PACCHETTO TLC

L’Europa e la rivoluzione digitale. “Servono reti sempre più potenti”

A Bruxelles attesa per il Pacchetto Tlc che sarà presentato alla fine di settembre. La commissione Ue a un bivio: regolamentare gli Ott o ridurre gli obblighi?

Pubblicato il 08 Apr 2016

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A Bruxelles sale l’attesa per il prossimo pacchetto sulle telecomunicazioni. Anche se toccherà pazientare ancora un po’. Programmata in origine per il mese di giugno, la presentazione della proposta è infatti slittata a fine settembre. E’ la prova – suggeriscono gli insider – della complessità e della delicatezza del dossier. Lo spartito istituzionale prevede che il pacchetto intervenga a tutto tondo sull’impalcatura del quadro normativo europeo in materia di tlc. Un obiettivo messo nero su bianco nella stessa strategia sul Digital Single Market. L’ordine di scuderia impartito sin da inizio mandato dal presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker è, del resto, di dare “ambizione” al pacchetto. Specialmente dopo che il regolamento Telecom Single Market firmato dal precedente commissario europeo al digitale Neelie Kroes è stato ridotto in coriandoli dai veti incrociati degli Stati membri.

Lo spirito di quella sfortunata impresa resta non per niente al cuore della futura normativa. Si tratta di incentivare da un lato gli investimenti in nuove reti, sostenendone la recente ripresa dopo gli anni cupi della crisi. Il che fa irrimediabilmente rima con deregulation. Una prospettiva che ha la benedizione di Juncker ed è favorita dal commissario europeo alla digital economy, Günther Oettinger, per la gioia dei grandi operatori.

Dall’altro lato, però, incombe la necessità di preservare il fulcro pro-concorrenziale dell’attuale quadro regolatorio, punto su cui i pesi massimi dell’esecutivo di Bruxelles Andrus Ansip (Digital Single Market) e Margrethe Vestager (Concorrenza) non transigono. Trovare un equilibrio non sarà facile. Anche se la direzione di marcia appare in qualche modo tracciata: un rilassamento della regolamentazione, semplificandola e snellendola, è scontato. Dal recente giro di consultazioni pubbliche avviato dalla Commissione è emerso che l’emergere di nuove tecnologie (telemedicina, connected cars, solo per citare qualche esempio) reclamerà in tempi non molto lontani infrastrutture con capacità e velocità ben più possenti.

Ne è convinto anche il portavoce di ETNO Alessandro Gropelli: “Siamo ad un passo da una rivoluzione digitale per consumatori e PMI. Il 5G e l’Internet of Things creeranno nuove opportunita’ di crescita e sviluppo sociale. Per questo c’è bisogno di reti super-potenti: la riforma europea delle tlc puo’ ridare slancio agli investimenti e all’innovazione”. E allora l’Europa non può farsi trovare impreparata. “In tema di connettività bisogna avere ambizione e guardare lontano”, aveva spiegato qualche mese fa a questa testata il numero 1 di DG Connect Roberto Viola. La riforma, insomma, metterà un forte accento sugli investimenti. In quale maniera si tradurrà quest’inevitabile alleggerimento regolamentare resta tutto da vedere.

Per l’intanto, una certezza condivisa c’è: la revisione del framework sulle tlc spingerà a tutta dritta sul tasto dello spettro. In questo caso la parole d’ordine è più armonizzazione. La linea sostenuta dalla Commissione europea è che la permanenza di differenze tra Stati membri nella gestione dello spettro costituisce una delle principali barriere alla realizzazione di un mercato unico digitale. Bruxelles ha già annunciato che la riforma si concentrerà sull’obiettivo di dare più uniformità alle condizioni e le tempistiche di assegnazione delle licenze, a partire da una proposta sul rilascio coordinato agli operatori mobili della banda dei 700 MHz, un passo che alcuni paesi, tra cui Germania e Francia, hanno già intrapreso.

I primi documenti di lavoro trapelati segnalano che su questo aspetto Bruxelles oscilla ancora tra diverse opzioni: si va da un rafforzamento dei poteri di coordinamento in capo al Radio Spectrum Policy Group in cui siedono i regolatori nazionali (soluzione che si dice sia appoggiata dal DG Roberto Viola), al trasferimento diretto di competenze dagli stati membri alla Commissione UE, sino all’ipotesi sacrilega per molti di creare un autentico euroregolatore. Restando in tema di architettura istituzionale, l’altro punto fermo della riforma è che andrà a potenziare i poteri del BEREC, l’organismo europeo dei regolatori, dandogli un ruolo più di peso nel decision-making comunitario. Un ultimo aspetto caldo del pacchetto dovrebbe riguardare il trattamento riservato agli OTT che operano servizi di voce e messaggistica analoghi a quelli degli operatori tradizionali (Skype, WhatsApp, et.c) pur non rispondendo ai medesimi obblighi regolamentari.

Anche qui la Commissione è di fronte ad un bivio. Per creare il tanto invocato level playing-field è meglio estendere la regolamentazione sulle telecomunicazione agli OTT oppure ridurre gli obblighi correnti in capo agli operatori? Dilemma che non è stato ancora sciolto. I lobbisti, intanto, hanno già cominciato ad attrezzarsi. Stati membri e regolatori sorvegliano da vicino, con i secondi che hanno già espresso ufficialmente la propria contrarietà ad una proposta dal contenuto troppo “progressista”. Comunque vada, il dossier sarà al centro di un accesso scontro. To be continued.

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