IL RAPPORTO

L’Fmi: “Globalizzazione e innovazione, meno vantaggi per il lavoro”

Il report del Fondo monetario internazionale: “In Italia e Germania i due fattori provocano il 75% del declino della quota di reddito nazionale percepita dal lavoro. La tecnologia al centro delle mutazioni su scala globale”

Pubblicato il 10 Apr 2017

“Messe assieme l’innovazione e la globalizzazione spiegano il 75% del declino della quota di reddito nazionale percepita dal lavoro in Germania e Italia”, percentuale che scende al 50% nel caso degli Stati Uniti. E’ quanto emerge dal World economic outlook del Fondo monetario internazionale, secondo cui “la tecnologia è il più importante responsabile dei cambiamenti”, nel campo del lavoro, “nella maggioranza dei Paesi”. L’Fmi sta progressivamente pubblicando il rapporto semestrale sull’economia planetaria, la cui versione integrale sarà presentata il 18 aprile a Washington, in vista delle assemblee autunnali con la Banca Mondiale. “Gli effetti di questi due fenomeni sul reddito da lavoro pongono una sfida ai policymaker – aggiunge l’Fmi – affinché trovino strade con cui i benefici di innovazione e globalizzazione risultino più condivisi e distribuiti”

Più in generale i dati pubblicati dall’Fmi nel rapporto “Making trade an engine of growth for all – the case for trade and for policies to facilitate adjustment”, evidenziano come la parte del fatturato nazionale andata al lavoro sia diminuita dal 1991 al 2014 in 29 delle 50 più grandi economie mondiali, e la “colpa” non è tanto degli effetti della globalizzazione sul commercio, che pure ha contribuito a questo risultato, quanto dell’avanzata delle nuove tecnologie.

Il Fondo monetario internazionale aveva già lanciato l’allarme sul crescente utilizzo dei robot già a settembre, con uno studio specifico in cui metteva in guardia dalle “profonde implicazioni negative” per la distribuzione della ricchezza derivanti dai sempre più alti livelli di automazione.

“Dopo essere rimasta ampiamente stabile per decenni, la quota di reddito nazionale percepita dai lavoratori ha iniziato a calare a partire dagli anni ’80 del secolo scorso – si legge nel rapporto – Questa tendenza è stata trainata dai rapidi progressi su tecnologia e integrazione globale“. “Circa metà del declino della perdita di quote di reddito da lavoro può essere ricondotta all’impatto della tecnologia – prosegue il documento – Questo calo è stato determinato dalla combinazione di rapidi progressi nelle tecnologie di informazione e comunicazione con l’elevata quota di occupazioni che possono essere facilmente automatizzate“.

Quanto al ruolo della globalizzazione, “Il suo contributo viene stimato nella metà di quello della tecnologia – recita il documento – Dato che la partecipazione a catene di valore aggiunto globali implica la delocalizzazione di compiti nei settori ad intenso utilizzo della mano d’opera, l’effetto è ridurre la quota del lavoro nei comparti il cui prodotto è oggetto di scambi commerciali (tradable sectors)”.

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