IL CASO

Grilli (Polimi): “In Italia le startup innovative più longeve”

Il docente del Polimi accende i riflettori sulla capacità delle nostre aziende di “resistere” al fallimento. Una peculiarità tutta italiana. Dal 2014 “morte” solo 59 nuove imprese

Pubblicato il 17 Dic 2015

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“Le startup innovative italiane hanno un tasso di mortalità nettamente inferiore a quello riscontrato in altri Paesi. Dal primo gennaio 2014 al 30 giugno di quest’anno solo 59 imprese sono cessate”: questa la rilevazione di Luca Grilli del dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano. In occasione della presentazione, a Roma, delladella seconda edizione della relazione annuale sulle startup e Pmi innovative a firma del Mise, Grilli ha acceso i riflettori sulle peculiarità tutte tricolori delle startup.

“Le startup innovative dovrebbero incarnare progetti imprenditoriali altamente innovativi, dagli esiti fortemente incerti, “fisiologicamente” destinate ad un alto tasso di fallimento. Ed è la policy stessa a inglobare questo aspetto consentendo meccanismi di fail-fast”, ha sottolineato Grilli. Ma le startup italiane “sono dure a morire”, ha evidenziato Grilli. Come mai? Il docente di Ingegneria gestionale del Polimi apre a due riflessioni: la “longevità” delle imprese italiane potrebbe essere dovuta al fatto che “sono solo formalmente attive visti i ridotti costi di entrata previsti dalla legge”, ossia che non sono ancora entrate nel pieno delle operazioni. Oppure – seconda ipotesi – il nostro Paese non è “abituato” al fallimento di impresa, considerato come un fallimento tout court e non messo nel conto delle “normali” attività imprenditoriali, soprattutto a livello di startup.

Grilli ha ricordato alcuni casi emblematici come quello di Skype “che ricevette 26 rejections prima di ottenere un finanziamento venture capital dagli Usa con vincolo di trovare co-investitori locali. Venduta a eBay nel 2005 per 2,1 miliardi e successivamente a Microsoft per 6 miliardi, In Italia Skype non avrebbe potuto nascere”. Vero è però, e non è un particolare da poco, che in Italia – stando ai dati del Politecnico di Milano – i fondatori delle startup mostrano un grado di istruzione elevato (il 37% ha conseguito un titolo di dottorato di ricerca), prevalentemente in ambito tecnico (il 58% ha una laurea magistrale in materie tecnico-scientifiche) e, in media, hanno già maturato una considerevole esperienza lavorativa in ambiti affini a quello della startup (in media 11 anni). Tutte caratteristiche che potrebbero essere determinanti per la longevità delle aziende italiane.

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