Mucchetti: “Rete Telecom confluisca in società a controllo pubblico”

Il presidente della commissione Industria del Senato: “Recuperare l’idea di Bernabè. Nel nuovo soggetto quotato in borsa potrebbero entrare anche Enel e Cdp che conferirebbe Metroweb”

Pubblicato il 21 Mar 2016

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Andrebbe recuperata l’idea di Franco Bernabè, che proprio per questo fu mandato via, di una società di rete quotata. Non ci sarebbe niente di scandaloso se vi partecipasse la mano pubblica, si fa così in molti Paesi avanzati. Vi entrerebbero Telecom con la rete, Enel, Cdp che conferirebbe Metroweb. A regime, il mercato avrebbe la maggioranza. Ma prima bisogna decidere se e quanto vale la rete in rame di Telecom. Se l’Enel pensa che non vale nulla o quasi, avanti con la competizione nel rispetto della concorrenza: garantirla toccherà al Governo con la politica industriale e all’Agcom e all’Antitrust con la regolazione e il controllo”. Lo afferma in un’intervista al quotidiano La Repubblica Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria del Senato. “Renzi ha estromesso Bassanini e Gorno Tempini da Cdp, su suggerimento di Andrea Guerra, perché voleva che Cdp rilevasse Telecom Italia, salvo poi scoprire che non ha i soldi come i due esclusi dicevano. Di qui l’incoraggiamento all’Enel a fare la sua parte nel cablaggio. Ma l’operazione – si interroga Mucchetti – regge se fatta contro Telecom? E avrebbe senso mandare avanti l’Enel e poi scegliere Bollorè?”.

“L’Italia è uno strano Paese – prosegue Mucchetti – che scopre i campioni nazionali quando vengono comprati dagli stranieri. Renzi è stato ondivago sulle tlc come Occhetto lo era sulla politica post-comunista”. “E’ un’ingenuità – prosegue a proposito del luogo comune che l’importante siano gli investimenti e non chi li fa – Gli investimenti richiedono un soggetto che li compia. Disinteressandosi del soggetto e del contesto regolatorio, gli investimenti ci sono stati? Pare di no”.

Infine sull’interesse di Vincento Bollorè per Mediaset Mucchetti aggiunge: “Se vuole comprare Mediaset Premium, Bollorè può farlo benissimo, ha 8 miliardi da spendere. Telecom ha un’altra dimensione. L’importante è fare chiarezza subito nell’interesse del Paese, troppi governi compreso l’attuale si sono agitati moltissimo senza costrutto”.

Dal fronte politico arriva anche il commento dei 5 Stelle. “Renzi l’8 marzo scorso, in occasione del vertice bilaterale italo francese con il presidente Hollande ha sorpreso tutti dichiarandosi ‘felice’ dell’ipotesi di ‘fusione’ tra Telecom Italia e Orange, la societa’ di telecomunicazione francese controllata direttamente dal Governo d’Oltralpe, senza porsi minimamente il problema che un tale ‘matrimonio’ avrebbe di fatto consegnato la nostra infrastruttura di rete nelle mani di un altro Stato, per quanto europeo fosse, come la Francia – dicono i deputati del M5S della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni – Si vede che questo matrimonio ‘s’ha da fare’, e anche in fretta, se a sorpresa, subito dopo il Cda Telecom di giovedi’ scorso, 17 marzo, sono arrivate le dimissioni dell’amministratore delegato, Patuano, formalizzate oggi. La società Vivendi di Vincent Bolloré – grande amico di Berlusconi, a sua volta grande amico di Matteo Renzi – è venuta in Italia a fare il gioco sporco di Telefonica. Oggi Vivendi detiene infatti il 24,9%, una frazione sotto la soglia dell’opa, di Telecom Italia e presto verrà a dargli man forte, nel suo disegno di spacchettamento e svendita, l’altro francese Xavier Niel con già il 15% di azioni Telecom Italia prenotate. Quindi il quadro diventa sempre più chiaro”.

“Occorre un nuovo Ad che: 1. rimetta mano al piano industriale 2016/2018 che a fronte di 12 miliardi di investimenti prevedeva solo 600 milioni di riduzione dei costi, troppo pochi per Bolloré, che ne chiede almeno il doppio anche a scapito dei lavoratori italiani; 2. si liberi di Tim Brasil, così da rispettare gli impegni presi con gli spagnoli di Telefonica, con gravi conseguenze per i rendimenti del gruppo italiano; 3. venda la quota delle torri di Inwit a Berlusconi”, concludono i 5 Stelle.

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