SOLIDARIETÀ

Ibm, in campo l’ “acceleratore di sostenibilità” per le realtà no-profit

Il programma pro-bono della multinazionale selezionerà le candidature su progetti legati all’energia pulita. Ai prescelti fornirà per due anni supporto tecnologico e consulenziale gratuito

Pubblicato il 17 Feb 2022

Low angle view of garden architect adjusting solar panel by colleague holding tablet computer

Un programma pro-bono globale di impatto sociale che mette a disposizione di organizzazioni senza scopo di lucro e enti governativi le tecnologie Ibm, come il cloud ibrido e l’intelligenza artificiale, e un ecosistema di esperti. E’ l’ IBM Sustainability Accelerator, iniziativa che si pone l’obiettivo di ampliare i progetti per il supporto alle popolazioni più a rischio a causa di minacce ambientali, come ad esempio i cambiamenti climatici, le condizioni estreme dell’ambiente e l’inquinamento.

“Crediamo che il potere combinato di scienza, tecnologia e creatività possa contribuire a far fronte ai problemi ambientali, servendo al contempo le comunità esposte ai rischi maggiori – spiega Justina Nixon, Vice President, Corporate Social Responsibility ed ESG di IBM. “Allineando la nostra esperienza e tecnologia con l’obiettivo di migliorare la vita delle popolazioni più colpite dalle minacce ambientali, possiamo produrre un impatto duraturo e scalabile”.

“Cloud, AI, 5G, quantum computing possono lavorare in maniera combinata per un impatto positivo su grandi problematiche sociali come il cambiamento climatico. Eppure, le popolazioni con le maggiori necessità sono spesso quelle che hanno meno accesso alla tecnologia – aggiunge Carolina Milanesi, fondatrice di Heart of Tech – È responsabilità delle imprese tecnologiche come Ibm assicurarsi che l’aiuto a queste popolazioni sia prioritario ed evitare che vengano lasciate indietro”.

Le due fasi del progetto Ibm

Ibm Sustainability Accelerator, spiega la società in una nota, fornirà supporto alle organizzazioni selezionate per due anni, seguendo un approccio in due fasi. La prima prende il via con Ibm Garage, la metodologia che applica design thinking e tecniche agile per accelerare lo sviluppo di progetti di innovazione e promuovere un cambiamento culturale duraturo. In questa fase gli esperti di Ibm lavoreranno al fianco delle organizzazioni beneficiarie per identificarne rapidamente le esigenze e stabilire una chiara tabella di marcia di progettazione, sviluppo, distribuzione e continuo miglioramento della tecnologia. Nella seconda fase gli esperti di Ibm configureranno le risorse e la tecnologia Ibm progettate appositamente per supportare i partecipanti nel raggiungere risultati di impatto per le comunità e l’ambiente. Tra le tecnologie che verranno applicate ci sono Ibm Watson, Ibm Cloud ed Environmental Intelligence Suite. Inoltre, le organizzazioni che beneficieranno di Ibm Sustainability Accelerator riceveranno su base mensile crediti Ibm Cloud, crediti relativi a dati meteorologici, mentoring e accesso all’ecosistema di partner.  I consulenti IBM sosterranno anche l’applicazione pilota delle soluzioni al fine di facilitare un’implementazione ottimale, ampliarne l’impatto a lungo termine e promuovere risultati sociali significativi.

La selezione dei partecipanti

Ogni anno, Ibm definirà un tema, e basandosi su quello di candidati dovranno presentare le proprie Request for Proposals, tra le quali verranno selezionati i progetti da sviluppare e le organizzazioni da sostenere. Il focus per il 2022 sarà l’energia pulita, e le proposte dovranno essere presentate entro il 30 aprile 2022 e tramite il portale dedicato al sostainability accelerator.

I progetti pilota

Per testare il programma Ib, ha realizzato nel 2021 un progetto pilota con trre partecipanti, che hanno avviato progetti per l’agricoltura sostenibile: si tratta di The Nature Conservancy India (per una piattaforma informativa pubblica per aiutare a eliminare la pratica di combustione dei residui delle colture nell’India settentrionale), Heifer International (per soluzioni digitali scalabili e a basso costo indirizzate alle cooperative di agricoltori in Malawi) e Plan21 Foundation for Sustainable Human Development (aiuti ai piccoli agricoltori in America Latina a gestire i loro raccolti in modo più sostenibile).

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