PUNTI DI VISTA

Irap, start up al palo

L’imposta scenderà dal 3,9 al 3,51%, ancora troppo per spingere gli investimenti esteri e per sostenere lo sviluppo di nuove aziende sul nostro territorio. Il legislatore deve scegliere: Irap alto e crecita del Pil non marciano uniti

Pubblicato il 07 Apr 2014

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Il governo di Matteo Renzi dal prossimo mese taglierà l’Irap del 10%. Significa che l’imposta più anti innovazione e ricerca scenderà dal 3,9 al 3,51%. Ancora troppo, perché l’Irap che nei cicli recessivi agisce da vera e propria imposta patrimoniale sulle imprese, è il principale ostacolo agli investimenti stranieri in Italia, essendo sconosciuta e poco comprensibile al resto del mondo del business. Eppoi l’Irap scoraggia gli investimenti in ricerca e nel capitale umano più costoso perché qualificato.

Ma come sarebbe andata a Bill Gates e Paul Allen se negli Usa nel 1975 fosse stata in vigore l’Irap? Sicuramente i due innovatori di Seattle non avrebbero potuto iniziare con la stessa semplicità con la quale poterono muoversi. Ecco i numeri (tratti dal libro “Microsoft Secrets”). A quell’epoca la neonata azienda informatica conta tre impiegati (l’Irap si paga anche sul costo lordo del lavoro, stipendi e collaborazioni) e fatturava 16mila dollari. Calcolando un costo medio di 15mila dollari per impiegato, la giovane impresa, che ottiene tutti i suoi proventi dalla concessione in licenza di un programma, il Basic, alla prima produttrice impresa di pc, Sinclair, avrebbe pagato a titolo di Irap qualcosa come 2.500 dollari, cioè il 15,6% dei proventi lordi.

L’anno successivo, il 1976, il fatturato da cessione di opere dell’ingegno sale a 22mila dollari e i dipendenti a sette. Tenendo valide le nostre presunzioni, la base imponibile Irap sarebbe lievitata a 127mila dollari e l’imposta a 5.400, circa il 25% dei ricavi lordi.

Ovviamente, trattandosi di una start up company, è molto probabile che Microsoft avesse contratto qualche debito per finanziarsi e quindi sostenuto spese per interessi, anch’essi parte dell’imponibile Irap. Fino al 1986, primo anno di cui si dispone del dato sull’incidenza del margine operativo rispetto ai ricavi totali (31%), Microsoft ha generato un fatturato complessivo cumulato di circa 240 milioni di dollari. Ai soli fini Irap, su queste royalty, avrebbe sostenuto un costo fiscale di circa 6 milioni di dollari. Ovviamente ciò non tiene conto del personale, che nel 1985 aveva superato le mille unità. E quelli furono gli anni in cui il successo di Microsoft prese forma con tassi di crescita del fatturato del 636% nel 1977 e del 663% nel 1979 e comunque sempre in tripla cifra fino al 1983.

Tutto ciò significa che il legislatore deve scegliere. Non può pensare di realizzare due obiettivi di politica fiscale tra loro incompatibili: avere l’Irap che penalizza le imprese più innovative e sognare tante nuove startup per accrescere il Pil.

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