L'ANALISI

In house, Mariano Corso: “Non snaturare la mission IT”

Il docente del Polimi e direttore scientifico di P4i sull’accordo tra Governo-Regioni-Comuni: “Il rischio è che le società siano spinte verso aggregazioni con realtà che non si occupano di digitale per evitare la tagliola”. La sfida? “Valorizzare il ruolo di collante tra territori e Stato”

Pubblicato il 17 Mar 2017

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“L’accordo trovato tra Governo-Regioni e Comuni sulle in house rischia di determinare uno snaturamento della missione di queste società, soprattutto quelle dell’IT”. Mariano Corso, docente di Leadership and innovation al Politecnico di Milano e direttore scientifico di P4i-partners for innovation, boccia l’intesa che mette la tagliola su 3mila in house, tra cui quelle dell’innovazione.

A preoccupare Corso soprattutto la “costrizione” all’aggregazione. “C’è il rischio che alcune società, per evitare la tagliola – spiega l’esperto – decidano di aggregare, incorporando anche società pubbliche che si occupano di altro, per evitare di scomparire. D’altronde è già successo con l’operazione LazioCrea, la nuova società della Regione Lazio, che ha unito Lait (attiva nell’Ict) e Lazio Service (nei servizi). Due aziende pubbliche che svolgevano attività molto diverse tra loro e per le quali l’integrazione non funziona: le strategie dei servizi Ict non possono essere le stesse che per altri tipi di servizi”.

“Stesso discorso – prosegue Corso – per Lombardia Informatica che ha inglobato la centrale di acquisti della Regione. Ma non funziona così: comprare Ict non è uguale a comprare altri beni. In questo modo si snatura la caratteristiche stessa delle in house Ict, con impatti negativi sui processi di digitalizzazione dei territori”.

La sfida è dunque quella di valorizzare la missione IT di queste aziende. “Le in house costituiscono una risorsa fondamentale al servizio di una corretta e coerente digitalizzazione del Paese. Le grandi sfide dell’Agenda Digitale non potranno attuarsi in assenza di un forte committment di Regioni e Province Autonome – puntualizza Corso – Le in house possono costituire non solo il braccio attuativo sul territorio, ma anche quell’elemento di coesione capace di favorire il raccordo tra diverse iniziative regionali e tra queste e l’azione del Governo e della Agenzia per l’Italia Digitale. Per svolgere questo ruolo le società in house si stanno attrezzando, adottando modelli organizzativi più efficaci con l’obiettivo di diventare un vero e proprio ponte tra le esigenze di innovazione e trasformazione digitale delle PA e le capacità ed opportunità tecnologiche presenti sul mercato”.

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