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“La smart home a rischio hacker”, assicuratori Usa alzano i premi

I device connessi creati per rendere le case più sicure sono considerati inaffidabili dalle società assicuratrici: negli Usa polizze del 5,5% più care quest’anno. Gli esperti: “Ci vorranno dieci anni di raccolta dati prima di avere coperture su misura e meno care”

Pubblicato il 23 Dic 2016

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L’uso di sistemi connessi a Internet per la sicurezza domestica (dalle telecamere anti-intrusione ai rilevatori di fumo) è sempre più diffuso negli Stati Uniti ma i consumatori non ne vedono ancora un importante beneficio: polizze assicurative meno care.

I device per la smart home, che erano meno di 1,9 milioni nel 2010, 40 milioni nel 2015 e 79 milioni nel 2016, diventeranno, secondo le proiezioni di Abi Research, 360 milioni nel 2020 su scala globale. Si tratta di terminali connessi alla Rete tramite il wifi domestico che, se da un lato aiutano a gestire la sicurezza delle case, dall’altro aprono le porte a attacchi hacker con furto di dati e forse anche finiscono col rendere più agevole il “lavoro” dei tradizionali scassinatori. Ne sono convinti gli assicuratori americani: smart home per loro non significa affatto safe home, tanto che hanno aumentato i premi assicurativi e il prezzo di una polizza che assicura la casa negli Usa è in media di 1.293 dollari l’anno nel 2016, +5,5% rispetto al 2015 e +61% rispetto al 2016 (dati di Insurance Information Institute).

Il mercato dell’assicurazione domestica negli Usa vale 84,9 miliardi di dollari e resiste a una generale flessione dei prezzi delle polizze. Per gi assicuratori non ci sono dati sufficienti a dimostrare che i device per la smart home rendano la casa più protetta, anzi, c’è il serio dubbio che espongano le case e perdite e danni per miliardi di dollari. Certo, se la tecnologia proverà il contrario, cioè di essere in grado di proteggere efficacemente le case, miliardi di dollari di entrate per gli assicuratori andranno in fumo. Morgan Stanley e Boston Consulting Group calcolavano nel 2014 che i device della smart home avrebbero ridotto le perdite per gli assicuratori del 40-60% e i premi di 32-47 miliardi di dollari nel giro di 10 anni (a livello globale). Ma per ora sono pochi i sistemi di allarme e altri device per la sicurezza che rispondono ai requisiti imposti dalle società assicuratrici per garantire all’assicurato uno sconto sul premio. In passato un maggior numero di sistemi di sicurezza permetteva di ottenere uno sconto, ma non erano device connessi a Internet. Gli assicuratori pensano che i device con connessione alla Rete non offrano per ora altrettanta affidabilità.

Si tratta di un vero paradosso del mondo insurance nell’era IoT. Nel settore auto si è prodotto un fenomeno simile ma per cause diverse: installare in macchina device che tracciano le abitudini di guida permette al proprietario di ottenere sconti sulla polizza, anche del 30%, se i dati raccolti dimostrano che il conducente è virtuoso, percorre pochi chilometri e fa pochi incidenti. Tuttavia in media negli Usa anche i premi assicurativi per le auto sono diventati più cari, perché gli americani usano di più la macchina (la benzina costa meno) e quindi gli incidenti sono aumentati. Nella smart home il problema è un altro: secondo gli esperti, non ci sono ancora abbastanza dati ottenuti dai device connessi per creare polizze su misura per “case virtuose”.

Alcuni assicuratori cercano di venire incontro alle esigenze del mercato e ai cambiamenti tecnologici: qualche sistema di sicurezza per le case connesse a Internet permette negli Usa di usufruire di uno sconto sul premio, ma sono solo una parte di una moltitudine di sistemi e spesso l’assicurato deve acconsentire a trasmettere i dati personali raccolti dai terminali alla società assicuratrice. E mentre qualche associazione denuncia possibili invasioni della privacy gli esperti ribadiscono: ci vorranno dieci anni di dati raccolti e analizzati prima di far scendere i prezzi dei premi grazie a polizze su misura.

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