IL CASO

Caso Isiamed, tutti contro tutti: come stanno (davvero) le cose?

La relatrice alla Manovra Zanoni (Pd) interviene sul “caso” del finanziamento da 3 milioni: “Parere favorevole da parte del governo e nessun rilievo dalla Ragioneria dello Stato”. La vicenda è controversa: dove sono le irregolarità? E perché se ne parla solo ora?

Pubblicato il 29 Dic 2017

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Nessuna approvazione “di nascosto”. E altro che “marchetta”, come l’ha definita qualcuno. L’emendamento che ha previsto un finanziamento da 3 milioni di euro in tre anni a favore di Isiamed, l’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo (economia e diplomazia digitale) è stato approvato “alla luce del sole” e con il beneplacito del governo.  E’ la senatrice del PD Magda Zanoni, relatrice alla Manovra in Senato, a chiarire la questione dopo il clamore suscitato dalla notizia diffusa dall’agenzia di stampa Agi. “L’emendamento – spiega la senatrice – è stato dichiarato ammissibile dal presidente della Commissione e l’approvazione non è avvenuta ‘di nascosto’ perché assolutamente palese, come risulta dal resoconto n. 845, dove risulta anche che non vi è stato alcun commento o richiesta di delucidazioni da parte degli altri commissari e che non vi è stata alcuna riformulazione dei relatori”.

La senatrice del PD ci tiene a precisare che “il parere favorevole del Governo non è stato espresso da ‘alieni’, come riportato da alcune testate, ma è stato espresso da chi in commissione rappresentava autorevolmente il Governo, ossia il viceministro Morando”. Zanoni puntualizza inoltre che “la Ragioneria generale dello Stato non ha avuto nulla da eccepire, come risulta dalla relazione tecnica al maxi emendamento sul quale è stata posta la fiducia. La Relazione tecnica chiede lo stralcio di alcuni commi, ma per quanto riguarda il comma 641, che recepisce l’emendamento approvato, non fa alcun rilievo”.

Secondo quanto riferisce la senatrice il contenuto del maxi emendamento “era assolutamente conosciuto da tutti almeno dal 30 novembre, giorno di presentazione del maxiemendamento”. Zanoni ricorda poi che la legge di Bilancio è passata alla Camera “dove chiunque avesse voluto poteva proporre la soppressione o la modifica del comma 641, come è stato fatto per tanti altri commi” e che “la terza lettura in Senato non ha più modificato nulla della manovra”. Zanoni chiarisce che l’emendamento Ala non sarebbe stato riformulato né fatto proprio dal capogruppo PD.

Cosa c’è dunque dietro tanto clamore mediatico? Le dichiarazioni della relatrice Zanoni di fatto smentiscono quelle del collega Stefano Esposito, fra i primi a polemizzare e a definire l’operazione “una marchetta”. Più sfumato ma altrettanto polemico il giudizio espresso da Stefano Quintarelli (Gruppo Misto) che ha parlato di “un regalo di Natale a Verdini”. Il ministro Carlo Calenda è più volte interventuto su Twitter – dove è infiammata la polemica – promettendo “verifiche” in particolare legate alla normativa sugli aiuti di Stato. E il premier Paolo Gentiloni ha detto nella conferenza stampa di fine anno di non saperne nulla.

Ma proprio contro Calenda e Gentiloni si sono scagliati oggi i senatori Andrea Augello e Gaetano Quagliariello di Idea, che hanno presentato un esposto all’Anac. “Ci pare poco credibile e ingeneroso – hanno dichiarato i due parlamentari – il tentativo del ministro Calenda e del presidente Gentiloni di scaricare sul viceministro Morando, che su quell’emendamento ha dato parere favorevole, l’intera responsabilità di una norma impresentabile accettata dall’esecutivo per motivi inconfessabili. Il ministro Calenda, nel tentativo di distinguersi, sta sfidando il ridicolo: immaginiamo la curiosità con cui in sede europea leggeranno di un ministro che si pone il problema della legittimità di una norma approvata nel contesto di un provvedimento su cui si è richiesta più volte la fiducia. Ci auguriamo che l’Anac si pronunci al più presto mettendo fine – concludono – a una vicenda nel complesso poco presentabile”. Insomma dove sta la verità? L’unica cosa certa qui è il tutti contro tutti.

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