LE MATERIE DEL DOMANI

La Torre di Babele si sta sgretolando

Mentre centinaia di idiomi sono sul punto dell’estinzione l’era digitale ha messo il sigillo definitivo sull’inglese come lingua franca del mondo globalizzato. L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare le carte in tavola

Pubblicato il 20 Nov 2015

lingue-151118171400

La Torre di Babele si sta sgretolando. Non sotto il peso dei suoi 2.500 e passa anni. Non perché la diaspora delle lingue, frutto della punizione divina narrata nel Vecchio Testamento, all’improvviso sia venuta meno. Ma per effetto della comunicazione globalizzata.

Nella giornata di oggi, a bordo di questo pianeta, gli esseri umani stanno comunicando fra loro in 6.912 lingue diverse. In un giorno qualsiasi del 2100, saranno molte, molte di meno. L’Unesco stima per fine secolo la scomparsa fra il 60 e l’80% degli idiomi esistenti che, per loro natura, costituiscono la base fondante di altrettante culture umane.

Si dice che la facoltà del linguaggio, la caratteristica genetica che separa più decisamente l’homo sapiens dai suoi antenati, sia apparsa un po’ più di 100mila anni fa. «È plausibile che il linguaggio sia stato inventato solo una volta e che tutte le lingue abbiano un’origine comune – osserva il glottologo americano Stephen Anderson – ma questa relazione non può più essere trovata». Senza bisogno di interventi divini, le lingue cambiano col tempo. E troppo tempo è passato da allora.

Tuttavia, il fatto che oggi 7,3 miliardi di invidivui parlino 6.912 lingue diverse, non descrive la realtà delle cose. La realtà è che le 20 lingue più usate al mondo – primo il mandarino, secondo lo spagnolo, terzo l’inglese – sono parlate da quasi 4 miliardi di persone (l’italiano è ventunesimo). E c’è un’altra faccia della realtà: migliaia di lingue sono in pericolo (quelle che i bambini parlano soltanto fra le mura domestiche) e altre centinaia (quelle parlate solo dagli anziani) risultano già condannate a morte.

«Parleremo tutti mandarino?», si chiedono in molti. La risposta è no. Il mandarino è una lingua tonale – a seconda di quattro diverse modulazioni, ogni fonema vuole dire quattro cose diverse – che può essere facilmente appresa in età prescolare: impararla da adulti è un dramma. Neppure la scrittura a ideogrammi depone per un dominio culturale della Cina, nonostante il già programmato dominio economico. Non a caso la Repubblica Popolare ha imposto nelle scuole l’insegnamento della lingua di Shakespeare: con 350 milioni di studenti di inglese, rivaleggia il numero dei madrelingua inglesi di tutto il mondo, che sono 360 milioni.

Semmai, la domanda appropriata potrebbe essere: «Parleremo tutti inglese?». La risposta è no: una lingua unica universale non è in vista. Ma si potrebbe anche rispondere di sì: il peso dell’inglese nel mondo, è solo destinato a crescere.

La lingua che ha preso il posto del francese nel ruolo di lingua franca del mondo, deve il suo successo – nell’ordine – alla potenza coloniale dell’Impero britannico, al trionfo economico e culturale del Sogno americano e all’avvento dell’Era digitale. Prendendo esempio dalla storia, il luogo comune è che, un giorno, anche l’inglese perderà lo status di lingua passepartout per la comunicazione globale. Il che sarà certamente vero, ma non nel breve o nel lungo periodo. Semmai nel lunghissimo. Perché, al contrario, ci sono i segnali di un crescente uso dell’inglese nel mondo. L’impressione è che la comunicazione digitale stia consolidando l’universalità dell’inglese come non era mai successo prima nella storia.

L’Unione Europea, che dà lavoro a 1.750 linguisti e a 3.600 interpreti, ha 24 lingue ufficiali: eppure, a Bruxelles e a Strasburgo si parla soprattutto in inglese. Della Cina si è già detto, ma nel sudest asiatico, dove l’impatto delle lingue coloniali (francese, portoghese, spagnolo) si è andato assottigliando, l’inglese è già stabilmente la lingua franca. Per non parlare dell’India, dove ci sono 122 lingue principali e il rischio di non capirsi è alto: a meno di non parlare in inglese. In Africa l’inglese è lingua ufficiale in Botswana, Cameroon, Gambia, Ghana, Lesotho, Liberia, Mauritius, Namibia, Nigeria, Ruanda, Sierra Leone, Sudan, Sud Africa, Swaziland, Tanzania, Uganda, Zambia e Zimbabwe. È la lingua ufficiale delle comunicazioni aeree e navali. Il 95% di tutti i paper scientifici, il 28% di tutti i libri e il 30% di tutti i siti web, sono in inglese.

La Torre di Babele si sta sgretolando perché, mentre stiamo (purtroppo) perdendo la diversità linguistica e culturale del pianeta, non era mai successo che così tanta gente riuscisse a parlare la lingua franca in auge. Di nuovo, con la complicità delle reti digitali, comunicare fra i quattro angoli del mondo non è mai stato così facile. Soprattutto se si comunica in inglese.

Certo, ci sono delle controindicazioni. L’inglese è una delle lingue più ricche del mondo: l’Oxford English Dictionary, che nell’ultima edizione del 1989 è composto da 20 volumi, comprende 301mila lemmi principali e altre centinaia di migliaia di voci composte e derivate. Il risultato è che i madrelingua inglesi, in teoria baciati da una sorta di vantaggio competitivo, sono quelli che vengono meno capiti dagli altri, quando parlano durante i consessi internazionali.

Eppure, c’è chi sostiene che la Torre di Babele potrebbe anche tornare in auge, proprio per effetto della tecnologia che avanza.

Quando Google Translate è apparso sui nostri schermi, faceva sorridere: le traduzioni automatizzate che produceva erano infantili e gravide di errori. Adesso non è più così: la machine translation, basata su sistemi di intelligenza artificiale, non sostituisce un traduttore umano professionale, ma poco ci manca. Agli utenti mobili, Google offre anche traduzioni audio in alcune lingue (parli in italiano e ascolti la traduzione in tedesco) e anche la traduzione delle immagini (inquadri una scritta in spagnolo e sullo schermo la vedi in inglese).

Microsoft, tramite la controllata Skype, ha sviluppato anche l’interprete automatico, attualmente ancora in fase beta: durante una videochat fra due persone di lingue diverse, il sistema offre a entrambe di ascoltare la traduzione, non simultanea, ma praticamente immediata. Quando questa tecnologia sarà pronta, potrebbe aprire molti più ponti di quanto una lingua franca non riesca a fare. Che questo finisca per salvare le migliaia di lingue in pericolo di estinzione però, è assai dubbio. Tuttalpiù, frenerà un po’ lo strapotere dell’inglese.

Avendo due lingue ufficiali, il Canada dispone di un pubblico Translation Bureau. Il quale ha appena annunciato l’inizio della sperimentazione di sistemi per la machine translation nell’amministrazione pubblica, ovviamente suscitando le ire dei traduttori di Stato e del loro sindacato. In India invece, dove le lingue e i dialetti sono più di mille, nessuno ha protestato quando, due settimane fa, il ministro della Comunicazione e dell’Information Technology Ravi Shankar, omonimo del celebre musicista, ha annunciato lo sviluppo di standard e di strumenti digitali per la traduzione automatica.

Siamo solo agli inizi, ma è evidente che l’intelligenza artificiale si prepara a rivoluzionare, fra le tante cose della vita umana, anche la comunicazione verbale. Questi sforzi scientifici e tecnologici però, con i rispettivi investimenti, serviranno a favorire gli scambi fra le lingue più parlate del mondo, rafforzando così la loro importanza: è ben difficile che riescano a proteggere le 17 lingue della Papua Nuova Guinea oggi a rischio di estinzione.

Così, è inevitabile che nel corso di questo secolo la mitologica Torre di Babele finirà per perdere altri pezzi del suo bagaglio culturale. Almeno fin quando non apparirà, lungamente atteso, lo Universal Translator di Star Trek.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

EU Stories - La coesione innova l'Italia

Tutti
Video & Podcast
Analisi
Social
Iniziative
Podcast
Centro Servizi Territoriali: uno strumento per accompagnare gli enti nell’attuazione della politica di coesione. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
Podcast
EU Stories, il podcast | Politiche di coesione e comunicazione: una sinergia per il futuro
Opinioni
La comunicazione dei fondi europei da obbligo ad opportunità
eBook
L'analisi della S3 in Italia
Norme UE
European Accessibility Act: passi avanti verso un’Europa inclusiva
Agevolazioni
A febbraio l’apertura dello sportello Mini Contratti di Sviluppo
Quadri regolamentari
Nuovi Orientamenti sull’uso delle opzioni semplificate di costo
Coesione
Nuovo Bauhaus Europeo (NEB): i premi che celebrano innovazione e creatività
Dossier
Pubblicato il long form PO FESR 14-20 della Regione Sicilia
Iniziative
400 milioni per sostenere lo sviluppo delle tecnologie critiche nel Mezzogiorno
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalle aule al mondo del lavoro, focus sui tirocini della Scuola d’Arte Cinematografica
TRANSIZIONE ENERGETICA
Il ruolo del finanziamento BEI per lo sviluppo del fotovoltaico in Sicilia
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalla nascita ai progetti futuri, focus sulla Scuola d’Arte Cinematografica. Intervista al coordinatore Antonio Medici
MedTech
Dalla specializzazione intelligente di BionIT Labs una innovazione bionica per la disabilità
Finanza sostenibile
BEI e E-Distribuzione: investimenti per la sostenibilità energetica
Professioni
Servono competenze adeguate per gestire al meglio i fondi europei
Master
Come formare nuove professionalità per governare e gestire al meglio i fondi europei?
Programmazione UE
Assunzioni per le politiche di coesione: prossimi passi e aspettative dal concorso nazionale. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
innovazione sociale
Rigenerazione urbana: il quartiere diventa un hub dell’innovazione. La best practice di San Giovanni a Teduccio
Programmazione europ
Fondi Europei: la spinta dietro ai Tecnopoli dell’Emilia-Romagna. L’esempio del Tecnopolo di Modena
Interventi
Riccardo Monaco e le politiche di coesione per il Sud
Iniziative
Implementare correttamente i costi standard, l'esperienza AdG
Finanziamenti
Decarbonizzazione, 4,8 miliardi di euro per progetti cleantech
Formazione
Le politiche di Coesione UE, un corso gratuito online per professionisti e giornalisti
Interviste
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna
Interviste
La ricerca e l'innovazione in Campania: l'ecosistema digitale
Iniziative
Settimana europea delle regioni e città: un passo avanti verso la coesione
Iniziative
Al via il progetto COINS
Eventi
Un nuovo sguardo sulla politica di coesione dell'UE
Iniziative
EuroPCom 2024: innovazione e strategia nella comunicazione pubblica europea
Iniziative
Parte la campagna di comunicazione COINS
Interviste
Marco De Giorgi (PCM): “Come comunicare le politiche di coesione”
Analisi
La politica di coesione europea: motore della transizione digitale in Italia
Politiche UE
Il dibattito sul futuro della Politica di Coesione
Mobilità Sostenibile
L’impatto dei fondi di coesione sul territorio: un’esperienza di monitoraggio civico
Iniziative
Digital transformation, l’Emilia-Romagna rilancia sulle comunità tematiche
Politiche ue
Fondi Coesione 2021-27: la “capacitazione amministrativa” aiuta a spenderli bene
Finanziamenti
Da BEI e Banca Sella 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di PMI e Mid-cap italiane
Analisi
Politiche di coesione Ue, il bilancio: cosa ci dice la relazione 2024
Politiche UE
Innovazione locale con i fondi di coesione: progetti di successo in Italia
Podcast
Centro Servizi Territoriali: uno strumento per accompagnare gli enti nell’attuazione della politica di coesione. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
Podcast
EU Stories, il podcast | Politiche di coesione e comunicazione: una sinergia per il futuro
Opinioni
La comunicazione dei fondi europei da obbligo ad opportunità
eBook
L'analisi della S3 in Italia
Norme UE
European Accessibility Act: passi avanti verso un’Europa inclusiva
Agevolazioni
A febbraio l’apertura dello sportello Mini Contratti di Sviluppo
Quadri regolamentari
Nuovi Orientamenti sull’uso delle opzioni semplificate di costo
Coesione
Nuovo Bauhaus Europeo (NEB): i premi che celebrano innovazione e creatività
Dossier
Pubblicato il long form PO FESR 14-20 della Regione Sicilia
Iniziative
400 milioni per sostenere lo sviluppo delle tecnologie critiche nel Mezzogiorno
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalle aule al mondo del lavoro, focus sui tirocini della Scuola d’Arte Cinematografica
TRANSIZIONE ENERGETICA
Il ruolo del finanziamento BEI per lo sviluppo del fotovoltaico in Sicilia
Formazione
“Gian Maria Volonté”: dalla nascita ai progetti futuri, focus sulla Scuola d’Arte Cinematografica. Intervista al coordinatore Antonio Medici
MedTech
Dalla specializzazione intelligente di BionIT Labs una innovazione bionica per la disabilità
Finanza sostenibile
BEI e E-Distribuzione: investimenti per la sostenibilità energetica
Professioni
Servono competenze adeguate per gestire al meglio i fondi europei
Master
Come formare nuove professionalità per governare e gestire al meglio i fondi europei?
Programmazione UE
Assunzioni per le politiche di coesione: prossimi passi e aspettative dal concorso nazionale. Il podcast “CapCoe. La coesione riparte dalle persone”
innovazione sociale
Rigenerazione urbana: il quartiere diventa un hub dell’innovazione. La best practice di San Giovanni a Teduccio
Programmazione europ
Fondi Europei: la spinta dietro ai Tecnopoli dell’Emilia-Romagna. L’esempio del Tecnopolo di Modena
Interventi
Riccardo Monaco e le politiche di coesione per il Sud
Iniziative
Implementare correttamente i costi standard, l'esperienza AdG
Finanziamenti
Decarbonizzazione, 4,8 miliardi di euro per progetti cleantech
Formazione
Le politiche di Coesione UE, un corso gratuito online per professionisti e giornalisti
Interviste
L’ecosistema della ricerca e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna
Interviste
La ricerca e l'innovazione in Campania: l'ecosistema digitale
Iniziative
Settimana europea delle regioni e città: un passo avanti verso la coesione
Iniziative
Al via il progetto COINS
Eventi
Un nuovo sguardo sulla politica di coesione dell'UE
Iniziative
EuroPCom 2024: innovazione e strategia nella comunicazione pubblica europea
Iniziative
Parte la campagna di comunicazione COINS
Interviste
Marco De Giorgi (PCM): “Come comunicare le politiche di coesione”
Analisi
La politica di coesione europea: motore della transizione digitale in Italia
Politiche UE
Il dibattito sul futuro della Politica di Coesione
Mobilità Sostenibile
L’impatto dei fondi di coesione sul territorio: un’esperienza di monitoraggio civico
Iniziative
Digital transformation, l’Emilia-Romagna rilancia sulle comunità tematiche
Politiche ue
Fondi Coesione 2021-27: la “capacitazione amministrativa” aiuta a spenderli bene
Finanziamenti
Da BEI e Banca Sella 200 milioni di euro per sostenere l’innovazione di PMI e Mid-cap italiane
Analisi
Politiche di coesione Ue, il bilancio: cosa ci dice la relazione 2024
Politiche UE
Innovazione locale con i fondi di coesione: progetti di successo in Italia

Articoli correlati