Net neutrality, “l’incubo dei regolatori”

Nuovo studio Strand Consult: la declinazione delle nuove regole Paese per Paese e le argomentazioni degli stakeholder. John Strand: “Sul tema pochi hanno usato un approccio accademico: troppo forte la pressione dei player”

Pubblicato il 06 Giu 2016

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Le normative sulla net neutrality e il cosiddetto “open internet” sono ormai all’ordine del giorno a livello globale: circa 50 paesi nel mondo già hanno regole sulla neutralità della rete e il numero aumenta giorno dopo giorno. Ma che cosa vuol dire veramente net neutrality? E le autorità regolatorie hanno svolto un approfondito esame dell’impatto delle loro normative favorendo un efficace dialogo tra i diversi stakeholder coinvolti?

Non secondo Strand Consult, che rilancia con 6 nuovi report sul tema, 1.000 pagine basate su “prove” e “studi accademici”, che si aggiungono a un precedente studio pubblicato nel 2013. La società di ricerche danese ha un suo centro studi che si occupa specificamente di net neutrality. “Molti si vantano di essere delle autorità sulla net neutrality, ma non hanno alcuna esperienza o comprensione del mercato delle telecomunicazioni mobili”, scrive in una nota John Strand presentando i nuovi report. “I loro studi sono basati sulle opinioni di stakeholder con grossi interessi finanziari anziché su fatti e ricerca accademica. Strand Consult ha un punto di vista obiettivo sul tema e un approccio accademico”.

Strand Consult aveva già tempo fa previsto che la net neutrality sarebbe diventata uno dei grandi temi della regolamentazione globale per Tlc e Internet. La società di ricerche aveva anche previsto che la net neutrality sarebbe diventato un “incubo” per i regolatori. “Può sembrare all’inizio una mossa vincente per i politici fare delle regole sulla net neutrality ma poi questa normativa diventa elefantiaca perché vengono inventati sempre nuovi temi classificabili come violazioni della net neutrality“, scrive John Strand. “I regolatori scoprono di essere il bersaglio dell’attivismo politico, non un grande risultato per autorità che dovrebbero ergersi come super partes con la loro esperienza”.


Sicuramente da un lato la net neutrality infonde nuova vita a una serie di regole e impegni che sono stati validi e efficaci nell’epoca in cui i monopoli telecom sono stati privatizzati e sono state vendute le licenze mobili. Ma ora nuovi player, sia attivisti che aziende, pressano il regolatore e cercano di influenzarne le decisioni, secondo Strand Consult: questo rappresenta una novità rispetto alla classica regulation in cui dal regolatore arrivavano tutte le informazioni e il know-how.

I sei nuovi report si concentrano proprio sulla necessità di capire che cosa è la net neutrality e quali sono le argomentazioni dei vari stakeholder, unitamente ad altri temi specifici come gli strumenti legali usati da favorevoli e contrari alla net neutrality, la letteratura accademica sul tema, la questione dello zero rating, i servizi specializzati e la gestione del traffico, e un’analisi delle norme già varate in 50 paesi del mondo.

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