“La robotica può salvare l’economia mondiale?”. È stato questo l’interrogativo che ha guidato il workshop bilaterale Italia-Giappone, ospitato a Tokio dall’Università Waseda e promosso dall’Ambasciata Italiana in Giappone, dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e da St Microelectronics.
Per l’Italia era presente una delegazione composta da Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, l’onorevole Maria Chiara Carrozza, docente in bioingegneria, già ex ministro dell’istruzione, università e ricerca, e da Cecilia Laschi e Nicola Vitiello, rispettivamente docente in bioingegneria e ricercatore nell’ateneo superiore pisano. Del gruppo hanno fatto parte anche Alessandro Cremonesi di St Microelectronics e Marco Vivarelli dell’Università Cattolica.
L’edizione di quest’anno ha avuto come obiettivo quello di capire qual è l’impatto che il settore della robotica potrà avere nei prossimi anni sull’economia, attraverso la ricerca accademica, le start-up, le industrie.
Molti gli interrogativi a cui si è cercato di dare una risposta concreta. Come la pervasiva distribuzione di robot nella società cambierà la qualità della nostra vita, se sarà possibile trasformare problematiche come l’invecchiamento della popolazione in un’opportunità per ristrutturare il sistema di welfare e quale sia il modello di sviluppo da seguire. Per l’edizione 2015 del workshop, che dal 2000 sancisce la forte cooperazione ventennale tra l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università Waseda, si è dunque scelto un tema particolarmente sentito e discuso da economisti, sociologi e ricercatori del settore.
La discussione ha infatti visto protagonisti accademici e rappresentanti italiani e giapponesi del mondo delle imprese, in particolare delle aziende start-up. Proprio gli economisti dei due paesi hanno analizzato nei loro interventi il problema degli effetti che queste tecnologie e i prodotti del futuro avranno sui tessuti produttivi e sui mercati del lavoro, suggerendo che l’introduzione massiccia della robotica potrebbe non avere i temuti effetti indesiderati sull’occupazione, a patto che il fenomeno sia compreso, anticipato e ben governato.
“I robot, come ad esempio quelli indossabili, potranno assisterci in molte attività di vita quotidiana sollevandoci da sforzi fisici e cognitivi, quando e se necessario – sottolinea Maria Chiara Carrozza -. Ci aiuteranno nel cammino, rendendo questo compito meno faticoso e permettendoci così una maggiore attività fisica, che ci consentirà di invecchiare meglio, con conseguenti minori costi per il sistema sanitario-assistenziale”.