IL CASO

Google pronta a entrare in Cina, spunta un search che svela i numeri di telefono

Nuove indiscrezioni dei media Usa su un prototipo sviluppato da Mountain View e “tarato” sulle richieste di Pechino. Il colosso americano smentisce: nessun lancio imminente di una app mobile di ricerca per la Cina

Pubblicato il 18 Set 2018

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Le indiscrezioni sul motore di ricerca Google per la Cina tarato sulle esigenze della censura delle informazioni operata da Pechino si arricchiscono di nuovi dettagli: il sito The Intercept, ripreso da altri media Usa, scrive che l’azienda di Mountain View ha messo a punto un prototipo del suo prodotto di search per il mercato cinese che collega i link delle ricerche effettuate dagli utenti con i loro numeri di telefono personali. Il motore di ricerca di Google per la Cina sarebbe infatti una app mobile e il collegamento con i numeri di telefono faciliterebbe il monitoraggio del governo centrale sulle ricerche effettuate dai cittadini cinesi.

Era stato sempre il sito The Intercept a riferire, ad agosto, che Google stava testando una versione mobile del suo motore di ricerca disegnata appositamente per la Cina parlando, sempre solo in base a indiscrezioni, di una app Android per la search allineata con i severi controlli sui contenuti online imposti da Pechino. Nome in codice Dragonfly, il progetto sarebbe stato avviato nella primavera dell’anno scorso per prendere forma concreta a fine 2017, dopo che il Ceo di Google Sundar Pichai si è incontrato con un funzionario di alto livello del governo cinese. Google sarebbe pronta al lancio nei prossimi sei-nove mesi, dopo l’approvazione delle autorità. La app sviluppata a Mountain View sarebbe in grado di riconoscere e bloccare l’accesso ai siti che offrono informazioni bandite dal Great Firewall cinese, come quelle relative ai diritti umani, alla democrazia e alla religione.

La notizia ha immediatamente scatenato le proteste degli attivisti della libertà di espressione, di molti utenti di Internet e anche di diversi dipendenti di Google. Di recente Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani si sono rivolte al Ceo Pichai per chiedere di spiegare che cosa Google sta facendo per salvaguardare gli utenti dalla censura e dal controllo del governo cinese.

Google ha finora frenato le indiscrezioni di stampa e affermato che per l’azienda è importante rientrare dal mercato cinese (da cui è uscita nel 2010) ma non è imminente il lancio di alcun prodotto di search. Lo stesso Pichai, rispondendo alle domande del personale in un all-hands meeting a Mountain View, ha spiegato il progetto Dragonfly è ancora “in fase esplorativa”.

Il colosso americano ha confermato a Fox News che “da anni investe per aiutare gli utenti cinesi”, per esempio con lo sviluppo di Android e app mobili, ma che il lavoro di Google in Cina resta “a livello di esplorazione di mercato” e che l’azienda “non è prossima al lancio di un motore di ricerca in Cina”.

Se sarà confermato, il lancio della app per la ricerca “censurata” segna un deciso cambio di direzione per Google, che ha abbandonato il mercato cinese otto anni fa proprio in segno di protesta contro le restrizioni all’accesso online applicate dal governo. Dietro la decisione di allora c’era in particolare la volontà di Sergey Brin, co-fondatore di Google insieme a Larry Page, che, nato nell’Unione sovietica, è particolarmente sensibile alla difesa delle libertà civili. Nell’ultimo anno il colosso americano ha tuttavia condotto una serie di manovre di riavvicinamento alla Cina, che offre un bacino di utenti enorme con un potere di spesa in costante crescita e il cui presidente cinese Xi Jinping ha sì irrigidito le maglie dei controlli su Internet ma anche varato una politica industriale (Made in China 2025) che punta sull’alta tecnologia e sull’AI . Google non vuole farsi scavalcare dalla rivale cinese Baidu, che, quasi uno specchio cinese del colosso americano, ha sviluppato tecnologie e esperienza in molti dei settori in cui è forte Google, come search, AI e guida autonoma.

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