LA TRIMESTRALE

Ibm torna ai ricavi dopo 6 anni, la “cura” Rometty funziona

Nel quarto trimestre il fatturato si è attestato a quota 22,54 miliardi di dollari, in rialzo del 4% rispetto allo stesso periodo del 2016 e sopra le stime degli analisti. Utili a 4,50 miliardi. Cloud, data analytics e security trainano i conti

Pubblicato il 19 Gen 2018

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Ibm torna ai ricavi per la prima volta dal 2012. Segno che l’opera di trasformazione, iniziata cinque anni fa, sta cominciando a dare i suoi frutti. Il gruppo ha chiuso il periodo ottobre-dicembre del 2017 con ricavi in rialzo annuo per la prima volta dopo 22 trimestri di fila in calo. La ceo Ginni Rometty può finalmente tirare un sospiro di sollievo anche se il mercato resta scettico del fatto che il business legato a cloud computing, intelligenza artificiale e sicurezza bastino per rendere sostenibile quella crescita.

Nel quarto trimestre, l’azienda di New York ha registrato un fatturato di 22,54 miliardi di dollari, in rialzo del 4% rispetto allo stesso periodo del 2016; le vendite hanno superato le stime degli analisti, che se le aspettavano a quota 22,06 miliardi. La volta precedente in cui i ricavi erano saliti su base annua risale al primo trimestre del 2012, il primo con Rometty al vertice di Ibm.

Ancora una volta il gruppo ha posto l’accento sull’andamento dei ricavi generati dai cosiddetti “imperativi strategici” (cloud, sicurezza, mobilità e analisi di dati), che nel periodo sono aumentati del 17%. Il trimestre con cui è stato archiviato l’esercizio 2017 è terminato con una perdita di 1,05 miliardi di dollari contro utili per 4,50 miliardi dello stesso trimestre del 2016. Il gruppo ha spiegato di avere subito oneri per 5,5 miliardi di dollari legati alla nuova riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale.

Al netto di voci straordinarie, i profitti per azione hanno raggiunto quota 5,18 dollari, il 3% in piu’ sull’anno prima e meglio delle stime degli analisti per un solo centesimo. Nel 2017 intero i ricavi sono scesi dell’1% a 79,1 miliardi di dollari; le attività cloud hanno generato vendite per 17 miliardi (+24%) e gli imperativi strategici hanno garantito un fatturato di 36,5 miliardi (+11%), pari al 46% del totale; Ibm si avvicina dunque ai 40 miliardi di dollari di vendite che in un anno vuole arrivare a generare con gli imperativi strategici. Gli utili hanno raggiunto i 5,8 miliardi, in ribasso del 52% sul 2016.

Oltre che i ricavi, Ibm può festeggiare anche il record di brevetti. Nel 2017 sono stati 9.043 i brevetti registrati permettendo alla società di aggiudicarsi per il 25° anno consecutivo la leadership nel settore e di superare il traguardo complessivo dei 100mila brevetti.

Gli scienziati Ibm hanno ottenuto nel 2017 oltre 1.900 brevetti in questo ambito, incluso uno realizzato per prevedere le richieste di risorse cloud, che utilizza dati non strutturati relativi a eventi mondiali o locali. Il sistema è in grado di monitorare le sorgenti dei dati – inclusi nuovi feed, statistiche di rete, bollettini metereologici e social network – per identificare dove e come le risorse cloud vadano assegnate per rispondere alle esigenze.

Un’altra serie di innovazioni contribuisce a risolvere uno dei limiti attuali dell’intelligenza artificiale: la mancanza di personalizzazione, che può ostacolare il modo in cui l‘AI comunica con le persone. Tra i 1.400 brevetti nel campo dell’intelligenza artificiale, agli inventori Ibm è stato concesso nel 2017 un brevetto per un sistema in grado di aiutare l’AI ad analizzare e riflettere i modelli di linguaggio degli utenti per migliorare la comunicazione tra macchine e esseri umani.

Sono 1.200 i brevetti nell’ambito della cybersecurity, incluso uno relativo a una tecnologia che permette ai sistemi di intelligenza artificiale di cambiare le carte in tavola nei confronti degli hacker, attirandoli all’interno di scambi e-mail e di siti web con l’obiettivo di far sprecare loro risorse e vanificare gli attacchi o le e-mail di “phishing”.

Gli inventori Ibm hanno brevettato anche innovazioni significative in settori emergenti come quelli dell’informatica quantistica, incluso un modo nuovo per migliorare la capacità del computer di acquisire e archiviare informazioni – chiamato “signal readout fidelity.” Questo metodo aumenta l’efficienza dei componenti necessari a realizzare un sistema di informatica quantistica.

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