LE REAZIONI

Ipo di Facebook: azionisti contano i danni, scatta la class action

Investitori beffati dal flop del social network sul Nasdaq denunciano Marc Zuckerberg e l’advisor Morgan Stanley. L’accusa è di non aver comunicato prima del collocamento la riduzione delle stime di crescita della società

Pubblicato il 23 Mag 2012

Non si placano le polemiche dopo la deludente Ipo di Facebook sul Nasdaq, che ha provocato a una pioggia di accuse nei confronti dei protagonisti del collocamento in Borsa. Un gruppo di azionisti del social network ha avviato un’azione legale contro Facebook stessa, l’amministratore delegato Mark Zuckerberg e Morgan Stanley che ha seguito lo sbarco in Borsa insieme alle altre banche che hanno sottoscritto l’offerta. L’accusa, come riporta la Reuters il sito specializzato Business Insider, è di non avere prontamente comunicato agli investitori che le stime di crescita del social network erano state “ridotte in modo significativo” dagli analisti prima dell’Ipo, che ha consentito all’azienda di raccogliere più di 16 miliardi di dollari. Gli investitori si considerano danneggiati dal fatto che l’azione di Facebook, lanciata venerdì a 38 dollari, ha già perduto il 20% del suo valore e veleggia oggi intorno ai 33 dollari.

In concreto, Facebook è stata accusata di avere rivelato soltanto ad alcuni investitori privilegiati una riduzione consistente delle previsioni di crescita dei ricavi del social network, contribuendo al crollo del titolo nei primi giorni di contrattazioni. Ieri il titolo ha ceduto l’11%, scivolando intorno ai 33 dollari, rispetto al prezzo di collocamento di venerdì scorso, fissato a 38 dollari.

A seguire la causa, avviata presso una corte distrettuale di Manhattan, è lo studio legale Robbins Geller, lo stesso che era riuscito a ottenere risarcimenti per 7 miliardi di dollari da Enron. Sotto tiro anche Nasdaq Omx Group, la società che controlla l’indice su cui è quotato il social network, accusata da un singolo azionista per i ritardi nel collocamento dovuti a problemi tecnici che secondo l’accusa hanno portato a gravi perdite per gli investitori.

Gli investitori di Facebook fanno causa a Morgan Stanley, Goldman Sachs e JPMorgan. Nei documenti presentati gli investitori lamentano la perdita di 2,5 miliardi di dollari dall’ipo di venerdì. La causa include anche Bank of America e Barclays. “La verità è che al momento dell’ipo facebook stava sperimentando una contrazione severa e pronunciata della crescita dei ricavi” affermano gli investitori. le banche che hanno curato il collocamento “hanno tagliato drasticamente le stime dei profitti durante il road show e lo hanno detto solo a un ristretto numero di investitori”, afferma Samuel Rudman, uno dei legali del gruppo di investitori, in un’intervista con Bloomberg.

Morgan Stanley e altre banche che hanno curato il collocamento hanno realizzato un profitto di 100 milioni di dollari intervenendo per stabilizzare il prezzo del social network. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Morgan Stanley è quella che avrebbe realizzato la quota maggiore di profitti.

Venerdì le contrattazioni sui titoli del social network sono slittate di mezzora per problemi tecnici. Un incidente che ha creato forte imbarazzo al Nasdaq, finito sotto la lente della Sec, la Consob americana, e della commissione bancaria del senato.

Dopo la giornata di debutto a Wall Street deludente, conclusa attorno al prezzo di partenza, e il crollo del titolo nella giornata di ieri, Facebook ha iniziato oggi in positivo e rimbalza di quasi il 3%. Dopo essere arrivato a guadagnare fino al 4% nei primi minuti di scambi a un massimo di 32,36 dollari per azione, cresce ora del 3,45% a 32,07 dollari, con una capitalizzazione di mercato di 87,74 miliardi di dollari (con l’Ipo il valore della società era arrivato a 104,1 miliardi). Secondo alcuni analisti il calo registrato nei primi giorni al Nasdaq è stato eccessivo: voto di fiducia per esempio da Needham Research che ha iniziato a seguire il titolo assegnando un target price iniziale di 40 dollari per azione, 2 dollari al di sopra del collocamento.

Intanto, Facebook è entrato da ieri a far parte del certificato sui social network di Societe Generale (SocGen), l’unico strumento in Italia che permette di investire sui social network e che consente di esporsi a Facebook. La matricola Usa ha un peso del 20% sul certificato quotato su Borsa italiana, che replica in modo lineare l’indice Sonix (Solactive Social Networks Index), composto da 11 società quotate attive nel settore. Oltre a Facebook e Linkedin, il certificato di SocGen comprende Tencent, compagnia Internet cinese, player giapponesi come Mixi e gli internet provider Dena e Gree, Mail.ru, internet company russa quotata a Londra, la cinese Renren, Xing, social network professionale quotato a Francoforte, Meetic, piattaforma online di incontri online e United Online, internet provider quotato al Nasdaq.

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