L’INTERVISTA

Internet governance, Fantinati: “Augmented humanity nuova frontiera”

Il presidente dell’associazione Igf Italia: “Le tecnologie devono consentirci di realizzare un futuro più sostenibile, libero e sicuro, mantenendo al centro l’essere umano. La sfida è riuscire a conciliare gli aspetti economici con privacy e diritti”

Pubblicato il 18 Nov 2022

Mattia Fantinati 2

“Dobbiamo guardare a Internet come a uno strumento che ci consentirà di realizzare l’umanità aumentata, di potenziare le opportunità di comunicazione e di relazione tra le persone e le possibilità di sviluppo tecnologico per guardare a un futuro più sostenibile, più sicuro, aperto e democratico. Per riuscirci è necessario che tutte le parti in causa si confrontino e collaborino con spirito costruttivo, minimizzando i rischi per le persone e per le comunità e puntando sui vantaggi che si potranno ottenere dal punto di vista sociale, ambientale ed economico”. A parlare è Mattia Fantinati, presidente dell’associazione Internet Governance Forum Italia, che venerdì 18 e sabato 19 novembre terrà ad Ancona l’edizione 2022 del proprio evento annuale, realizzata in collaborazione con la Camera di Commercio delle Marche, propedeutica alla partecipazione al 17esimo Internet Governance Forum globale dell’Onu, che si terrà in Etiopia, Ad Addis Abeba, dal 28 novembre al 2 dicembre. Fantinati, che è membro del board dell’Igf globale, spiega in questa intervista a Corcom quali sono oggi i rischi e le opportunità legate alla governance di Internet nel nostro Paese, e qual è il contributo che l’Italia porterà alla riunione plenaria.

Fantinati, qual è lo scenario che ci troviamo di fronte alla fine del 2022?

Partirei dalla considerazione che Internet è ormai uno degli elementi centrali delle nostre vite. A dimostrarlo c’è il bilancio che possiamo trarre dall’emergenza Covid-19: non si sarebbero potuti superare i lockdown che ci siamo trovati ad affrontare a più riprese senza internet e senza le tecnologie digitali. Se restringiamo il punto di vista all’Italia, dobbiamo essere soddisfatti della riduzione del digital divide di cui il Pese è stato protagonista, ma dobbiamo sempre tenere presente che questa dinamica porta con sé anche dei rischi. Il concetto centrale è che non dobbiamo consentire che la tecnologia ci privi del nostro aspetto più strettamente umano. Per questo c’è bisogno di una governance di Internet, che sia in grado di indirizzare lo sviluppo della tecnologia con regole condivise.

Quali sono oggi i principali rischi e le principali opportunità che vengono dalla rete?

La sfida è quella di riuscire a conciliare sempre meglio, in futuro, gli aspetti economici con la privacy e i diritti, e più in generale con una visione della rete che sia etica. Il punto di partenza è che al centro di tutto ci devono essere i bisogni dell’uomo, primari anche nei confronti dei profitti delle big tech.

Per questo l’Internet governance forum si propone come un tavolo di lavoro che affronta questi aspetti in ottica multistakeholder, con la partecipazione di tutti i player coinvolti, dai singoli cittadini alle pmi, dalle grandi aziende alle associazioni, dalla politica alle istituzioni e alle authority. Il principio al quale vogliamo attenerci è che come esseri umani abbiamo dei diritti ben definiti nella nostra vita offline, da mantenere ben saldi anche nella vita online. L’Internet Governance Forum, pur non avendo la possibilità di legiferare direttamente, ha un ruolo chiave di sensibilizzazione in questo processo, e ogni realtà locale ha la possibilità di portare il proprio messaggio e le proprie conclusioni all’assemblea generale. Quanto alle opportunità, sono sotto gli occhi di tutti: soltanto per fare qualche esempio potremmo citare l’evoluzione e la crescita dello smart working, gli sforzi che si stanno facendo per rendere la rete sempre più un luogo sicuro, il fatto che la tecnologia sta contribuendo in modo decisivo ad abolire le distanze tra le persone e per le aziende, anche quelle più piccole e locali. Tutte evoluzioni che fino a 10 anni erano impensabili, per non parlare dei nuovi scenari aperti dallintelligenza artificiale e dal metaverso.

Qual è il contributo che verrà da Igf Italia?

L’Italia è tradizionalmente un Paese pioniere sulla consapevolezza del valore dei diritti nel campo delle tecnologie. A dimostrarlo può bastare il fatto che il Parlamento italiano ha approvato la Carta dei diritti di Internet. E l’Internet Governance Forum Italia è ormai considerata una best practice a livello internazionale. Come branch italiana dell’Igf forum esistiamo da molti anni, ma da circa un anno e mezzo ci siamo strutturati in modo più deciso, grazie anche alla partnership che ci lega a Unioncamere. E’ una collaborazione che ci piace molto, perché porta con sé la sensibilità dei territori. L’anno scorso abbiamo organizzato l’evento annuale a Cosenza, quest’anno saremo ad Ancona, insieme a Unioncamere Marche e all’università Politecnica, coinvolgendo così anche le realtà locali nel nostro percorso. Abbiamo pensato a una main session più “istituzionale”, che coinvolgerà nei panel grandi player e aziende pubbliche e private, per dibattere su alcuni grandi temi come lavoro, intelligenza artificiale e cybersicurezza. Mentre il secondo giorno, il 19 novembre, il dialogo partirà dal basso, con sessioni proposte anche direttamente da alcuni nostri associati. I risultati di questo lavoro non rimarranno confinati all’interno dell’evento, ma verranno condivisi con l’Igf globale: la situazione di ogni Paese verrà fotografata in un report generale, che sarà posto all’attenzione del segretario generale delle Nazioni Unite e sarà una base per la discussione del Global Digital Compact, che dovrebbe essere presentato nel settembre 2023 durante il “Summit of the future” dell’Onu.

Quali sono gli aspetti che negli ultimi anni si sono imposti con più forza all’attenzione dell’Igf?

A fianco dell’impegno per la tutela dei diritti, le novità più rilevanti sono dal mio punto di vista l’attenzione crescente verso l’uso dell’intelligenza artificiale e la sostenibilità, declinata sul piano ambientale, sociale ed economico. Ormai è un aspetto condiviso che ogni innovazione debba portare con sé il valore aggiunto di sostenibilità, e che la tecnologia possa essere una chiave per raggiungere nuovi traguardi in questo campo. Direi che siamo passati dalla visione del cow boy, dove la disponibilità di risorse naturali appare illimitata, alla visione dell’astronauta, dove la terra si vede dall’alto e se ne percepiscono chiaramente i limiti.

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