LO STUDIO

La cybersecurity? Non è roba da smartphone: solo 1 italiano su 10 si preoccupa dei virus

Secondo i dati raccolti da Samsung Trend Radar, il telefonino è il dispositivo preferito dagli italiani. L’87% del campione però non ha mai pensato ai rischi esistenti per i propri dati personali e il 37% non sa neppure cosa significhi fare un backup

Pubblicato il 25 Mag 2018

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È per lui l’ultimo gesto la sera, il primo appena svegli al mattino. Trascorriamo insieme fino a 90 minuti al giorno, sul divano davanti alla tv, in pausa pranzo, sui mezzi pubblici. Gli affidiamo le nostre foto e i nostri video, con lui condividiamo password e documenti. Lo smartphone è il compagno tecnologico preferito dal 62% degli italiani. Eppure, solo un italiano su 10 considera i rischi legati alla sua sicurezza.

Secondo lo studio Samsung Trend Radar, condotto su 1.500 italiani dai 18 ai 65 anni, il telefonino è diventato un compagno di vita inseparabile. Lo utilizziamo dai 30 ai 60 minuti ogni giorno (27%), ma anche fino a 90 minuti (34%). Per restare in contatto con familiari e amici in chat (82%), per fare shopping online (78%), per navigare in rete (72%). I veri “addicted” lo usano in viaggio sui mezzi pubblici e in ufficio, tra una mail e l’altra. Sempre più spesso è da quello schermo che si prenotano le vacanze (42%), si pagano le tasse scolastiche (35%), si prenotano visite mediche (37%) e si controllano importi e movimenti sul proprio conto personale (38%). Nella memoria dello smartphone vanno a finire informazioni personali, che insieme alle altre restano esposte all’attacco di virus.

“Lo smartphone è il dispositivo preferito da sei italiani su dieci, supera tutti i dispositivi hi-tech nell’utilizzo quotidiano. Ma per un italiano su tre è anche lo strumento principale per svolgere pratiche legate a salute, tempo libero e conti bancari”, fa notare Carlo Barlocco, presidente di Samsung Electronics Italia. “Dal nostro trend radar emerge però che solo il 10% circa degli italiani considera l’eventualità di rischi legati alla sicurezza dei dati contenuti nello smartphone a causa di attacchi potenziali di virus. Questo deve farci riflettere: come Samsung siamo convinti dell’importanza della formazione dei consumatori, che oggi più che mai hanno bisogno di essere consapevoli degli strumenti che ci impegniamo a mettere a loro disposizione”.

Gli italiani si reputano esperti in materia di smartphone, ma dimostrano una certa superficialità nella protezione dei loro device. Il 39% si considera ben informato sulle caratteristiche tecniche, impiegate per cambiare fino a tre smartphone in cinque anni (46%). L’87% del campione però non ha mai pensato ai rischi esistenti per i propri dati personali. Appena l’8% nutre qualche dubbio e preferisce non conservare nel cellulare le informazioni più sensibili.

Gli italiani scontano, infine, una certa ignoranza dei termini tecnici. Dallo studio condotto da Samsung risulta che ben pochi conoscono il reale significato di espressioni come Trojan, Widget, Tri band. Pressoché sconosciuta la sigla Gdpr, usata per individuare il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali: per il 78% del campione si tratterebbe di un codice di programmazione informatica. Scarsa familiarità anche con le operazioni di salvataggio e conservazione dati: per il 37% degli italiani il backup non sarebbe altro che un passo di hip hop.

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