IL CASO

Il giallo della banda ultralarga, Starace “compare” e “scompare” a Palazzo Chigi

Previsto per oggi l’incontro con il governo, ma l’Ad di Enel “misteriosamente” avvistato in mattinata non avrebbe mai varcato la soglia. Qualcosa è andato storto?

Pubblicato il 21 Ott 2015

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L’amministratore delegato di Enel Francesco Starace è a Palazzo Chigi. Contrordine, l’Ad di Enel non è a Palazzo Chigi. Le agenzie di stampa hanno battuto stamani entrambe le notizie. Eppure una delle due è falsa. Evidentemente la prima, vista la sfilza di smentite a distanza di poche decine di minuti l’una dall’altra.

Gatta ci cova. L’incontro fra il premier Matteo Renzi e il numero uno della energy company – su cui si sono accesi i riflettori in merito al “dossier” ultrabroadband – era in effetti previsto o quantomeno annunciato per oggi, dopo quello avvenuto lunedì con il numero uno mondiale di Vodafone Vittorio Colao e con l’Ad italiano Aldo Bisio. Un incontro, quello con Starace, mirato a fare il punto sul ruolo che Enel potrebbe assumer nella partita ultrabroadband. L’azienda capitanata da Starace ha già annunciato da tempo che il proprio piano per la posa della banda larga sarà operativo entro fine anno. E le ultime voci danno la società quotata come “partner” degli Olo (Vodafone, Wind e Fastweb), sempre che non trovi un accordo con Telecom Italia. Sul da farsi ha deciso di stringere il cerchio il governo, riconvocando i protagonisti della “vicenda”, anche perché l’esecutivo vuol mantenere fede all’impegno di lanciare entro fine anno le prime gare per l’assegnazione delle risorse pubbliche destinate alle aree grigie e bianche.

Non solo: il deal Telecom Italia-Metroweb (in campo Cassa depositi e Prestiti attraverso il Fondo strategico Italiano, azionista al 46,2% della società della fibra milanese, il 53,8% è del fondo F2i) su cui era calato il sipario la scorsa primavera è tornato per l’ennesima volta alla ribalta. Il “dialogo” è ripreso ma pare che la società capitanata da Giuseppe Recchi e Marco Patuano abbia rincarato la dose: per sugellare l’intesa ora vuole il 60% di maggioranza subito e l’opzione a rilevare il 40% in fase successiva. In attesa di saperne di più – e la saga potrebbe durare ancora a lungo, visto il pregresso – Enel potrebbe diventare il deus ex machina. Per la società si starebbe profilando un ruolo differente rispetto a quello di soggetto “posatore” della fibra spenta. Se Vodafone e Wind garantissero l’accensione commerciale dell’infrastruttura ecco che da player passivo Enel si trasformerebbe in player chiave. Di questo dovevano discutere oggi Renzi, o chi per lui, e Starace, ma l’annunciato incontro non si è tenuto. Come mai? La squadra di governo non è coesa sul da farsi? Ci sarà lo zampino di Franco Bassanini? Di Raffaele Tiscar? Di Antonello Giacomelli? Oppure semplicemente i nodi non si sono ancora sciolti per capire quale sia il ruolo di Enel?

Il vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, Raffaele Tiscar, ritiene fondamentale il ruolo dello Stato: “La consultazione pubblica per l’aggiornamento della mappa della disponibilità di servizi di connettività a banda larga e ultra larga ha dimostrato che con i soli operatori non si va da nessuna parte. Non basta l’effetto annuncio degli operatori che in un’area coprono solo alcuni palazzi, non era questo lo scopo del Governo”. Da parte sua Franco Bassanini che da presidente di Cdp è diventato consigliere speciale di Palazzo Chigi per la diffusione della banda larga vede di buon grado la discesa in campo della energy company. “Il coinvolgimento di Enel nel piano per la banda ultralarga potrebbe aumentare le risorse a disposizione del governo perché ridurrebbe i costi”, ha detto in occasione della convention EY a Capri. E sul destino di Metroweb ha detto che “la società è aperta ad accordi con chi ci può stare, cercando di realizzare le condizioni migliori per un contributo alla realizzazione del piano del governo, nell’ambito di piani finanziari sostenibili”, aggiungendo che “quello che avverrà dipenderà dagli operatori”. Antonello Giacomelli, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, sulla riapertura del dossier Telecom Italia- Metroweb ha detto: “Non vedo nulla di nuovo. La nostra prerogativa è fare la nostra parte. Poi come si organizzano gli operatori è un problema loro”.

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