INNOVAZIONE

“Macron troppo amico di Google & co”: le startup francesi bocciano il piano digitale dell’Eliseo

La strategia “France Tech” battezzata dal presidente non piace alle imprese: troppi vantaggi per i big Usa. Nel mirino anche il programma per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: “Rischiamo il cybercolonialismo americano”

Pubblicato il 26 Giu 2018

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Per il programma “La French Tech” inaugurato dalla Francia nel 2013 trovare la quadra fra promozione delle startup nazionali e attrazione dei cospicui investimenti dei big esteri come Google e Facebook si sta rivelando un compito sempre più difficile. Lo scorso mese il presidente Emmanuel Macron, che ha detto di voler fare della Francia una startup nation, ha ospitato il vertice “Tech for Good” all’Eliseo e – si sono lamentati gli startupper francesi – è stato una sfilata di Ceo stranieri, tra cui Mark Zuckerberg di Facebook, Satya Nadella di Microsoft e Ginny Rometty di Ibm; solo all’ultimo momento le pressioni degli imprenditori nazionali hanno spinto il presidente a invitare anche la startup del ride-sharing BlaBlaCar e la società del web hosting OVH.

“Gli americani comprano dalle aziende americane, i cinesi da quelle cinesi, gli europei da quelle americane. Non va bene”, ha dichiarato all’agenzia Reuters Rand Hindi, co-fondatore e Ceo di Snips, azienda parigina dell’intelligenza artificiale. “Non dico che dobbiamo essere protezionisti, ma quando vedo un’azienda francese che compra tecnologia americana pur esistendo un’alternativa europea, a me sembra un tradimento del nostro ecosistema”. Snips sta sviluppando quella che definisce l’anti-Alexa, un prodotto capace di competere con l’assistente digitale di Amazon.

Per Macron gli hub sostenuti dai big d’oltreoceano servono a portare investimenti e competenze e a rafforzare l’ecosistema francese, ma per le startup francesi, come dice Hindi, qualcosa “non funziona”. Eric Leandri, fondatore del motore di ricerca francese Qwant, ha raccontato di essersi recato in un ufficio locale del fisco dove l’addetta ha dovuto cercare l’indirizzo della sua azienda su Google e non ha potuto accedere al sito perché bloccato dal firewall dell’agenzia delle entrate.

Macron sta cercando di semplificare il sistema e liberare opportunità. Ha modificato i meccanismi di intervento pubblico in modo da evitare investimenti a pioggia, ha varato agevolazioni fiscali, ampliato i corsi di informatica nelle scuole, aperto le porte ai talenti stranieri e annunciato uno snellimento delle procedure burocratiche per la creazione d’impresa. Tuttavia gli startupper notano che per partecipare alle gare pubbliche francesi le loro imprese devono essere attive da tre anni, mentre negli Stati Uniti e in Uk una startup può candidarsi senza vincoli.

Sull’AI in particolare Macron gioca una partita fondamentale per la Francia: 1,5 miliardi di euro di investimenti pubblici previsti dal 2018 al 2022 di cui 400 milioni destinati specificamente ai progetti di innovazione disruptive. Ma la comunità dell’hitech francese è rimasta delusa dalla decisione del colosso nazionale dell’It Atos di allearsi con Google su cloud e AI anziché con un partner francese e non ha gradito nemmeno l’entusiasmo di Macron per i grandi annunci dei colossi hitech Usa, tra cui  i cosiddetti Gafa (Google, Apple, Facebook e Amazon), sull’apertura in Francia di poli dell’innovazione, soprattutto nel settore strategico dell’AI.

Snips ha raccontato di aver quasi messo in tasca un maxi-contratto con un’azienda francese del CAC-40 quando il potenziale cliente ha voltato le spalle alla startup francese dell’AI per rivolgersi a un concorrente americano, non per carenze nella tecnologia (i test tecnici sul prodotto di Snips erano stati superiori, sottolinea il Ceo Hindi) ma per mancanza di una rete di supporto globale.

Il team di Macron continua a credere nel successo della strategia French Tech, oggi favorita dall’impatto della Brexit e dal protezionismo americano, che potrebbero giocare a favore dell’attrattività della Francia. L’idea del presidente francese è di evitare l’intervento diretto dello Stato e creare invece le condizioni più favorevoli allo sviluppo di un fertile ecosistema in cui anche le startup francesi dell’AI e delle altre tecnologie innovative crescono e hanno successo.

Se poi i big americani si mangeranno comunque imprese e talenti francesi resta da vedere. Cedric Villani, deputato eletto con lo stesso schieramento En Marche di Macron e suo specialista dell’AI, ha afficacemente sintetizzato: “Investono qui e sono alleati. Ma catturano risorse locali e quindi sono concorrenti”; o faranno crescere la Francia o le toglieranno l’indipendenza: “Lo chiamiamo cybercolonismo”.

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