IL RAPPORTO

Idc: “Mobilità priorità delle aziende europee, ma non c’è il budget”

Lo studio sull’enterprise mobility in Ue: il 70% è consapevole della sfida, e ha l’obiettivo di rendere mobile il 40% della forza lavoro entro il 2015: “Ma si deve accelerare sull’implementazione tecnologica, superando i limiti organizzativi e di disponibilità”

Pubblicato il 04 Mar 2015

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Il 70% delle aziende europee considera la mobility un’alta priorità. Ma nonostante questo molte organizzazioni stanno procedendo ancora a rilento con l’implementazione tecnologica. E’ quanto emerge dall’ultimo studio sull’enterprise mobility condotto da Idc su scala europea, che ha coinvolto nell’ultima parte del 2014 un migliaio tra Cio e IT manager di diversi Paesi, per monitorare il grado di qualità e maturità delle iniziative aziendali che abbracciano i device mobili.

“Questo sta a significare – spiegano da Idc – che per molte aziende del vecchio continente l’approccio all’enterprise mobility è ancora nel pieno della fase organizzativa e focalizzato su questioni come la reingegnerizzazione dei processi, la data privacy, la compliance e la sicurezza. Tuttavia, considerato che le stesse aziende prevedono di rendere mobile il 40% della forza lavoro entro la fine del 2015, si prevede un’accelerazione dei lavori e quindi un superamento dello stadio organizzativo già nei prossimi mesi”.

Il ritardo, secondo quanto rilevato da Idc, rispecchia “un atteggiamento tipico delle aziende europee, più caute nei confronti delle nuove tecnologie rispetto alle realtà nordamericane, e rallentate spesso da impianti normativi complessi e da una struttura decisionale aziendale più gerarchica”.

Quanto a Byod e Cyod, la cui diffusione si è fermata a circa la metà delle aziende intervistate, lo studio evidenzia che la consumerizzazione non è più una delle criticità nei progetti di enterprise mobility europei: un dato in linea con quanto emerso un anno fa in un’analoga survey. “Per i Cio – sottolineano da Idc – è diventato prioritario servirsi della mobilità per rendere più agili i flussi di lavoro e le figure aziendali”.

Nel capitolo criticità figurano sempre la sicurezza, “soprattutto a fronte di molte variabili da considerare (più sistemi operativi mobili, più lavoratori mobili, più applicazioni mobili e contenuti, più minacce specifiche rivolte a questi dispositivi)” e la gestione a livello architetturale della mobilità. “Integrare device e app mobili con l’architettura desktop e l’infrastruttura IT e di comunicazione resta difficile – spiega la nota – soprattutto per le multinazionali dotate di tecnologie frammentate e ridondanti, magari gestite attraverso differenti operatori tlc. A complicare le cose concorre la velocità di innovazione con cui evolve tutto il settore mobile”.

Se è vero che la funzione IT ha compreso l’importanza strategica della mobility, spiegano in conclusione da Idc, “limiti organizzativi e di budget stanno ancora rallentando le iniziative”.

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