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Incognita Germania sulla web tax Ue, Berlino teme la “demonizzazione” di Google & co

Il ministro delle Finanze tedesco rassicura la presidenza austriaca e i big europei in vista dell’Ecofin di Vienna: avanti su una tassazione più “giusta”. Ma spunta un documento riservato in cui il governo vorrebbe fare marcia indietro per evitare una “non produttiva demonizzazione” dei colossi del digitale

Pubblicato il 05 Set 2018

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Sulla web tax europea la Germania dice di essere pronta ad allinearsi alla posizione di Francia, Italia e Austria e a dire sì alla formula proposta dalla Commissione Ue: prelievo del 3% sul fatturato dei gruppi dell’economia digitale che fatturano nell’unione più di 50 milioni di euro l’anno. Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha smentito così le affermazioni del Bild secondo cui starebbe valutando una posizione più soft e ha ribadito di essere convinto che sia possibile raggiungere un accordo all’interno dell’Ue per ottenere, il prima possibile, una maggiore equità fiscale, facendo pagare “il giusto” anche a colossi come Google, Amazon e Facebook sfuggiti finora alle aliquote cui sono soggette le grandi aziende del mondo offline.

Il quotidiano tedesco Bild, citando un documento confidenziale del ministero delle Finanze, ha scritto che Scholz avrebbe abbandonato il progetto di alzare le tasse sulle aziende digitali per evitare una “non produttiva demonizzazione” dei big di Internet. Questa marcia indietro viene interpretata come una sconfitta politica in quanto contraria alla posizione sostenuta in campagna elettorale dal partito di Scholz (i socialdemocratici della SPD) che hanno fatto della web tax un cavallo di battaglia. Ora la SPD è parte della coalizione di governo guidata dalla più conservatrice cancelliera Angela Merkel.

“Non abbiamo preso ancora nessuna decisione”, ha fatto sapere un portavoce del ministro Scholz. “Il dibattito è ancora in corso, sia tra i ministri delle Finanze dell’Europa sia tra i paesi del G7/G20. Il governo federale tedesco vuole assicurarsi che le aziende di Internet siano equamente tassate”.

La Germania non si è dimostrata finora entusiasta alla proposta di web tax della Commissione Ue che ha la Francia e l’Italia tra i maggiori sostenitori. La presidenza di turno austriaca è allineata con la posizione di Bruxelles e dei governi italiano e francese: nel meeting Ecofin del prossimo weekend a Vienna, l’Austria spingerà perché entro fine anno l’Ue approvi uno schema di web tax “comune”, pur se provvisorio, perché l’obiettivo ultimo è un accordo di scala globale. La presidenza austriaca inviterà i ministri delle Finanze Ue a non cedere alla “tentazione di agire unilateralmente”: undici paesi Ue sarebbero già pronti a procedere con la loro web tax nazionale.

L’Austria sostiene un approccio uniforme basato sulla formula della Commissione europea: sarebbero tassate solo le imprese con fatturato annuale globale di 750 milioni di euro e fatturato Ue annuale di almeno 50 milioni di euro; in totale sarebbero interessate circa 200 aziende attive in Europa. Sarebbe esclusa per ora la tassazione delle entrate e dei profitti che derivano dalla vendita di dati, un’ipotesi ventilata nei giorni scorsi dalla commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo .

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