DECRETO DEL FARE

Ict: 2,5 miliardi di incentivi per le Pmi

Un emendamento al Decreto del Fare estende agli investimenti in hardware, software e tecnologie digitali i finanziamenti e i contributi a tasso agevolato per le piccole e medie imprese. La dotazione iniziale incrementabile sino a 5 miliardi. Approvato anche un odg per il ripristino dei fondi alla banda larga

Pubblicato il 06 Ago 2013

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Il Decreto del Fare vara finanziamenti e agevolazioni pubblici per le Pmi che acquistano servizi e prodotti informatici: hardware, software e tecnologie digitali. E’ il risultato di un emendamento approvato ieri sera, con un rush finale, alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio del Senato, dopo che lo stesso era stato bocciato alla Camera.

E’ una modifica al comma 1 dell’art. 2 del Decreto ed è a firma del senatore Ceroni: Al comma 1, sostituire le parole: «per l’acquisto anche mediante operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo», con le seguenti: «per gli investimenti, anche mediante operazioni di leasing finanziario, in macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché per gli investimenti in hardware, in software ed in tecnologie digitali».

Le agevolazioni valevano quindi prima solo per “macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo”, cosa che aveva sollevato la reazione di esperti e addetti ai lavori del settore informatico.

In sostanza il traguardo ottenuto ieri equivale a riconoscere l’importanza degli investimenti in Ict per lo sviluppo del sistema produttivo italiano.

I finanziamenti e i contributi a tasso agevolato sono riservati alle Pmi e veicolati dalla gestione separata di Cassa Depositi e Prestiti attraverso una dotazione iniziale di 2,5 miliardi di Euro incrementabili sino a 5 miliardi. Le Pmi quindi potranno attivare linee di finanziamento a tasso agevolato, garantite per l’80% del loro ammontare dal Fondo di garanzia per le PMI istituito con la legge 662/1996. Ciascuna Pmi potrà ottenere, anche con più piani di finanziamento, sino a un massimo di 2 milioni di Euro. La misura entra in vigore con la pubblicazione in Gazzetta e cesserà i suoi effetti il 31 dicembre del 2016.

Il tutto, ovviamente, salvo (improbabili) sorprese nell’iter del Decreto, che domani torna alla Camera.

“E’ difficile stimare gli effetti di questo provvedimento sul mercato IT, ma una cosa è certa: il pallino, a questo punto, deve passare in mano ai vendor. I quali dovranno mettere in piedi un’azione di prevendita finalizzata a incentivare la presentazione di piani di finanziamento da parte delle Pmi”, dice al Corriere delle Comunicazioni Paolo Colli Franzone, dell’osservatorio Netics.

Franzone stima gli effetti della novità sul mercato IT nazionale: “soprattutto, potrebbe essere la volta buona per piattaforme di e-commerce e di Crm. Ma anche per le piattaforme Erp da proporre in sostituzione di un parco installato di software gestionale aziendale ai limiti dell’obsolescenza. Buone anche le chances per i produttori di server green e più in generale di apparecchiature a basso impatto ambientale, capaci di sostituire vecchi apparati energivori”.

Applausi anche da associazioni del settore. “Si tratta di un emendamento che avevamo proposto come Associazione Stati generali dell’Innovazione insieme a IWA, grazie ad una consultazione pubblica in rete realizzata nelle settimane successive all’emissione del decreto”, dice al nostro sito Giuseppe Iacono, di Stati generali dell’innovazione.

“E’ un passo importante perché rende esplicita la possibilità di acquisto di apparecchiature informatiche e soluzioni software, applicazioni Web ed equipara l’innovazione attraverso le tecnologie digitali a tutti gli altri interventi di innovazione industriale. E’ un atto importante dal punto di vista pratico, perché permette l’accesso al finanziamento anche nei casi di innovazione digitale. Ma ha anche un valore simbolico per il nostro Paese: si accetta l’idea che le tecnologie digitali sono motore di innovazione industriale e produttiva. E che la produzione può essere anche digitale”, continua Iacono.

Intanto, oggi in Senato approvato un ordine del giorno, “che impegna il Governo a ripristinare i fondi del Piano Nazionale banda larga ed evitare così ogni ulteriore rinvio nell’eliminazione del digital divide”. Lo rende noto il senatore Andrea Marcucci (Pd), presidente della Commissione cultura a Palazzo Madama, e prima firmatario del testo passato nel corso della votazione dell’aula sul decreto del Fare.

“Alla Camera è saltato un finanziamento di 20,75 milioni per l’abbattimento del digital divide al Centro Nord – dice il parlamentare – un taglio che rischia di allontanare la copertura con banda larga in un’area del Paese particolarmente strategica. Il Parlamento con il suo voto chiede all’esecutivo un rapido reintegro”, conclude il senatore.

https://twitter.com/AlessLongo

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