I digital breakfast di Palazzo Chigi

Le riunioni del martedì mattina volute dal premier Renzi sono un passo avanti rispetto al passato. Ma serve allineare tutta la catena sotto l’esecutivo, dai poteri di Agid alle iniziative dei ministeri, al coordinamento delle Regioni

Pubblicato il 11 Dic 2015

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Li hanno battezzati “digital breakfast”. Alle otte del martedì mattina ogni due settimane, impegni istituzionali del presidente del Consiglio permettendo, Matteo Renzi raduna a Palazzo Chigi consiglieri, esperti, rappresentanti dei ministeri e dell’Agenzia per l’Italia Digitale, a volte gli stessi ministri interessati. A seconda del tema in discussione quel giorno. Ospiti fissi o quasi sono i consiglieri di Renzi più vicini ai temi del digitale: Paolo Barberis che segue l’attuazione dell’Agenda Digitale, Raffaele Tiscar sul cui tavolo passano le politiche per l’infrastrutturazione, il digital champion Riccardo Luna, diventato l’evangelizzatore del digitale italiano.

Sono meeting che assomigliano più ai comitati direttivi delle aziende private piuttosto che alle riunioni politiche o della pubblica amministrazione. Com’è nel suo stile, Renzi ha voluto dare ai “digital breakfast” un’impronta decisamente pragmatica. Con in testa un mantra preciso: “Agire, raggiungere gli obiettivi, rispettare i cronoprogrammi”.

Ogni incontro è mirato a progetti specifici relativi ai piani Crescita Digitale e Strategia Ultrabroadband. Si analizza l’andamento del singolo progetto, se ne vedono le problematiche attuative, si individuano gli ostacoli, si mettono in campo le azioni per andare avanti. Quando serve, è lo stesso presidente del Consiglio a telefonare al singolo ministro responsabile del settore in cui si è creato il blocco.

Invece di un Sottosegretario alla presidenza del Consiglio incaricato del digitale, come in molti auspicavano e auspicano per comporre il mosaico della complessa (caotica?) governance della trasformazione digitale, Renzi ha scelto di impegnarsi in prima persona, sia pur in modo informale. Funzionerà? È presto per dirlo. A parlare saranno i risultati. Che non si ottengono in quattro e quattr’otto e che a volte sono reali ma impalpabili, impenetrabili dalla luce dei riflettori mediatici.

Di sicuro, è un passo avanti rispetto alla indeterminatezza delle responsabilità politiche e gestionali del passato. Ma è necessario allineare tutta la catena sotto Palazzo Chigi. Dai poteri di Agid alle iniziative dei ministeri, al coordinamento delle Regioni, spesso arroccate sui bastioni dell’autonomia. Vedremo se dopo i digital breakfast si riuscirà anche a bandire il pranzo di Natale dell’Italia Digitale.

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