LA CRISI DELLA CHIP COMPANY

Intel, salta la Gigafactory da 32 miliardi in Germania?



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L’azienda lavora a un piano che sarà sottoposto al cda entro fine mese: non basteranno i 15mila licenziamenti annunciati per risollevare le sorti, in vista la dismissione di attività non strategiche. E stando a indiscrezioni potrebbero essere pesantemente rivisti i piani di investimento in Europa

Pubblicato il 3 set 2024



chip, microelettronica, semiconduttori, elettronica

La costruzione della gigafactory di semiconduttori a Magdeburgo, in Germania, potrebbe essere in bilico. Secondo alcune indiscrezioni, Intel starebbe riconsiderando il maxi-investimento da 32 miliardi di dollari. Appena un anno e mezzo fa, il Cancelliere tedesco Olaf Scholz aveva esaltato questo progetto come il più grande investimento diretto estero nella storia del paese. La fabbrica avrebbe dovuto diventare un punto di riferimento per la produzione di semiconduttori, un settore in cui l’Europa è fortemente dipendente dall’Asia, consumando il 18% della domanda globale ma producendo solo l’8%.

Piani di ristrutturazione

Ora, però, Intel sembra attraversare un periodo di crisi che la costringe a rivedere i suoi piani. Il ceo Pat Gelsinger e altri dirigenti di punta dovrebbero presentare entro la fine del mese un piano di ristrutturazione al consiglio di amministrazione. Questo piano, secondo fonti ben informate, includerebbe la dismissione di attività non strategiche e un’ampia revisione delle spese in conto capitale. Tra le unità in vendita potrebbe esserci anche Altera, specializzata in chip programmabili, che Intel non è più in grado di finanziare con i suoi profitti, una volta considerevoli.

Tagli e dismissioni

Il piano di Gelsinger prevederebbe anche tagli significativi al personale, fino a 15mila licenziamenti, con l’obiettivo di ridurre i costi complessivi di circa 10 miliardi di dollari. I dettagli della proposta non sono ancora definitivi e potrebbero subire modifiche prima della riunione di metà settembre. Nonostante i tagli e le dismissioni, non è previsto al momento lo scorporo e la vendita dell’unità di produzione di chip a contratto, la cosiddetta foundry, a un potenziale acquirente come Taiwan Semiconductor Manufacturing (Tsmc).

Muro tra design e produzione

Già da inizio anno, Intel ha separato il business delle foundry da quello del design, riportando i risultati finanziari delle due unità separatamente. Questa divisione è stata creata per garantire che i clienti della divisione design non abbiano accesso ai segreti tecnologici dei clienti che utilizzano le fabbriche di Intel per la produzione dei loro chip.

La questione Altera e le incertezze sul futuro

Una delle mosse più discusse è la possibile vendita di Altera, acquisita da Intel nel 2015 per 16,7 miliardi di dollari. Altera, un produttore di Field-Programmable Gate Array (Fpga), potrebbe essere venduta a compagnie come Amd o Marvell, già clienti chiave di Tsmc. Se la vendita andasse in porto, una parte significativa degli ordini di Altera potrebbe essere reindirizzata al gigante taiwanese delle fonderie.

Tutto ciò lascia aperto il dubbio sul futuro della gigafactory di Magdeburgo. Se Intel decidesse di ridimensionare o addirittura abbandonare il progetto, sarebbe un duro colpo non solo per la Germania, ma per l’intera Europa, che vedeva in questo investimento un passo cruciale verso l’autosufficienza tecnologica nel settore dei semiconduttori.

Crisi interna e uscite di scena

La situazione è ulteriormente complicata dalle recenti difficoltà finanziarie di Intel e dal turnover nel consiglio di amministrazione. L’ex membro del consiglio Lip-Bu Tan ha recentemente lasciato la sua posizione, ufficialmente per riorganizzare le sue priorità, ma secondo fonti interne, la sua decisione sarebbe stata influenzata da disaccordi con Gelsinger e altri dirigenti, nonché da frustrazioni per la gestione aziendale e le strategie legate all’intelligenza artificiale.

Intel non ha commentato ufficialmente queste indiscrezioni.

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