L'INTERVISTA

Mollicone: “Un manifesto sulla sovranità digitale per far ripartire l’Italia”

Il deputato Fdi e responsabile nazionale Innovazione: “Siamo al lavoro su un documento e su una proposta di legge che possa riformare complessivamente il sistema delle politiche dell’innovazione. Tutela costituzione per l’identità digitale e per il diritto ad essere connessi”

Pubblicato il 07 Dic 2020

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Abilitare processi che vadano nella direzione di garantire una sovranità tecnologica all’Italia e all’Europa. Fratelli d’Italia è al lavoro su un manifesto e su una proposta di legge ad hoc. Federico Mollicone,  responsabile nazionale Innovazione di Fratelli d’Italia, capogruppo in commissione VII, componente della commissione di Vigilanza Rai, spiega a CorCom i punti chiave dell’iniziativa.

Credits: Lorenzo Poli
Mollicone, da cosa nasce l’esigenza di un manifesto sulla sovranità digitale?

Fratelli d’Italia sta lavorando all’elaborazione di un manifesto per la sovranità digitale e una proposta di legge che possa riformare complessivamente il sistema delle politiche dell’innovazione in Italia. Di fronte alle sfide della contemporaneità l’Italia ha un limitato numero di strumenti normativi e operativi. L’Italia e l’Europa hanno un ritardo decennale rispetto le “superpotenze” digitali. L’intelligenza artificiale, il diritto ad essere connessi e gli altri diritti digitali, il quantum computing, l’etica degli algoritmi e del loro processo di sviluppo, il sostegno all’impresa innovative, la necessità di una sempre più stretta connessione fra ricerca e impresa, il ruolo dello Stato, una più incisiva web tax: sono temi che il Parlamento deve affrontare e Fratelli d’Italia sarà in prima linea su questo aspetto. La sovranità digitale è – e sarà – il punto chiave degli anni a venire. Fratelli d’Italia promuoverà una linea chiara per l’innovazione e il digitale. Siamo stati la prima forza politica a proporre in atti parlamentari la definizione di “sovranità digitale”, ancor prima del pacchetto europeo sulla sovranità tecnologica

Quali saranno i pilastri di questo documento?

Come visione generale, la questione valoriale ed etica che riguarda l’interezza del provvedimento. Innanzitutto, il rinnovo complessivo dell’ordinamento sui temi del digitale, che possa posizionare l’Italia in avanguardia rispetto le altre nazioni. In particolare, richiederemo una modifica costituzionale per introdurre la tutela dell’identità digitale e del diritto ad essere connessi. Ormai lo spettro personale si sviluppa nelle reti come in una piazza pubblica. Proporremo, inoltre, una normazione complessiva degli algoritmi e del loro sviluppo. Un tema, quello dell’eticità degli algoritmi, emerso anche dalle riflessioni di Monsignor Paglia e dalla Pontificia accademia per la Vita.

Qualche esempio?
Penso anche alla regolamentazione delle piattaforme digitali che, fin troppo spesso, con regole opache e modalità arbitrarie, cancellano contenuti e account anche giornalistici, ai limiti della censura. Chiederemo, inoltre, una riforma complessiva del sistema delle politiche pubbliche per l’innovazione, come votato dal parlamento stesso nelle premesse della mozione di Fdi sull’indice Desi, e richiesto dalla Corte dei Conti. In molte nazione europee è prevista un’Autorità delegata specifica, una sorta di “Cyber czar”, per il miglioramento complessivo dell’architettura del digitale e della cybersicurezza. Proporremo la costituzione di parchi tecnologici sul modello americano e tedesco, come già previsto da un nostro ordine del giorno approvato, che possano garantire una forte intraprendenza  dello Stato nei confronti del sistema dell’innovazione e, in particolare, dell’impresa innovativa.

Fdi è critica sull’operato del governo sul fronte innovazione: a suo avviso su quali comparti strategici bisogna intervenire prioritariamente?

La debolezza delle politiche per la digitalizzazione, evidenziata dal basso gradino in cui si trova l’Italia nell’indice Desi, che misura l’attuazione dell’Agenda Digitale, va superata con un cambio di paradigma. Non sappiamo esattamente cosa abbia innovato il ministro Pisano. In legge di bilancio, nonostante sia presente un titolo in cui è presente il tema “innovazione” le proposte sono inesistenti.  Abbiamo presentato emendamenti per la costituzione di un fondo per la sicurezza cibernetica, per l’istituzione di un credito d’imposta per gli investimenti in sicurezza informatica, per migliorare le condizioni di chi investe nelle startup incentivando l’investimento sul rischio garantendo la detrazione di parte degli investimenti, per un miglioramento della normativa sulle imprese creative, le “start up culturali”, che in legge di bilancio è ad oggi vaga, estendendo inoltre il Fondo previsto anche alle associazioni culturali.

In questo senso le risorse del Recovery Fund possono accelerare i processi di trasformazione digitale?

Certo, ma ancora non conosciamo l’entità dei progetti e anche nel corso della sua audizione in parlamento il ministro Pisano è stato vago. Eserciteremo vigilanza.
C’è tanto ancora da fare sulla banda larga, sulla connettività, sulla sicurezza cibernetica delle Pmi, sulla formazione digitale, sulla digitalizzazione della scuola, sulla ricerca e sviluppo. Grazie a Fratelli d’Italia è stata introdotta la “parlamentarizzazione” del dibattito sulle politiche di digitalizzazione, anche in funzione dei progetti da sottoporre alla Commissione europea per i fondi del Recovery plan, con meccanismi di misurazione specifici. Riconosciamo, infatti, che la struttura che sarà costituita, di tecnici senza responsabilità politica, è ai limiti dell’autocrazia.

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