Gremley (Ptc): “IoT e Cad, matrimonio vincente”

Il direttore della business unit Internet of Things: “Imprese sempre più propense a collegare tra loro macchinari e processi di progettazione: così abbiamo fatto evolvere la nostra offerta”

Pubblicato il 10 Giu 2015

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Non è un caso che per dirigere la nuova business unit di Ptc dedicata all’Internet of Things sia stato scelto Rob Gremley. Uomo di marketing e di prodotto con incarichi da consulente nell’area servizi, Gremley è un profondo conoscitore del core business del gruppo di Needham, il software Cad, e delle esigenze che contraddistinguono i clienti del settore manifatturiero. È stato proprio osservando la crescente propensione delle imprese a collegare tra loro i macchinari e i processi di progettazione che Ptc ha deciso di far evolvere la propria offerta, acquisendo società specializzate negli analytics per l’IoT e avviando un percorso di integrazione della propria proposizione a livello globale. La prossima sfida? La semplicità d’uso.
Come si è evoluto il vostro business?
Negli ultimi 15 anni abbiamo consolidato la leadership nell’ambito dei software Cad per il settore manifatturiero, ampliando il portafoglio e puntando sulla gestione del ciclo di prodotto e sulle soluzioni che hanno permesso al mercato di sostenere i processi di internazionalizzazione. Quando, circa tre anni fa, abbiamo capito che i clienti stavano cominciando a connettere le proprie macchine a Internet, come fornitori di tecnologie abbiamo sentito l’obbligo di continuare ad affiancarli in questa evoluzione. Così dopo aver verificato le enormi potenzialità dell’impatto dell’IoT sul manufacturing, ci siamo trovati di fronte a un bivio. Avremmo dovuto sviluppare una soluzione in proprio oppure sarebbe stato meglio cercare le risorse all’esterno?
Avete scelto la seconda strada.
Nel 2013 c’è stata l’acquisizione per 112 milioni di dollari di Thingworx, una società piccola ma incredibilmente dinamica e specializzata nelle comunicazioni tra oggetti. Poi è stata la volta di Axeda, un investimento da 170 milioni che ci ha permesso di creare un’unica proposition IoT grazie all’integrazione di uno degli ecosistemi di analytics più performanti del mercato. Infine, poche settimane fa, abbiamo acquisito Coldlight, per 105 milioni di dollari, altra piccola compagnia ma estremamente all’avanguardia per quanto riguarda l’analisi dei big data e le funzionalità avanzate di apprendimento.
Nuove acquisizioni in vista?
Non mi è possibile entrare nei dettagli. Posso dirle che nei prossimi mesi saremo impegnati nei processi di integrazione tra le varie tecnologie. Non dimentichiamo che il nostro business principale è il Cad, e ora lo stiamo collegando a tutte le soluzioni IoT di cui disponiamo. L’obiettivo è ottenere una crescita organica della nuova proposizione: al momento la parte dedicata all’Internet of Things genera circa 50 milioni di dollari, su un fatturato complessivo di 1,4 miliardi di dollari, ma cresce esponenzialmente, a ritmi del 40-50% anno su anno. Ci troviamo di fronte all’opportunità di permettere ai nostri clienti di creare modelli digitali che replicano in tutto e per tutto il comportamento dei prodotti nella realtà fisica. Penso ad applicazioni per l’ambito aerospaziale: attraverso una simulazione digitale sarà possibile, per esempio, verificare il comportamento delle strutture all’interno di un satellite nel momento in cui è in orbita. Ma il discorso vale per qualsiasi tipo di progetto, che ora può essere collaudato prima ancora di diventare un prototipo. Storicamente non c’è mai stata una connessione tra la dimensione dell’industrial design e la fase di test, stiamo esplorando un mondo nuovo che, ne sono convinto, rinvigorirà le applicazioni Cad.
Se cambia l’offerta di Ptc, cambiano anche i concorrenti. Chi sono ora?
Abbiamo tre tipi di competitor: il primo e forse più temibile è rappresentato dalle società che adottano la filosofia “do it yourself”, ovvero imprese che si dotano in maniera autonoma di strumenti di analytics per implementare soluzioni simili a quelle che offriamo noi. Poi ci sono le startup specializzate nell’IoT. Guizzanti, innovative, ma spesso in difficoltà nel portare sul mercato le proprie soluzioni anche quando hanno alle spalle i gusti investitori. Infine ci sono le grandi multinazionali dell’IT, come Ibm e Sap, che utilizzano offerte pre-esistenti, come Watson e Hana e le fanno aderire al piano dell’Internet of Things. Sono senz’altro piattaforme potenti, ma non nativamente focalizzate sull’Internet of Things, a differenza delle nostre.
Chi vincerà la competizione?
Chi permetterà a chiunque in azienda, non solo ai data scientist, di accedere a questi strumenti senza aver bisogno di leggere o scrivere una sola riga di codice.

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