LO SCENARIO

Internet, indirizzi Ipv4 agli sgoccioli: è corsa agli ultimi rimasti

La disponibilità andrà a esaurimento negli Usa entro l’estate. Per superare il problema si dovrà passare all’Ipv6: ma i costi per le aziende saranno alti

Pubblicato il 14 Mag 2015

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Le aziende più previdenti sono già corse ai ripari, ma la disponibilità limitata di indirizzi IP potrebbe creare grandi problemi, e costi importanti, per le aziende statunitensi che hanno in programma di potenziare la propria presenza su Internet. A lanciare l’allarme è il Wall Street Journal, che riporta di come i nuovi indirizzi di Internet protocol sono vicini all’esaurimento.

“Le imprese che non hanno pianificato come affrontare il problema dovranno attrezzarsi presto”, dichiara al quotidiano James Cowie, capo dei ricercatori di Dyn, acompagnia di Internet consulting. Gli indirizzi IP, spiega il Wsj, sono l’equivalente dei numeri di telefono: si tratta di codici numerici differenti dagli indirizzi a cui siamo abituati, che finiscono per .com o .org, e che vendono utilizzati ogni volta che le informazioni vengono veicolate online: quando un computer richiama una pagina web, o quando uno smartphone pubblica una foto su Instagram. La scarsità di indirizzi mette a rischio le aziende che contano su una presenza forte e crescente su Internet, ricostruisce il quotidiano, soprattutto nel caso dei provider di servizi cloud, che si trovano impantanate tra costi crescenti e inaspettati, problemi tecnici o semplicemente l’impossibilità di offrire il servizio a nuovi clienti. Ovviamente chi non ha data center di proprietà non dovrà affrontare il problema direttamente, ma questo riguarderà con ogni probabilità i loro provider online.

Così negli ultimi mesi i giganti hanno iniziato a correre ai ripari. Microsoft, ad esempio, secondo la ricostruzione del Wsj ha speso 7,5 mliodi di dollari nel 2011 per più di 666mila indirizzi acquistati da Nortel Networks, al prezzo di 11,25 dollari per indirizzo IP. Un costo che secondo Sandra Brown, presidente dell’Ipv4 market group, è destinato a crescere. Dal canto suo Facebook ha trovato una soluzione differente, spostando il 90% della propria rete dal protocollo Ipv4 all’Ipv6, che mette a disposizione un nemero di indirizzi più ampio.

Proprio l’Ipv6 potrebbe essere la solzione ideale, anche se di sicuro non è a buon mercato, sostiene il quotidiano. La carenza di indirizzi infatti non è così tragica come potrebbe apparire: il limite attuale di 4,3 miliardi di indirizzi è infatti riferito soltanto all’Ipv4: ma se fosse universalmente adottato l’Ipv6, approvato nel 1998, questo consentirebbe la crescita del numero di indirizzi disponibili a 340 undicilioni (340 seguito da 36 zeri), sufficienti per dotare di un indirizzo Ip ogni atomo sulla terra.

Le aziende che sono sul punto di esurire le proprie disponibilità con l’Ipv4 possono aggiornare il proprio sistema all’Ipv6 con nuovi switch e router, ma per il momento l’operazione è stata portata a termine soltanto dal 9% della rete, secondo Paul Saab, responsabile dell’operazione per Facebook. In ogni caso questo genere di aggiornamento è molto costoso, e secondo una ricerca di Gartner potrebbe impegnare il 7% del budget It annuale di un’azienda.

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