti di chi guidava le auto che passavano su uno dei ponti della città, con nessun viso rilevato con precisione accettabile.

Qualche mese fa una serie di associazioni per i diritti umani e digitali hanno scritto un appello ad Amazon, Google e Microsoft affinché non vendano la loro tecnica di riconoscimento facciale ai governi. Mentre, secondo una recente ricerca del the Pew Research Center, più della metà degli americani è favorevole ad un uso “responsabile” di questa tecnologia per la sicurezza.

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