IL DOCUMENTO

La Rue (Onu): “Norme italiane minacciano la libertà d’espressione nei media”

Il relatore speciale delle Nazioni Unite, in visita ufficiale nel nostro Paese, lancia il j’accuse. Nel mirino la delibera Agcom sul copyright, le norme sulla diffamazione e la Legge Gasparri

Pubblicato il 18 Nov 2013

Alessandro Longo

E’ un’accusa a tutto tondo quella che il rappresentante Onu per i diritti umani Frank La Rue ha gettato contro la normativa italiana, oggi durante l’ultimo giorno della sua visita ufficiale nel nostro Paese. Vede incombere numerose minacce, sulla libertà di espressione in internet, la libertà di informazione della stampa e dei giornalisti in genere. Come si può leggere nella relazione completa che il nostro sito può pubblicare, si va dalla prossima delibera Agcom su copyright e pirateria online, al diritto all’open data; dai rischi antitrust aperti dalla Legge Gasparri alla normativa sulla diffamazione a mezzo stampa.

Il tutto è un’anticipazione del rapporto Human Rights Councils previsto a giugno 2014, dove l’Onu farà specifiche raccomandazioni al Governo italiano.

Agcom e pirateria

La Rue, presentando la relazione, ha detto che solo il Parlamento può occuparsi di una normativa sul diritto d’autore, “come di tutte quelle che disciplinano i diritti costituzionali, in particolare se riguardano la libertà d’espressione”. Il riferimento esplicito è alla delibera (adesso in bozza) che l’Agcom sta per emanare.

“Uno dei motivi di preoccupazione riguarda il ruolo di Agcom nella predisposizione di sanzioni in materia di proprietà intellettuale, perché ritengo questa una prerogativa del Parlamento”, ha detto. Il ruolo dell’Autorità deve essere circoscritto, secondo La Rue. “Se l’Agcom può per legge applicare alcune restrizioni ai contenuti on line, la rimozione di un contenuto on line dovrebbe essere stabilita dall’autorità giudiziaria caso per caso”.

E poi, ancora in modo più esplicito, ha affermato che la delibera Agcom- secondo l’attuale formulazione che si legge in bozza- sarebbe una violazione dell’art 19 della Convenzione internazionale sui diritti dell’uomo.

“Una normativa amministrativa sulla rimozione dei contenuti on line che non venga approvata dal Parlamento appare poter violare i principi della Costituzione Italiana per quanto riguarda l’esercizio del libero pensiero garantito dall’art 21 della stessa Costituzione”, ha aggiunto.

La delega a soggetti terzi rispetto alla magistratura, quali gli internet service providers, dei poteri di rimozione e di inibizione, crea gravi problemi di compatibilità con l’esercizio dei poteri di libera espressione dei singoli individui, e può portare addirittura a rimozioni illegali”.

E’ una presa di posizione in linea con quanto affermato la scorsa settimana Laura Boldrini, presidente della Camera, durante un convegno romano. “Sel diritto d’autore si deve occupare il Parlamento, dove già è depositata una proposta di legge”, ha detto, riferendosi a quella Casson (PD).

La pensa così Fulvio Sarzana, avvocato promotore di una battaglia contro la delibera Agcom e alla quale hanno aderito varie associazioni: “risulta evidente a tutti l’assenza di legittimazione a operare sul Web dell’Agcom ed i pericoli per i diritti fondamentali insiti nell’approvazione di questa norma. Invito il Garante a sospendere immediatamente l’iter di approvazione per non creare evidenti conflitti di attribuzione con Parlamento e magistratura”, ha detto dopo le dichiarazioni di La Rue.

“E’ una conferma di quello che Altroconsumo insieme ad altre associazioni stanno dicendo da tempo. Dopo l’Onu cosa altro dobbiamo attendere per affermare che la proposta di Regolamento Agcom per come è strutturata mette a rischio la libertà di informazione? L’Agcom ora di fermi e la discussione torni nella sede legittimata dalla Costituzione: il Parlamento”, dice al nostro sito Marco Pierani, responsabile rapporti costituzionali di Altroconsumo.

Di parere opposto un’esponente del Governo, Simonetta Giordani, sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali. Alla Camera, rispondendo a un’interrogazione di SEL, ha detto che Agcom può andare avanti e che non risultano minacce per la libertà di espressione.

Open data

Non è sufficiente l’attuale norma (Decreto Trasparenza del 14 marzo 2013), secondo La Rue, per il diritto a un accesso alle informazioni pubbliche. Solo così si può “garantire la trasparenza e la credibilità per tutte le istituzioni dello Stato. Inoltre il diritto di richiedere informazioni dovrebbe essere esteso a tutti i cittadini”. La Rue chiede anche la creazione di “un’autorità statale indipendente che garantisca l’esercizio di tale diritto e l’efficacia della normativa stessa”. Il tutto è in linea con quanto affermato da vari addetti ai lavori, sull’assenza in Italia di una vera e propria normativa FOIA.

Diffamazione

La Rue si congratula con la Camera per il percorso verso la depenalizzazione della diffamazione, come già richiesto dal 2007 dal Consiglio d’Europa. Ma La Rue chiede anche di ridurre l’importo del risarcimento e di assicurare un equilibrio tra diritto di rettifica e diritto della stampa. “Una rettifica pubblica dovrebbe determinare la non procedibilità per la parte lesa”. Secondo la Rue, inoltre, se il querelante perde la ausa per diffamazione, “al fine di scoraggiare le liti temerarie, la legge dovrebbe stabilire, oltre alle spese legali, anche una sanione pecuniaria che rappresenti una percentuale dell’importo iniziale del risarcimento civile richiesto”.

Trasparenza della proprietà dei mezzi di comunicazioni e antitrust

La Rue invita Agcom anche a promuovere la trasparenza sulle identità di chi possiede i mezzi di comunicazione in Italia. Per “prevenire i monopoli, la proprietà incrociata e la concentrazione illecita dei mezzi di comunicazione”. Agcom dovrebbe ricevere inforamzioni sulle fonti di reddito dei mezzi di comunicazione e le renda disponibili al pubblico. A tal proposito, La Rue è preoccupato anche per la modifica introdotta dalla Legge Gasparri (dicembre 2012) sulla normativa Antitrust. La legge ha eliminato il divieto per le emittenti televisive nazioanli di detenere o acquistare azioni di aziende editoriali di giornali. Secondo La Rue è forte il rischio di una concentrazione dei media nelle mani dei colossi radiotelevisivi.

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