DATAGATE

Minniti: “Traffico su nodi esteri, chiederemo a Telecom”

Il sottosegretario con delega ai Servizi segreti sul Datagate: “Grande sicurezza sul territorio nazionale, ma è difficile garantirla per le comunicazioni da e verso altri Paesi”

Pubblicato il 29 Ott 2013

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L’intelligence italiana sta analizzando il problema della sicurezza del traffico Internet italiano che viaggia sui nodi internazionali e intende porre la questione, pur “con una certa delicatezza”, a Telecom Italia .

Lo ha detto oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti Marco Minniti, rispondendo a una domanda sui rischi legati al passaggio del traffico web italiano utilizzando Network access point (Nap) esteri, nell’ambito del cosiddetto scandalo Datagate.

“Ci siamo posti ampiamente il problema, e questo va posto a Telecom con una certa delicatezza, nel momento in cui parliamo di una grande azienda quotata in Borsa” ha detto Minniti a margine di una conferenza del Dis, il Dipartimento informazioni per la sicurezza.

“Il messaggio è di grande sicurezza – ha proseguito – ma quando parliamo di controllo ci riferiamo a quello che avviene nel territorio nazionale: per quanto riguarda le comunicazioni verso e da altri Paesi è difficile garantire. Per questo noi valutiamo solo il rapporto con i provider italiani. Altri provider hanno altri rapporti e rispondono ad altre leggi” ha detto ancora il sottosegretario, riferendosi alle comunicazioni internazionali che sarebbero state in particolare nel mirino delle agenzie di intelligence statunitensi.

Minniti ha poi aggiunto: “È evidente che c’è un problema che riguarda l’intelligence Usa ed il rapporto tra questo mondo e l’Europa. L’intelligence non può essere una foresta in cui tutto è permesso e non è vero che il fine giustifica i mezzi: se i mezzi non sono corretti anche il fine viene inficiato”.

Oggi l’Aiip, Associazione degli Internet provider italiani che raccoglie alcune decine di società, tra cui Aruba, Tiscali e McLink, ha lanciato l’allarme sulla politica di de-peering di Telecom Italia, che dal giugno scorso ha chiuso “unilateralmente lo scambio di traffico Internet con numerosi operatori, da lungo tempo gestito presso i principali nodi (Nap) italiani”.

Intanto, in seguito alle rivelazioni sulle 46 milioni di telefonate spiate in Italia. tra dicembre 2012 e gennaio 2013,Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, “vuole chiarezza e convoca il Cirs”, Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica,per giovedì prossimo, 31 ottobre, alle ore 10. All’ordine del giorno, questioni inerenti alla sicurezza
delle telecomunicazioni, alla luce del caso Datagate e delle rivelazioni sullo scorso G20. L’intervento del premier era stato richiesto già in mattinata dal Pdl. “È fondamentale fare chiarezza su una vicenda così delicata e grave. Letta riferisca al più presto in Parlamento sul Datagate” aveva sollecitato via Twitter il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta.

Sempre oggi i Servizi di sicurezza italiani hanno espresso la loro “adesione all’iniziativa europea di fare chiarezza e stabilire le regole future per la collaborazione con gli Usa” per quanto riguarda le prossime iniziative tra le intelligence. Lo ha affermato il direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), Giampiero Massolo, nel corso della sua audizione al Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Ma proprio sull’effettiva possibilità di avviare una “iniziativa europea” si è espresso oggi Giovanni Buttarelli, Garante europeo aggiunto per la Protezione dei dati personali. “Noi come Europa – ha detto il magistrato – non siamo competenti in materia di intelligence, che spetta ai singoli Stati membri. E questa è una nostra debolezza. Ecco perché all’ultimo summit europeo – ha proseguito – si sono valutate le questioni in termini generali ma non si è potuti approdare a una decisione giuridica, se non quella di accelerare il pacchetto europeo delle regole che serviranno a una maggiore protezione dei database pubblici e privati. C’è una convenzione che si chiama ‘cybercrime’, che non si applica solo ai reati informatici, ma in tutte le occasioni in cui un organo investigativo raccoglie prove on-line e prevede il principio di proporzionalità, che in questo caso non è stato applicato”.

Sul fronte internazionale Barack Obama è pronto a ordinare alla National Security Agency (Nsa) di fermare qualsiasi attività di spionaggio nei confronti dei leader dei Paesi alleati degli Stati Uniti. Lo scrive oggi il New York Times rivelando che la Casa Bianca ha informato dei suoi piani una delle parlamentari più influenti del Partito Democratico, Dianne Feinstein, presidente della Commissione sull’intelligence del Senato, che ieri aveva detto senza mezzi termini: “Gli Usa non dovrebbero intercettare le telefonate e le email dei presidenti e dei primi ministri amici”.

L’amministrazione, scrive ancora il quotidiano, si riserverà il diritto di raccogliere informazioni segrete nei Paesi amici che riguardino le attività criminali, le possibili minacce terroristiche e la proliferazione delle armi non convenzionali.

Intanto il vice presidente della Commissione Ue, Viviane Reding, è tornata a ribadire che gli Usa devono adottare
misure urgenti per “ristabilire la fiducia” degli europei. “Gli amici e i partner non si spiano – ha detto – vi è un urgente e cruciale bisogno che i nostri partner americani agiscano per ripristinare la fiducia”.

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