“Meno tagli alla spesa IT”: in Senato pioggia di emendamenti alla manovra

Depositate le proposte di modifica all’articolo 29. In campo tutti gli schieramenti politici: si punta ad abbassare la riduzione del 50% decisa da Palazzo Chigi

Pubblicato il 11 Nov 2015

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Pioggia di emendamenti in Senato per modificare l’articolo 29 del disegno di legge Stabilità che che riduce del 50% la spesa informatica. L’eliminazione del comma 3 dell’articolo 29 è stata avanzata dai senatori di Forza Italia (Mandelli, Ceroni, Giovanni Mauro, Perrone), del Pd (Ricchiuti, Guerra, Gianluca Rossi, Marino, Mauro) e del Movimento 5 Stelle (Lezzi, Cioffi).

I senatori Pd Lanzillotta e Tomasselli chiedono, invece, di sostituire il comma 3 dell’articolo 29 abbassando al 15% (e non più al 50%) il limite di spesa per gli anni 2016 e 2017 per arrivare al 20% nel 2018.

L’emendamento di Autonomie Locali (Orellana, Lanice, Battista, Panizza, Longo, Zin, Romano) punta sostituire l’espressione “limite di spesa” con “obiettivo di risparmio”, eliminando di fatto l’obbligo tassativo di “tagliare”.

Un altro emendamento dei grillini (Cioffi, Scibona, Bulgarelli, Lezzi, Mangili) chiede di dimezzare il taglio della spesa IT nel triennio dal 50% al 25% annuo. Mangili dei 5S, Valdinosi e Tomaselli del Pd chiedono infine di limitare i tagli di spesa dal 50% al 30% (Mangili dei 5S, Valdinosi e Tomaselli del Pd).

La formula attuale scritta nel ddl prevede un taglio del 50%. Per le pubbliche amministrazioni, l’unica scappatoia – a meno di emendamenti migliorativi – consisterà nel firmare una “apposita autorizzazione motivata” nella quale attestano che il bene o servizio disponibile sulla piattaforma Consip “non è idoneo al soddisfacimento dello specifico bisogno dell’amministrazione”. Il comma 4 dell’articolo 29 prevede che queste “eccezioni” vengano comunicate ad Agid e Autorità nazionale Anticorruzione che dovranno valutare se la motivazione sia fondata o, al contrario, se si profili un danno erariale allo Stato.

Ma a quanto ammontano le spese Ict dell’amministrazione pubblica? Il calcolo non è facile ma una’indicazione di massima viene da due autorevoli fonti: i conti dell’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli e i dati dell’ultimo rapporto Assinform.

Secondo Cottarelli, che ha pubblicato i numeri nel suo libro “La lista della spesa”, la spesa ammonta a circa 3 miliardi per tutta la pubblica amministrazione, centrale e locale. Ma con tutta probabilità si tratta di un dato sottostimato, in quanto molte PA attribuiscono codici inappropriate alle spese informatiche. In questo senso non è da escludere – secondo l’ex commissario – che le spesa salga fino a 6 miliardi.

Il rapporto Assinform, invece, ha sommato e “splittato” i dati della PA centrali e locali per per componenti di spesa:

Stando agli attuali valori di spesa la spending review digitale potrebbe valere dai 2,5 ai 3 miliardi di euro di risparmi visto che fra PA centrale e locale nel 2014 la spesa è stata di poco inferiore ai 5,1 miliardi, in discesa rispetto ai 5,7 del 2012 e ai 5,191 del 2013.

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