LA TASK FORCE

Intelligenza artificiale, Advisory Body Onu: c’è anche l’italiano Paolo Benanti

I 38 esperti internazionali, nominati dal Segretario generale Antonio Guterres, si occuperanno di valutare rischi e opportunità e di definire una governance internazionale in vista del Summit del 2024

Pubblicato il 27 Ott 2023

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Prendono il via, con il primo incontro, i lavori del neonato Advisory Body, organo consultivo di alto livello sull’intelligenza artificiale istituito dall’Onu. L’organismo, che conta sul contributo 38 esperti internazionali fra cui l’italiano Paolo Benanti, professore Straordinario della Pontificia Università Gregoriana, ha il compito di sostenere gli sforzi della comunità internazionale nella governance dell’intelligenza artificiale.

Provenienti da contesti diversi come il settore privato, la comunità di ricerca, la società civile e il mondo accademico, i membri della rask force dovranno analizzare i rischi e le sfide, contribuire a mettere l’intelligenza artificiale al servizio degli obiettivi di sviluppo sostenibile e rafforzare la cooperazione globale sulla governance dell’intelligenza artificiale. Entro la fine del 2023 fornirà raccomandazioni preliminari mentre le raccomandazioni finali sono previste entro l’estate del 2024.

Governance globale per affrontare i rischi dell’AI

Secondo l’Onu “una governance coordinata a livello globale è l’unico modo per sfruttare l’IA per l’umanità, affrontandone al contempo i rischi e le incertezze, man mano che le applicazioni, gli algoritmi, le capacità di calcolo e le competenze si diffondono a livello internazionale”.
Il potenziale trasformativo dell’intelligenza artificiale è difficile persino da comprendere“, ha affermato Guterres in una nota. “E senza entrare in una serie di scenari apocalittici, è già chiaro che l’uso dannoso dell’intelligenza artificiale potrebbe minare la fiducia nelle istituzioni, indebolire la coesione sociale e minacciare la democrazia stessa”.

Da quando OpenAI ha lanciato ChatGpt lo scorso anno, l’interesse per la nuova tecnologia si è diffuso in tutto il mondo, portando i ricercatori sull’intelligenza artificiale a sollevare preoccupazioni sui cosiddetti “rischi per la società”. E così, mentre molti governi stanno lavorando per formulare leggi per regolare la diffusione dell’intelligenza artificiale, ricercatori e legislatori hanno chiesto una collaborazione globale.

I membri della task force

Anna Abramova, direttrice dell’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca (Mgimo)-Centro universitario AI; Omar Sultan Al Olama, Ministro aggiunto per l’Intelligenza Artificiale degli Emirati Arabi Uniti; Latifa Al-Abdulkarim, membro del Consiglio della Shura (Parlamento saudita), professore assistente di informatica presso l’Università King Saud; Estela Aranha, Consigliere Speciale del Ministro della Giustizia e della Pubblica Sicurezza, Governo Federale del Brasile; Carme Artigas, Segretario di Stato per la Digitalizzazione e l’Intelligenza Artificiale della Spagna; Ran Balicer, chief Innovation Officer e Vicedirettore generale di Clalit Health Services Israel; Paolo Benanti, professore Straordinario della Pontificia Università Gregoriana; Abeba Birhane, consulente senior per la responsabilità dell’intelligenza artificiale presso la Mozilla Foundation; Ian Bremmer, presidente e Fondatore di Eurasia Group; Anna Christmann, coordinatrice Aerospaziale del Governo Federale Tedesco; Natasha Crampton, responsabile dell’intelligenza artificiale presso Microsoft; Nighat Dad, direttore esecutivo della Digital Rights Foundation Pakistan; Vilas Dhar, presidente della Fondazione Patrick J. McGovern; Virginia Dignum, professoressa di Intelligenza Artificiale Responsabile all’Università di Umeå; Arisa Ema, professore associato presso l’Università di Tokyo; Amandeep Singh Gill, inviato del Segretario generale delle Nazioni Unite per la tecnologia; Mohamed Farahat, consulente legale e vicepresidente del Mag del Nord Africa Igf; Wendy Hall, Regius Professor di Informatica presso l’Università di Southampton; Rahaf Harfoush, antropologo digitale; Hiroaki Kitano, Cto di Sony Group Corporation; Haksoo Ko, presidente della Commissione per la protezione delle informazioni personali della Repubblica di Corea (Pipc); Andreas Krause, professore all’Eth di Zurigo; James Manyika, vicepresidente senior di Google-Alphabet, presidente per la ricerca, la tecnologia e la società; Maria Vanina Martinez Posse, Ramon e Cajal Fellow presso l’Istituto di ricerca artificiale (IIIA-Csic); Seydina Moussa Ndiaye, docente presso l’Università digitale Cheikh Hamidou Kane; Mira Murati, Chief Technology Officer di OpenAI; Petri Myllymaki, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Helsinki; Alondra Nelson, professore di Harold F. Linder presso l’Institute for Advanced Study; Nazneen Rajani, responsabile della ricerca presso Hugging Face; Craig Ramlal, capo del gruppo Sistemi di controllo presso l’Università delle Indie Occidentali a St. Augustine; He Ruimin, responsabile dell’intelligenza artificiale e vicedirettore della tecnologia digitale, governo di Singapore; Emma Ruttkamp-Bloem, professoressa all’Università di Pretoria; Sharad Sharma, cofondatore della Fondazione iSpirt; Marietje Schaake, direttrice delle politiche internazionali presso il Cyber Policy Center dell’Università di Stanford; Jaan Tallinn, cofondatore del Centro di Cambridge per lo studio del rischio esistenziale; Philip Thigo, consigliere del governo del Kenya; Jimena Sofia Viveros Alvarez, capo dello staff e capo consulente legale della giustizia Loretta Ortiz presso la Corte Suprema messicana; Yi Zeng  professore e direttore del laboratorio di intelligenza artificiale cognitiva ispirata al cervello, Accademia cinese delle scienze; Zhang Linghan, professore presso l’Istituto di diritto dei dati, Università cinese di scienze politiche e diritto.

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