Marcia indietro di Instagram. Dopo aver annunciato ieri una nuova versione della sua Privacy Policy e Condizioni di servizio, scatenando un mare di polemiche, oggi è intervenuto il co-fondatore, Kevin Systrom, per chiarire: “Non è nostra intenzione vendere le foto degli utenti”.
In un comunicato ufficiale, il top-manager ha scritto di “aver capito perfettamente che molti utenti sono confusi sul significato dei cambiamenti”. Proprio in conseguenza del feedback negativo degli iscritti al social network, “modificheremo specifiche parti delle Condizioni di servizio – ha assicurato Systrom – per rendere più chiaro a tutti cosa accadrà con le foto”.
Dalle notizie diffuse ieri emergeva infatti che, dal 16 gennaio 2013, data dell’entrata in vigore della nuova policy, le informazioni private di tutti gli utenti di Instagram sarebbero confluite in un unico database condiviso con Facebook, che ha acquisito la piattaforma dedicata allo scambio di foto a settembre scorso per 715 milioni di euro. Ma soprattutto risultava che il colosso fondato da Mark Zuckerberg avrebbe avuto la possibilità di vendere i diritti di tutte le foto pubbliche postate su Instagram ad altre società o organizzazioni, anche per scopi pubblicitari.
Nel documento odierno, il co-fondatore ha innanzitutto volute sgombrare il campo da equivoci proprio riguardo all’advertising. Sottolineando che “la pubblicità è uno dei molti modi in cui Instagram si auto-sostenta”, il manager ha spiegato: “Volevamo comunicare che ci piacerebbe sperimentare un advertising innovativo, invece è stato interpretato da molti come la vendita di foto degli utenti ad altri senza alcun compenso per gli autori. Non è vero e abbiamo sbagliato a usare un linguaggio così ambiguo”.
Systrom ha anche garantito di “non aver alcun progetto sull’utilizzo di fotografie degli utenti all’interno di inserzioni pubblicitarie”.
Per quanto riguarda i diritti d’autore, il co-fondatore ha sostenuto che la proprietà delle immagini fotografiche è di chi le ha scattate e l’azienda di Menlo Park “non rivendica alcun diritto sulle foto degli utenti”.
Sulla privacy, poi, “niente è cambiato riguardo al controllo che ha l’utente su chi può vedere le sue foto. Se si classificano come “private”, le potranno vedere solo le persone “approvate” dal fotografo stesso.
L’intervento di Systrom è stato letto come l’inevitabile contromossa alle proteste piovute ieri su Instagram e Facebook, con conseguenti chiusure in massa di account sul portale Internet di condivisioni di immagini. La rete si è scatenata attraverso migliaia di post, hashtag come #facebooksucks e #instafraud seguitissimi su Twitter e frasi indirizzate al social network, come “Vendi questo scatto vuoto, Zuckerberg“.
Non è il primo caso in cui giganti come Facebook e Google cercano di far passare nuove condizioni di utilizzo agli utenti con l’obiettivo di individuare nuovi canali di reddito. Il mese scorso il colosso di Zuckerberg aveva proposto cambiamenti nella governance e nelle privacy policies del sito, tra cui le politiche di uso dei dati e la sua dichiarazione di diritti e responsabilità. L’annuncio aveva destato la preoccupazione nell’ufficio dell’Irish Data Protection Commissioner (Dpc), organismo regolatorio per la privacy in Irlanda, e in altri movimenti Usa a tutela dei dati. Per far passare più agevolmente le proprie proposte e mettere a tacere le critiche, Facebook ha indetto un referendum tra gli utenti, che però è andato a vuoto per mancato raggiungimento del quorum.