IL CASO

E-commerce, botta e risposta Salvini-Amazon

Il leader della Lega in videoconferenza con la country manager Mariangela Marseglia chiede l’ampliamento della platea di Pmi che possono accedere alla formazione gratuita e l’aumento degli investimenti diretti. La replica dell’azienda: “In 10 anni investiti nel Paese 5,8 mld di dollari”

Pubblicato il 27 Nov 2020

salvini

Una serie di proposte con l’obiettivo di sostenere il made in Italy e le piccole e medie imprese italiane nella congiuntura difficile dovuta all’emergenza Covid-19. Ad averle presentate in un incontro in videoconferenza con la country manager di Amazon per l’Italia, Mariangela Marseglia, è stato il leader della Lega Matteo Salvini.

Tra i temi messi sul tavolo dall’ex ministro degli Interni ci sono una serie di sconti speciali sulle vendite online per aiutare i negozi italiani, il raddoppio delle piccole imprese italiane coinvolte nel progetto “Accelera con Amazon” sulla formazione gratuita nelle vendite online, la valorizzazione dei prodotti made in Italy con la promozione di spazi ad hoc sulla piattaforma di e-commerce, l’aumento degli investimenti diretti in Italia e l’accesso facilitato alla piattaforma digitale per negozianti e piccoli imprenditori.

Le idee presentate da Salvini, puntualizza in una nota la Lega, sono coerenti con quanto suggerito dalla Lega anche nel Dl Ristoro: nel pacchetto il partito ha chiesto aiuti economici per sviluppare siti di e-commerce per negozi di moda e case editrici, con sostegni ad hoc per formare e aggiornare il personale, credito di imposta per chi acquista da aziende italiane, restituzione totale dei costi di spedizione di libri e dischi sostenuti dai commercianti.

“Nessun pregiudizio – afferma Salvini – ma la volontà di garantire pari condizioni di lavoro a tutti gli operatori, grandi e soprattutto piccoli. Stesse norme fiscali e stesse tutele professionali, altrimenti fra pochi anni commercio e artigianato italiano spariranno. Ad oggi le vendite on-line rappresentano il 10% del mercato italiano con una crescita costante e vertiginosa, un processo che va regolamentato e accompagnato. Abbiamo illustrato ad Amazon Italia un pacchetto di proposte concrete, finalizzato a tutelare il made in Italy, i negozi, gli artigiani e le piccole e medie imprese. Auspichiamo che il confronto possa continuare in modo proficuo, nell’interesse degli italiani”.

“Nell’incontro di ieri abbiamo confermato al senatore Matteo Salvini il nostro impegno per l’Italia attraverso investimenti, creazione di posti di lavoro, sostegno alla digitalizzazione delle pmi e contributo fiscale – replica Amazon in una nota – Negli ultimi dieci anni, abbiamo investito molto nella creazione di posti di lavoro e infrastrutture in tutta Italia – più di 5,8 miliardi di euro dal 2010. Amazon è diventata uno dei principali creatori di posti di lavoro nel paese, dando lavoro a 8.500 persone e consentendone l’occupazione di oltre 120.000. Mentre continuiamo ad assumere e ad investire in Italia, Amazon contribuisce anche al gettito fiscale attraverso le tasse, sia dirette che indirette, che vengono riscosse dal Governo a seguito delle nostre attività sul territorio nazionale, con un contributo fiscale complessivo di 234 milioni di Euro nel 2019″.
Il colosso fondato da Jeff Bezos sottolinea inoltre che sono già state attivate “molte iniziative per aiutare ulteriormente le Pmi nel periodo che precede il Black Friday e il Natale, come abbiamo fatto ad esempio durante il Prime Day. E faremo di più. Abbiamo investito più di 85 milioni di euro nella promozione delle Pmi durante il Black Friday e il periodo natalizio. Stiamo promuovendo i prodotti di oltre 2.500 Pmi italiane presenti nei nostri negozi Made in Italy in Italia, UK, Germania, Francia, Spagna e USA dedicati all’eccellenza italiana”. ” Ci impegniamo a formare più piccole e medie imprese italiane e supportarle nella loro trasformazione digitale accogliendo qualsiasi supporto da qualsiasi associazione o partito politico per promuovere il programma di formazione gratuito ‘Accelera con Amazon‘, sviluppato con Ice, Mip Politecnico di Milano, Confapi e Netcomm – conclude il comunicato – Per supportare le aziende italiane non digitalizzate, rimborsiamo i primi tre mesi di abbonamento ai partner di vendita che si sono registrati tra il 6 novembre 2020 e il 5 dicembre 2020, cioè la durata del presente lockdown, e questa iniziativa verrà estesa in base all’evoluzione delle chiusure”.

Intanto la società, in una nota del Svp Operations Dave Clark, ha annunciato che in occasione del picco di quest’anno tutti i dipendenti della rete logistica dell’azienda riceveranno uno speciale riconoscimento economico, per un totale di oltre 500 milioni di dollari. Per quanto riguarda l’Italia i dipendenti del settore logistico e i dipendenti dei fornitori, inclusi i corrieri che si occupano delle consegne di Amazon Logistics avranno diritto per il periodo dal primo al 31 dicembre a un riconoscimento economico di 300 euro lordi se impiegati a tempo pieno, e a un importo riproporzionato se lavorano con contratti part-time. Solo in questo trimestre, si legge nel comunicato, l’azienda investirà oltre 750 milioni di dollari in retribuzione supplementare per la forza lavoro impegnata nella rete logistica, con la spesa totale per incentivi economici prevista nel 2020 che si attesta così a oltre 2,5 miliardi di dollari a livello globale.

Sul dibattito è intervenuto in giornata anche Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, proponendo “una piattaforma digitale dei diritti sindacali. Utilizziamo la tecnologia – ha detto – per difendere i diritti di chi lavora”. L’idea è stata lanciata in conclusione del “Red friday. Sui diritti non si fanno sconti”, promossa dal sindacato in occasione del Black friday. “Parlando di Amazon si parla di un luogo in cui si applicano contratti diversi e ci sono condizioni diverse. Questa pandemia ha accelerato i processi di acquisto online, processi che penso ormai siano irreversibili. Quindi anche noi dobbiamo porci il problema di come utilizzare le tecnologie. Siamo in presenza di una azienda super digitale. Dobbiamo continuare ad utilizzare gli strumenti classici dell’attività sindacale ma non ci conviene fare una discussione su come una serie di diritti possa essere portata anche sul digitale, non possiamo costruire una piattaforma digitale dei diritti sindacali? Pensare a come la tecnologia che fa forte e ricca Amazon, possiamo utilizzarla noi per difendere i diritti di chi lavora. Non ho una soluzione – conclude Landini – ma proviamo a ragionare”.

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