CYBERSECURITY

Non solo smartphone, spionaggio anche via Tv: scoppia un nuovo caso Wikileaks

Oltre 8.700 documenti visionati in esclusiva mondiale dal quotidiano la Repubblica: la Cia usa sistemi di ultima generazione in grado di trasformare le televisioni in microfoni segreti

Pubblicato il 07 Mar 2017

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Non solo smartphone, la Cia spia anche tramite la tv. I sistemi di ultima generazione con cui l’agenzia Usa riesce a entrare nelle vite di privati cittadini, trasformano anche un innocuo televisore in un sistema che capta ogni conversazione nel salotto di casa nostra. A svelarlo è WikiLeaks, grazie a 8761 file sulla divisione della Central Intelligence Agency che sviluppa software e hardware per sostenere le operazioni di spionaggio. Nel mirino prodotti come l’iPhone della Apple, gli Android di Google e Microsoft ma anche i televisori Samsung, utilizzandoli come microfoni segreti.

I file, come ha riferito Repubblica che li ha visionati in esclusiva mondiale, dimostrano come la Cia riesca a entrare nell’intimità dei momenti più privati delle persone, penetrando persino i dispositivi smart che formano l”internet delle cose”, il futuro molto prossimo dell’economia mondiale.

Sette anni dopo le rivelazioni di Chelsea Manning e quattro dopo quelle di Edward Snowden, l’intelligence americana rischia di trovarsi in una nuova bufera per i suoi programmi di sorveglianza, anche perché WikiLeaks avverte che quanto pubblicato è solo “la punta dell’iceberg”. Dai documenti filtrati, provenienti da “una rete isolata e ad alta sicurezza per il cyber-spionaggio del quartier generale della Cia a Langley, in Virginia”, emerge che il consolato americano a Francoforte viene usato come base segreta dagli hacker della Cia per tutte le operazioni riguardanti l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa.

L’organizzazione di Julian Assange sarebbe in possesso di migliaia di altri documenti e addirittura di armi cibernetiche di cui la Cia ha perso il controllo.

Repubblica ha spiegato di non aver completato le verifiche su questi materiali, di natura altamente tecnica, che sono già stati vagliati dagli specialisti dell’organizzazione e che potranno essere verificati in modo indipendente dagli esperti di software di tutto il mondo, ora che sono pubblici.

Dai documenti affiora anche un riferimento diretto a vicende italiane: l’Agenzia statunitense si è interessata al caso di Hacking Team, l’azienda milanese di cybersorveglianza. Quando nel 2015 la società è stata attaccata da hacker mai identificati, la Cia ha deciso di analizzare i materiali finiti in rete. “I dati pubblicati su internet includono qualsiasi cosa uno possa immaginare che un’azienda abbia nelle proprie infrastrutture”, scrive l’Agenzia, “nell’interesse di apprendere da essi e di usare (questo) lavoro già esistente, è stato deciso di fare un’analisi di alcune porzioni di dati pubblicati”.

Molti dei file contengono anche le identità dei tecnici della Cia, che WikiLeaks non ha pubblicato coprendole con omissis. Secondo quanto ricostruiscono Assange e il suo staff, “i file provengono da una rete isolata e altamente sicura situata all’interno del centro di Cyber intelligence di Langley, in Virginia”, dove ha sede la Cia e “pare che l’archivio circolasse tra gli hacker e i contractor del governo americano in modo non autorizzato, una di queste fonti ne ha fornito alcune parti a WikiLeaks”.

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