Industria 4.0, Fabrizio Gea: “Hub digitali volàno per le Pmi”

Parla il responsabile nazionale del progetto Digital Innovation Hub: “Territori, università e imprese triade per accelerare sulla quarta rivoluzione. Diamo risposte efficaci ai bisogni delle aziende”. Fondi regionali e alleanze pubblico-privato per i finanziamenti. Via al primo centro in Piemonte

Pubblicato il 23 Gen 2017

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Una porta di accesso alle imprese che vogliono “convertirsi” a Industria 4.0. Questo è l’obiettivo dei competence center disegnati dal piano Calenda e che vedono il coinvolgimento di Confindustria che ha lanciato l’iniziativa “Digital Innovation Hub” – oggi il battesimo del primo centro in Piemonte – nell’ambito delle attività del gruppo tecnico Nuova Manifattura. Ne parliamo con Fabrizio Gea, presidente di Confindustria Canavese e delegato per l’Agenda Digitale di Confindustria Piemonte, di recente nominato responsabile nazionale del progetto.

Gea, come si inserisce il progetto Digital Innovation Hub all’interno del programma italiano per la smart manufaturing?

Il progetto ha l’obiettivo di creare una rete di “centri di competenza digitale” in grado di sviluppare servizi di orientamento, accompagnamento, studi di fattibilità e pre-analisi che consentano alle imprese di scegliere l’innovazione e applicarla in tempi e modi che ne consentano la massima valorizzazione sul piano tecnologico ed economico. Parti importanti del Piano Calenda per l’Industria 4.0, i Digital Innovation Hub rappresentano un modello snello e concreto di supporto innovativo alle imprese con un coinvolgimento bottom up di territori, università e centri di ricerca di eccellenza e costituiscono un asset strategico per la crescita e lo sviluppo economico e industriale del nostro Paese.

Ci sono, a vostro avviso, dei territori già pronti ad ospitare questi hub, magari per motivi storico-industriali?

Quello che ci ha positivamente sorpreso è che l’Italia tutta sta mostrando un forte interesse per Industria 4.0. Ovviamente il lavoro che stiamo facendo come Confindustria si va da innestare sul lavori già cominciati sui singoli territori, in rispetto del tessuto produttivo, dei modelli di produzione, delle competenze. Un esempio è il Piemonte, realtà che conosco bene. Il lavoro svolto in questi anni come Confindustria Canavese e ultimamente anche come Confindustria Piemonte, attraverso la delega assegnatami sull’agenda digitale ha consentito di intraprendere, ad esempio, un percorso culturale prima ancora che industriale, su uno dei territori che, a livello di innovazione tecnologica, ha fatto la storia: Ivrea.

Questi hub opereranno esclusivamente a livello regionale oppure immaginate sinergie extra-regionali se non addirittura extra-nazionali?

Considerando il fatto che è lo stesso piano Calenda a disegnare i centri a livello regionale, il lavoro di Confindustria prosegue su questa scia. Ci sono però regioni, che per loro stessa caratterizzazione produttiva, “sconfinano” nel senso che il distretto produttivo coinvolge più territori. In questo caso verranno strutturati più centri di competenza a livello regionale, proprio per mettere a valore questa specificità.

Gli hub sono anche il punto di incontro con università e centri di ricerca. Come verrà sviluppata questa collaborazione?

I centri sono una porta di accesso delle imprese alla manifattura digitale, all’interno dei quali avviare collaborazioni con tutti gli stakeholder coinvolti nel processo: dalle aziende più avanzate del territorio fino, appunto, a università e centri di ricerca. Il valore aggiunto che immaginiamo di poter sviluppare lì dentro è la sinergia tra bisogni e risposte efficaci.

Ci spieghi, nella pratica, cosa succederà negli hub.

È molto semplice: l’azienda interessata a Industria 4.0 arriva e ci chiede informazioni e valutazioni sul sui piano di sviluppo digitale. A quel punto viene messa in contatto con ricercatori, ma anche imprenditori. Che la accompagneranno nel processo di attuazione.

Si sono sollevate alcune critiche su come sono stati disegnati questi hub. Qualcuno crede che non siano altro che un modo per finanziare sottotraccia alcune università piuttosto che altre. Lei che idea si è fatto?

Sono polemiche sterili. Si tratta invece del frutto di una visione concreta d uno strumento al servizio delle aziende.

Restando ai finanziamenti, come si sosteranno gli hub?

I modelli sono diversi: al centro ci sono comunque i fondi regionali mentre cone le imprese del territorio si sono attivare anche forme di partnership pubblico-privato.

C’è il rischio che Industria 4.0 lasci indietro le Pmi, storicamente più refrattarie all’innovazione?

La grande sfida in capo agli hub è proprio questa: spingere le piccole e medie imprese verso la quarta rivoluzione industriale e trovare soluzioni a misura dei loro bisogni. È chiaro che una big company come Leonardo, ad esempio, non avrà bisogno di noi. Ma le aziende minori sì: ecco perché abbiamo avviato una collaborazione con Piccola Industria e il suo presidente, Alberto Baban.

Un tema fondante di Industria 4.0 sono le skill. Come verrà affrontato il tema?

Essendo fondante, va oltre le attività degli hub. Si tratta di un tema che Confindustria sta affrontando in maniera trasversale sui territori e dentro le aziende perché determina un salto generazionale e culturale che non coivolge solo Industria 4.0 ma il modo stesso di funzionare del sistema produttivo.

Si parla molto degli effetti della manifattura di quarta generazione sui posti di lavoro. Si teme un disastro sociale. Le che ne pensa?

Qualsiasi rivoluzione industriale provoca un riassetto in termini di occupazione. Ovviamente è presto per fare previsioni sui numeri. Quello che però possiamo fare, fin da subito, è investire su competenze e capitale umano.

Nelle prossime settimane apriranno vari centri. Ci può dire dove?

Si inizia con Torino, Cagliari, La Spezia, Venezia, Perugia, Pordenone, Napoli, L’Aquila e Catania. A livello regionale: Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Emilia Romagna.

Con che spirito porterà avanti il lavoro di responsabile nazionale degli digital innovation hub?

Industria 4.0 rappresenta una sfida cruciale per il sistema produttivo italiano Coordinare a livello nazionale i Digital Innovation Hub, oltre a rappresentare una nuova sfida è una grande responsabilità, poiché essi determineranno un processo di cambiamento che coinvolgerà in modo globale la crescita del nostro Paese e gli attori che vi operano, con l’obiettivo di promuovere un modello di sviluppo industriale basato su una nuova cultura e una nuova visione, la velocità digitale”.

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