IL CASO

Milano-Cortina: fra gli indagati anche Tomassini, ex ceo di Vetrya e ora a capo di Quibyt



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Corruzione e turbativa d’asta le accuse nell’ambito dell’inchiesta. Nel mirino della procura di Milano le gare per l’affidamento delle prestazioni tecnologiche e della sicurezza delle infrastrutture informatiche della Fondazione nel periodo marzo 2020-marzo 2021. L’ex Ad Vincenzo Novari e l’ex dirigente Massimiliano Zuco avrebbero ricevuto da Luca Tomassini “somme di denaro e altre utilità”

Pubblicato il 21 mag 2024



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La Guardia di finanza di Milano sta eseguendo decreti di perquisizione, ispezione informatica, sequestro e di acquisizione di documentazione nei confronti della Fondazione Milano Cortina 2026, di società fornitrici e di persone fisiche coinvolte nelle procedure di affidamento delle prestazioni tecnologiche per le Olimpiadi invernali.

Le indagini, avviate dalla procura di Milano, si sono focalizzate sull’aggiudicazione dell’ecosistema digitale e della sicurezza delle infrastrutture informatiche della Fondazione – secondo l’accusa – a seguito di un accordo corruttivo tra tre soggetti (un imprenditore e due ex dirigenti apicali della Fondazione) iscritti nel registro degli indagati.

I tre indagati, secondo quanto si è appreso, sono l’ex ad della Fondazione Milano-Cortina, Vincenzo Novari, l’ex dirigente della fondazione Massimiliano Zuco e Luca Tomassini, ex rappresentante legale della Vetrya, ora Quibyt, che si era aggiudicata l’incarico per lo sviluppo dei servizi digital delle Olimpiadi e Paraolimpiadi Milano-Cortina 2026. L’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta, come si legge nel decreto di perquisizione della Procura di Milano, vede in particolare indagati Novari, Tomassini e Zuco per fatti che vanno dal marzo 2020 al marzo 2021.

La scelta dei fornitori e degli sponsor tecnologici

Le prime ricostruzioni investigative inducono la procura a ipotizzare che l’ente, Comitato organizzatore dei giochi olimpici, sebbene si qualifichi – in forza di una norma di rango primario — come «ente non avente scopo di lucro e operante in regime di diritto privato», in realtà avrebbe una natura «sostanzialmente pubblicistica», perseguendo uno scopo di interesse generale, con membri, risorse e garanzie dello Stato e di enti locali (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regioni Lombardia e Veneto, Comuni di Milano e Cortina d’Ampezzo, Province di Trento e Bolzano, Coni e Cip). Gli accertamenti in corso hanno al centro anche le procedure adottate per la scelta dei fornitori e degli sponsor tecnologici, nonché per l’assunzione di dipendenti della Fondazione. In proposito è stata disposta l’acquisizione dei relativi atti e documenti, nonché l’audizione di alcuni dipendenti della Fondazione nella qualità di persone informate sui fatti.

Nessun dirigente o dipendente attuale della Fondazione, precisa infine la procura, è ad oggi indagato.

“Somme di denaro e altre utilità” al centro dell’accusa

Secondo l’ipotesi accusatoria, per “favorire l’affidamento delle gare relative al cosiddetto ecosistema digitale” alla Vetrya, l’ex ad della Fondazione Milano-Cortina 2026 Vincenzo Novari e l’ex dirigente Massimiliano Zuco avrebbero ricevuto da Luca Tomassini, rappresentante legale della società che si aggiudicò gli appalti, “somme di denaro e altre utilità”, come “l’auto Smart per Zuco, pagata direttamente da Tomassini tramite Vetrya fin dal novembre 2019”. Quelle gare, poi, sarebbe state assegnate alla società con fatture emesse per i lavori “da parte di Vetrya e Quibyt“, entrambe amministrate da Tomassini, e pagate dalla Fondazione “per importi complessivamente non inferiori” a quasi 1,9 milioni di euro.

Contesto di “opacità” nella gestione Novari

Dagli atti dell’inchiesta di Procura e guardia di finanza di Milano emergerebbe che Vincenzo Novari avrebbe “assunto” nella Fondazione Milano-Cortina 2026 “personale dipendente” proveniente dalle aziende dei suoi “precedenti incarichi dirigenziali” e da altre direttamente a lui “riferibili”. I pm rilevano un contesto di “opacità” nella gestione di appalti e personale “durante il mandato di Novari”, nonostante l’ente sia di natura “sostanzialmente pubblicistica” con “risorse e garanzie dello Stato e di enti locali” come “Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regioni Lombardia e Veneto, Comuni di Milano e Cortina d’Ampezzo, Province di Trento e Bolzano, Coni e Cip”, fa sapere il Procuratore Marcello Viola in una nota. Fra “soggetti conosciuti” da Novari e assunti dalla Fondazione ci sarebbero in particolare lavoratori provenienti dalla compagnia telefonica H3G e dalle società di Novari Bizboost, Softyou e Nhc. I legami Novari-Tomassini affondano però nel passato. Proprio da Nhc (Novari Holding and Consulting) la società, in seguito vincitrice degli appalti digital delle olimpiadi invernali, la Vetrya di Tommassini (poi Quybit), ha acquistato ancora nel 2018 quote societarie.

Nel mirino dell’inchiesta anche la nomina di Zuco

Nel decreto di perquisizione nell’inchiesta si fa riferimento anche alla nomina di Zuco. In conversazioni WhatsApp, che risalgono al novembre 2019, “Tomassini faceva riferimento a propri pregressi rapporti con Novari”, inviando all’amico Zuco lo screenshot di una conversazione, in cui “già riferiva di essere intervenuto al fine di consentire il proprio inserimento lavorativo nel comitato organizzatore delle Olimpiadi”, di prossima costituzione. “Nomina che effettivamente è avvenuta, tramite l’intervento di Novari, nel ruolo di direttore tecnico dei servizi digitali (Digital director) con un compenso complessivo per Zuco di 857.732 euro dal 2020 e il 2022 e con assegnazione di auto Smart, fin dal novembre 2019, pagata direttamente da Tomassini tramite Vetrya per le ‘cortesie’ fatte ‘ultimamente’ (così si esprime in chat lo stesso Tomassini) e venendo così investito da Novari, dapprima di fatto e successivamente con delega formale, a stipulare contratti ed effettuare affidamenti per conto dell’Ente nell’ambito del settore tecnologico/digitale”.

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