GREEN ECONOMY

L’Ict settore ad alto tasso di inquinamento? È una fake news

La carbon footprint è ferma all’1,4% nonostante la crescita esponenziale del traffico dati. E il 5G contribuirà ad abbattere molto la CO2. È quanto emerge da uno studio Ericsson. Atteso un abbattimento delle emissioni fino all’80% grazie all’uso di fonti rinnovabili e tecnologie “verdi”

Pubblicato il 28 Feb 2020

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Il traffico dati aumenta, le emissioni di carbonio rimangono ferme all’1,4% del totale. Emerge dal report “A quick guide to your digital carbon footprint” di Ericsson che punta a sfatare “falsi miti” in circolazione e, dati alla mano, illustra che il settore tecnologico non solo risulta meno inquinante di altri, ma potrà fare anche di meglio in seguito: si prevede che con la progressiva sostituzione di tech e l’utilizzo di energia prodotta da fonti rinnovabili in fase produzione e smaltimento, si ridurrà la carbon footprint dell’80%. Non basta: sarà il 5G l’abilitatore di un’inversione di tendenza che consentirà a industrie, città e Paesi di abbattere le emissioni di Co2.

Traffico dati e Co2

Dal 2010, spiega il report, il traffico dati totale è aumentato di circa 10 volte, ma il consumo di elettricità per l’Ict è rimasto all’1,4% delle emissioni globali. Anche con l’aumento futuro di traffico di dati l’impronta di carbonio e il consumo di elettricità dell’Ict non aumenteranno. Sbagliato, spiega Ericsson, valutare tassi di carbon footprint con dati che considerano solo il consumo di energia di un prodotto digitale e non il suo intero ciclo di vita.

Tre i livelli considerati nella misurazione dell’impatto climatico del settore: emissioni dirette di carbonio generate dalla produzione, dall’uso e dallo smaltimento dei prodotti; effetti indiretti positivi o negativi sulle emissioni derivanti dall’utilizzo della tecnologia (ad esempio, sostituire un viaggio di lavoro con una conference call); impatto su comportamenti e preferenze da parte degli utenti.

Aviazione e tech: dati a confronto

La carbon footprint del ciclo di vita totale del comparto è stata pari nel 2015 a circa 730 milioni di tonnellate di CO2 che corrispondono all’1,4% delle emissioni totali di gas serra. Sempre nel 2015 le emissioni prodotte dalla combustione di carburante nell’aeronautica sono state di circa 800 milioni di tonnellate di CO2. Pertanto, in modo sbilanciato, l’Ict potrebbe essere paragonato all’aviazione, ma solo per il consumo di carburante, senza tener conto delle emissioni generate da fabbricazione di aeroplani, funzionamento degli aeroporti,  smaltimento dei velivoli ecc. In realtà, le emissioni di carbonio di un viaggio transatlantico andata e ritorno sono pari a quelle generate dall’utilizzo di uno smartphone per oltre 50 anni.

Inoltre, spiega Ericsson, si stima che prodotti e soluzioni digitali siano utilizzate dal 70% della popolazione contro il 10% che  si sposta in aereo ogni anno. Quindi, se anche la carbon footprint dei due settori fosse uguale, l’impatto sulla popolazione sarebbe diverso.

Impatto dello streaming

È credenza comune, spiega lo studio, ritenere che lo streaming di video e il download di musica consumino enormi quantità di elettricità. In realtà, il consumo dello streaming dipende dal dispositivo, dallo smartphone, dal tablet, dal computer o dallo schermo che viene utilizzato. In un confronto approssimativo, lo streaming di 400 film di due ore su un laptop collegato a uno schermo esterno consumerebbe la stessa quantità di elettricità di un moderno frigorifero in un anno. Se la fruizione fosse su smartphone, si potrebbero riprodurre in streaming 2.900 film utilizzando la stessa quantità di elettricità.

La “leggenda” del brano Despacito

Nella primavera del 2018, diversi media hanno riferito che i circa 5 miliardi di download della canzone “Despacito” avevano consumato un quantitativo di elettricità paragonabile al consumo annuale di Ciad, Guinea-Bissau, Somalia, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana messi insieme. Il report sviluppato dal Consumer and IndustryLab Ericsson ha esaminato più da vicino l’esempio e ha scoperto che i 5 miliardi di download di “Despacito” su uno smartphone richiederebbero circa 0,005TWh (un dato 200 volte più piccolo di quanto stimato, che include anche le componenti di reti e data center). In genere, il download di un brano richiede 0,001 kWh. In confronto, il consumo di elettricità dei suddetti paesi è stato di circa 1TWh nel 2017 (1TWh = 1 miliardo di kWh).

Il ruolo del 5G

In passato ogni nuova generazione di reti mobili ha aumentato il consumo di energia e le emissioni di carbonio. Dal punto di vista energetico, il 5G è lo standard più efficiente mai sviluppato. Le tecnologie emergenti – abilitate dal 5G – saranno fondamentali per consentire a industrie, città e Paesi di ridurre la loro carbon footprint in modo esponenziale e quindi metterci sulla buona strada per un futuro a 1,5 °C.

Il progetto “Logistics of the future in Sustainable Smart Ports”, che vede tra i protagonisti Fondazione Eni Enrico Mattei, Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Consorzio Nazionale Interuniversitario delle Telecomunicazioni (CNIT), Ericsson Italia e Tim ha definito un modello innovativo per la valutazione dell’introduzione di nuove tecnologie, in particolare il 5G, nei processi portuali.

In particolare, è stato dimostrato che la connettività 5G è in grado di generare una molteplicità di benefici diretti ed indiretti per il sistema portuale promuovendo l’aumento di competitività e di sicurezza per il personale, la crescita sostenibile della città portuale, la gestione del business responsabile nella logistica e un impatto ambientale positivo che si stima in un risparmio di CO2 dell’8,2% annui.

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