DIRITTO D'AUTORE

La Fimi contro Youtube: “In Italia business a spese degli artisti”

Nel mirino dell’industria musicale italiana l’assenza di accordi di licenza fra la piattaforma di Google e i produttori musicali: “Cannibalizza le altre piattaforme e i servizi premium. L’Ue si sbrighi ad adottare la Direttiva copyright”

Pubblicato il 17 Mag 2017

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“In Italia Youtube produce un’effettiva cannibalizzazione delle piattaforme di audio streaming, ed in particolare dei servizi premium. Non supporta la crescita dello streaming musicale”. È quanto sostiene la Federazione industria musicale italiana (Fimi), commentando i risultati di un’analisi svolta dalla stessa federazione rispetto a quanto affermato da una recente ricerca elaborata da Rbb per Google. Secondo quest’ultimo report YouTube potrebbe considerarsi determinante nel combattere la pirateria e non cannibalizza affatto gli altri servizi di streaming. Secondo la Fimi, tuttavia, un’analisi più approfondita degli stessi dati proposti dalla ricerca RBB sul mercato italiano, conduce a tutt’altra conclusione.

Pur avendo YouTube un ruolo nel settore musicale (il 91% degli utenti lo impiega per accedere a musica – Ipsos Connect 2016), la federazione musicale sostiene che in Italia il servizio di video sharing produca distorsioni anti-concorrenziali sul mercato.

A sostegno di questa tesi viene citato un grafico prodotto da Rbb nella sua ricerca. Quello che mostra come, a differenza degli altri Paesi, in Italia solo il 31% dei brani venga ascoltato attraverso servizi di streaming audio. “Risulta evidente che gli utenti utilizzino in maniera consistente YouTube in alternativa ai servizi audio streaming secondo percentuali di molto superiori rispetto a UK, Germania e Francia – scrive la Fimi -. Come affermato dalla ricerca di RBB, se in Italia YouTube non esistesse, complessivamente l’87% degli utenti si disperderebbe tra servizi pirata o a basso valore, ma un 13% finirebbe per utilizzare servizi premium di audio streaming”. Sulla base dei ricavi 2016 da Youtube per le case discografiche e i dati dell’International Federation of the Phonographic Industry (Ifpi), la Fimi calcola che il 13% di utenti che da YouTube finirebbero su piattaforme streaming premium genererebbe per il mercato italiano dello streaming un valore pari a circa 26 milioni di euro di ricavi con un incremento nel segmento streaming premium del 41%. Confermando “ancora una volta gli effetti del value gap, cioè la disparità tra quello che le piattaforme di upload, come YouTube, generano dall’utilizzo della musica ed i ricavi che tornano a coloro che lavorano per la creazione di quei contenuti musicali ed investono in essi”.

“La ricerca annunciata da Google cerca ancora una volta di distrarre l’attenzione dal fatto che YouTube, sostanzialmente il maggiore servizio di musica on-demand nel mondo, non ha in realtà accordi di licenza per la musica basati su un principio equo che compensi adeguatamente artisti e produttori – conclude la Fimi -. Non può protrarsi una situazione per cui alcune piattaforme digitali generano un rilevante business a spese del settore musicale e creativo solo grazie ad un porto sicuro dove trovare rifugio e generare profitti grazie alla musica”. Ecco perché la Fimi si augura che l’attuale proposta di revisione della Direttiva copyright, presentata dalla Commissione EU e oggi all’esame del Parlamento di Strasburgo, venga adottata “entro il 2017 per porre rimedio ad una pesante discriminazione”.

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