WORLD ECONOMIC FORUM

Internet economy: nel 2016 varrà 4.200 mln di dollari

Secondo lo studio Google-Bgc presentato al World Economic Forum di Davos, il driver della crescita nel G20 è la comunità attiva online che salirà a quota 3 mld pari al 45% della popolazione mondiale

Pubblicato il 27 Gen 2012

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4.200 miliardi di dollari. Tanto varrà la Internet economy nei Paese del G-20 entro il 2016 secondo lo studio di Google e Boston Consulting Group (Bcg,) presentanto in occasione del World Economic Forum di Davos. “The Digital Manifesto: How Companies and Countries Can Win in the Digital Economy” – questo il nome del report – spiega che il driver principale della crescita è legato all’aumento della popolazione attiva online che passerà dagli 1,9 miliardi del 2010 a circa 3 miliardi nel 2016 (il 45% dell’intera popolazione mondiale).

“Lo sviluppo dei mercati emergenti, la diffusione dei device mobili, soprattutto degli smartphone, e dei social media stanno accrescendo l’impatto economico di internet – si legge nello studio – Le aziende si trasformeranno profondamente nel corso dei prossimi cinque anni, è quindi necessaria un’azione congiunta da parte di imprese e Paesi, che raccomandi la creazione di un ‘digital balance sheet’ e offra un’agenda per i ceo e i decisori politici per costruire un vantaggio digitale”.

“Nessuna compagnia o Paese può permettersi di ignorare questa crescita. Ogni azienda ha bisogno di andare verso il digitale – ha sottolineato David Dean, co-autore del report e senior partner di Bcg, presentano il lavoro – Il ‘nuovo’ internet non è più prevalentemente accessibile dall’occidente, ora è globale, ubiquo e partecipativo”. “Comprendere il potenziale economico del Web dovrebbe essere una priorità per i leader”, gli ha fatto eco Patrick Pichette, Cfo di Google.

I consumatori hanno già cominciato a capire lo straordinario valore di Internet: nel G-20, 1.300 miliardi di dollari di prodotti vengono cercati online prima di essere acquistati offline; volume che rappresenta il 2,7% del Pil o più di 3.000 di dollari per ogni famiglia collegata.

E anche le aziende che usano intensamente il Web – compresi i social media – per vendere e interagire con i propri clienti e fornitori crescono più velocemente rispetto a quelle che non lo fanno. Negli ultimi 18 mesi, Bcg ha monitorato oltre 15 mila Pmi in tutto il mondo. Negli Usa, le aziende con una presenza media o alta su internet prevedono una crescita del 17% nei prossimi tre anni, rispetto al 12% di altre compagnie. Nel Regno Unito il fatturato complessivo delle imprese con una presenza media o alta sul web è aumentato del 4,1% annuo dal 2007 al 2010, quasi sette volte più velocemente rispetto alle “low-Web e no-Web businesses”. “Si tratta – puntualizza il report – di una tendenza costante in tutti i Paesi esaminati ed evidenzia il contributo di internet alla crescita economica e la creazione di posti di lavoro”.

“Siamo ancora solo all’inizio nella realizzazione del potenziale di internet – ha concluso Paul Zwillenberg, co-autore del Report e partner di Bcg – Per essere competitive, le aziende hanno bisogno di rafforzare ciò che noi chiamiamo i loro ‘digital balance sheets’ e costruire i loro asset digitali”.

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