IL DIBATTITO

Gig economy, Uber in pressing su Bruxelles: “Gli autisti non sono dipendenti”

La Commissione Ue si prepara a sentire le parti sociali sulla necessità di una regulation. Il ceo Khosrowshahi interviene: “Sì alle tutele ma non a discapito della flessibilità e dell’occupazione”

Pubblicato il 15 Feb 2021

UBER

Uber difende il proprio modello di business di fronte ai regolatori dell’Unione europea: la sua attività è quella di una piattaforma tecnologica e i suoi collaboratori non possono essere classificati come dipendenti, bensì lavoratori autonomi. In un white paper rivolto alla Commissione europea l’azienda del ride hailing ha illustrato la sua posizione in vista della consultazione che si terrà il 24 febbraio e in cui Bruxelles cercherà di raccogliere commenti e valutazioni dai lavoratori e dai sindacati della gig economy.

L’Ue è pronta a imporre nuove regole per proteggere il lavoro nell’economia “dei lavoretti”.

Uber concorda con questo punto di vista ma chiede ai regolatori di riconoscere il valore dei contratti di lavoro autonomo nella creazione di posti di lavoro. E di creare tutele per i gig worker senza riclassificarli come dipendenti.

Modello California per la gig economy

Nel white paper Uber si rivolge alla commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, al commissario al lavoro Nicolas Schmit e ad altri rappresentanti dell’esecutivo europeo. La soluzione chie viene proposta dall’azienda guidata dal ceo Dara Khosrowshahi ricalca quella adottata in California: creare un quadro di riferimento per i lavoratori della gig economy che protegge autisti e rider che operano tramite un’app mobile ma senza che siano considerati dei dipendenti. 

La California ha infatti messo a referendum lo scorso novembre un quesito sullo status dei gig worker e la posizione favorevole al mantenimento dello status di collaboratori autonomi (Proposition 22) ha vinto. Tuttavia lo stato Usa ha ampliato gli obblighi per le aziende del ride hailing in termini di assicurazione, salario minimo, massimo di ore consecutive di lavoro.

Il prossimo test sarà il 19 febbraio, quando la Corte suprema del Regno Unito emanerà le nuove regole per il mondo del lavoro.

Uber chiede “uno standard unico”

Bruxelles vorrebbe arrivare a una legge sulla gig economy entro fine anno. Al momento la Commissione cerca dalle parti sociali un parere sulla necessità di tale legge per migliorare le condizioni dei gig worker in termini di trasparenza dei contratti, sicurezza, accesso alle tutele sociali. Una seconda consultazione riguarderà l’eventuale contenuto della legge.

Khosrowshahi chiede che lo standard per il lavoro tramite piattaforma tecnologica riconosca “il valore del lavoro indipendente” e sia “fondato su principii che autisti e rider affermano essere i più importanti per loro”.

Il ceo di Uber sostiene che i lavoratori della gig economy devono avere la flessibilità e il controllo su quanto e quando lavorano. Khosrowshahi chiede anche che qualunque nuova regola venga applicata all’intero settore e non solo ad un’azienda. Il top manager invoca un “level playing field per tutta l’industria” e anche “una base salariale simile” per i lavoratori di tutte le piattaforme tecnologiche.

“Riteniamo che un nuovo approccio sia possibile – un approccio che dia accesso a tutele e benefici, ma che non vada a discapito della flessibilità e della creazione di posti di lavoro”, ha concluso Khosrowshahi.

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