“La riforma della pubblica amministrazione non è come venti anni fa. Con le nuove tecnologie abbiamo uno strumento fondamentale, che ci consente di trasformare la PA in modo più democratico e trasparente“. Ne è convinto il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, intervenuta durante l’Edison Innovation Week, l’evento organizzato dalla compagnia di servizi elettrici che si è aperto oggi e durerà fino a venerdì 10 giugno al Foro Bonaparte di Milano. “C’è ancora la sensazione di un privato che va veloce e innova e invece di un pubblico che fa fatica e appesantisce tutto il sistema. La realtà non è così – ha spiegato Madia -. L’ Agenda Digitale è strategicamente al centro dell’azione del governo: essa non è solo un insieme di innovazioni ma una vera e propria leva di sviluppo per aprire nuovi mercati e moltiplicare l’interazione tra pubblico e privato”. Il ministro ha ricordato il lancio dell’identità digitale, che però “va completata con i servizi che sarà possibile fruire grazie a un unico sistema identitario”. Ora, ha aggiunto, “vanno fatti ossia i servizi pubblici, ma anche quelli privati che si vorrà mettere a disposizione delle persone”.
Sempre durante la prima giornata dell’Edison Innovation Week, che stamattina ha ospitato la presentazione della ricerca Censis sulla cultura dell’innovazione in Italia, si è tenuto un confronto tra il ministro Madia, il presidente di Confindustria digitale Elio Catania, il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Marco Gay, insieme a Massimiliano Magrini (è stato country manager di Google Italia, è co-founder e managing partner di United Ventures, fondo di venture capital italiano specializzato negli investimenti in tecnologie digitali), Claudio Roveda della fondazione Cotec, Valentino Ghelli (presidente Che Banca!), oltre al segretario generale del Censis Giorgio De Rita.
I lavori sono stati aperti dall’amministratore delegato di Edison Marc Benayoun, che ha dichiarato: “Oggi stiamo vivendo un’altra rivoluzione, ovvero quella digitale. Una rivoluzione che, come l’energia, ha un effetto dirompente su tutti i settori dell’economia e della società. A differenza del passato, il ritmo di questo cambiamento è velocissimo, continuo e pervasivo”.
“Per ogni posto di lavoro eliminato dalla trasformazione digitale, se ne creano tre, lo dicono le statistiche dei paesi del Nord Europa dove la digitalizzazione è più avanti – ha spiegato il presidente di Confindustria digitale, Elio Catania -. Naturalmente sono professionalità diverse: metà dei lavori da qui ai prossimi 20 anni devono ancora essere inventati”. In tutti i cda, ha aggiunto, “si discuta di come affrontare la sfida della digitalizzazione”.
Ambiziosa la proposta del presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Marco Gay: “Inseriamo le quote digitali nei board, ci sia un digital champion in ogni cda. Seguendo l’esempio americano si dia ai fondi pensione l’indicazione di investire il 10% del patrimonio in economia reale”.
Il co-founder e managing partner di United Ventures, Massimiliano Magrini, già country manager di Google Italia, si è soffermato sull’ecosistema delle piccole e medie imprese: “Il modello delle PMI italiane, sostenuto dal debito bancario, è diverso da quello delle startup che necessitano di capitale di rischio. Oggi la digitalizzazione consente merger a livello mondiale: le startup devono avere imprenditori globalizzati, applicare modelli transnazionali e disporre di capitali per prendere le risorse più qualificate a anticipare le sfide competitive”.