IL REPORT

Intelligenza artificiale, ancora basso l’impatto sul business. Mancano le skill

Secondo lo studio realizzato dal Mit Smr insieme a Bcg Gamma e Bcg Henderson Institute, la maggior parte delle aziende ancora non riesce ad estrarre valore dalle tecnologie 4.0. Cruciale formare personale “in house”

Pubblicato il 28 Ott 2019

intelligenza-artificiale

Dopo un lungo periodo di progressi, l’intelligenza artificiale (Ai) è ora pronta a diventare una significativa fonte di valore per molte aziende. Tuttavia, per molti manager rimane la preoccupazione per i rischi legati all’inserimento della nuova tecnologia nella strategia aziendale. Come rivelato dal nuovo studio del Mit Sloan Management Review (Mit Smr) con Bcg Gamma e Bcg Henderson Institute “Winning With Ai: Pioneers Combine Strategy, Organizational Behavior, and Technology”, le aziende sottovalutano ancora il potere dell’Ai.

L’analisi si basa su un sondaggio rivolto a oltre 2.500 dirigenti e diverse interviste approfondite con i maggiori esperti del settore. I dati raccolti rivelano che nove dirigenti su dieci sono d’accordo sul fatto che l’Ai rappresenta un’opportunità di business per la loro azienda. Sette aziende su dieci hanno registrato un impatto minimo o nullo derivante dall’uso dell’intelligenza artificiale, nel 90% delle aziende che hanno investito in questo tipo di soluzioni, meno di due su cinque riferiscono di aver ottenuto vantaggi commerciali dall’Ai negli ultimi tre anni. Nel 2019, il 45% degli esperti ha affermato di aver percepito qualche forma di rischio legata all’Ai – indice in aumento rispetto al 37% del 2017.

Lo studio sottolinea quanto, per chi si trova alla guida di un’azienda, sia urgente sciogliere alcuni nodi legati all’adozione dell’Ai. Mentre alcune aziende hanno chiaramente capito come avere successo, la maggior parte di loro ha ancora difficoltà a generare valore con questa tecnologia. Per tracciare un percorso è urgente trovare un metodo che permetta alle aziende di sfruttare le opportunità offerte dall’Ai gestendone i rischi e riducendo al minimo le complessità.

Cinque approcci organizzativi per sfruttare l’Ai

Il rapporto dimostra che le imprese che hanno tratto valore dall’uso dell’Ai applicano cinque approcci organizzativi distinti. Eccoli:

Inseriscono le strategie di Ai nella business strategy. L’88% degli intervistati che ha riportato un positivo impatto di business grazie all’Ai l’ha integrata nella strategia digitale complessiva

Allineano le iniziative di Ai Ai processi di trasformazione aziendale più rilevanti. Per generare valore i manager devono cercare e integrare i dati relativi all’Ai all’interno delle differenti funzioni e strutturare delle collaborazioni cross-funzionali

Per implementare l’Ai affrontano grandi cambiamenti, spesso rischiosi, che danno priorità alla crescita dei ricavi rispetto alla riduzione dei costi. Gli intervistati che segnalano solo riduzioni dei costi come risultato dell’Ai sono meno ottimisti nel realizzare ulteriori risparmi rispetto a coloro che hanno visto aumentare le entrate. Solo il 44% di coloro che hanno avuto riduzioni dei costi si aspettano gli stessi risultati nei successivi cinque anni, mentre il 72% degli intervistati che hanno visto la crescita dei ricavi tendono a prevedere che il successo continuerà nello stesso periodo.

Allineano la produzione di Ai con il suo consumo. Oltre a configurare gli strumenti, i sistemi e i processi di distribuzione dell’Ai, assicurano che gli utenti aziendali possano utilizzare soluzioni Ai e misurarne il valore.

Evitano la “trappola tecnologica” e investono nel talento. Le aziende che hanno riportato valore dall’Ai riconoscono che questo non sia solo un’opportunità tecnologica, ma anche un’iniziativa strategica che richiede investimenti in talenti, dati e cambiamenti di processo. Le aziende con iniziative di Ai sviluppate sotto la supervisione del Cio (Chief Information Officer), tuttavia, hanno quasi il 50% di probabilità in meno di vederci un valore.

Rimane aperta la questione talenti

Fabrizio Pessina, Managing Director e Partner di Bcg, commenta: “Mentre i business leader sviluppano la strategia Ai, la questione talenti è un problema complesso senza risposte semplici. Le competenze della forza lavoro di domani devono differire notevolmente da quelle di oggi, non solo per il numero relativamente minore di lavoratori che sviluppano soluzioni di Ai, ma soprattutto per il numero molto maggiore di lavoratori che in futuro utilizzeranno le soluzioni di Ai direttamente o indirettamente”.
L’analisi del rapporto sulla formazione dei talenti rivela che il 65% degli intervistati riferisce di aver ottenuto un valore commerciale dall’Ai utilizzando un approccio diversificato: creare team interni piuttosto che affidarsi a fornitori esterni; selezionare e importare talenti con esperienza Ai per ruoli di leadership tecnica; formare i talenti esistenti per diffondere l’alfabetizzazione all’Ai e la comprensione di come gestirla.

“L’Ai rappresenta una grande opportunità strategica ma anche un rischio importante se le aziende non agiscono in modo ponderato. Il divario tra i vincitori e i perdenti è già presente ed è destinato a crescere negli anni a venire. Ma per ottenere valore dall’Ai, la tecnologia e gli algoritmi non sono sufficienti: le aziende devono integrare seriamente la practice nella loro strategia e nei loro processi di core business. Ciò è spesso molto più difficile della tecnologia Ai stessa, dal momento che questa richiede un nuovo modo di lavorare che è totalmente diverso da altre tecnologie”, conclude Pessina.

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