EVASIONE FISCALE

Google, Parlamento Uk riconvoca Brittin: “Ci ha mentito”

L’azienda americana avrebbe nascosto la presenza di personale di vendita in Uk per evadere le tasse. Il Public Accounts Committee vuole vederci chiaro. Ma un portavoce della web company smentisce: “Rispettiamo tutte le normative fiscali”

Pubblicato il 16 Mag 2013

Google non ha detto la verità sulle tasse? I parlamentari britannici che indagano sui rapporti col fisco del colosso di Mountain View vogliono vederci chiaro, temendo che la web company non sia stata onesta col parlamento nella testimonianza rilasciata alla fine dello scorso anno.

Il capo di Google Northern Europe, Matt Brittin, è stato nuovamente chiamato a testimoniare dal Public Accounts Committee (PAC) del parlamento britannico dopo che un’inchiesta dell’agenzia di stampa Reuters aveva dimostrato che l’azienda americana impiega personale di vendita a Londra, nonostante avesse dichiarato allo stesso comitato a novembre che lo staff britannico non era preposto alla vendita di prodotti a clienti in Uk.

Brittin ha indicato che Google è già oggetto di un’indagine del fisco in Gran Bretagna in relazione al prezzo di trasferimento di servizi scambiati tra Google Uk e altre filiali di Google, ma è convinto che la sua azienda sia pienamente in regola con la legge inglese. Brittin ha anche negato di aver in alcun modo mentito al parlamento a novembre, ma ha ammesso che Google Uk svolge più attività di vendita di quelle svelate in precedenza.

A novembre Brittin aveva infatti detto che: “Nessun addetto (in Uk) si occupa di vendita”; è Google Ireland a occuparsi delle vendite per il mercato Uk; lo staff britannico sarebbe impegnato solo in attività di promozione. Tale organizzazione permette a Google di mettere al riparo dalle tasse inglesi gran parte delle entrate sulle vendite in Uk, perché Google Ireland manda il grosso del fatturato a una società affiliata nelle Bermuda.

Oggi però Brittin ha rivelato: “Il team in Uk si occupa sì di vendita, ma solo per quanto riguarda l’avvio delle pratiche; non chiude le operazioni”.

“Come abbiamo sempre detto, rispettiamo completamente tutte le normative fiscali in UK. Sosteniamo la testimonianza resa da Matt Brittin nel corso delle due udienze di fronte al Parlamento e non concordiamo con la visione della nostra struttura fiscale espressa dalla commissione”, spiega un portavoce di Google.

I membri del parlamento britannico non hanno gradito quella che è apparsa una voluta rappresentazione ingannevole della realtà. Per la presidente del PAC Margaret Hodge Google non sta rispettando il suo noto motto “Don’t be evil”. “Google fa eccome del male: non paga le tasse dovute in Gran Bretagna”, ha detto.

Il problema dell’elusione fiscale da parte delle grandi corporation è diventato pressante in Gran Bretagna, anche per via dell’aggravarsi del debito pubblico, e i politici hanno cominciato ad attaccare le autorità fiscali perché avrebbero la mano “troppo leggera” di fronte alle grandi aziende. Dal 2006 al 2011, Google ha generato 18 miliardi di dollari (11 miliardi di sterline) di revenues in Uk, dicono i parlamentari, ma ha pagato solo 16 milioni di dollari di tasse. La questione toccherebbe anche Apple, Microsoft, Starbucks e Amazon, i cui rapporti col fisco britannico sono finiti sotto la lente di ingrandimento.

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