LA SENTENZA CHOC

Net neutrality, un tribunale di Washington boccia le regole

Verizon vince la sua battaglia: invalidate le regole fissate dalla Federal Communications Commission che impediscono ai fornitori di banda larga di personalizzare il traffico dati in base alla tipologia di abbonamento. Ma la partita non finisce qui

Pubblicato il 14 Gen 2014

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Tempi difficili per la net neutrality negli Stati Uniti, con un colpo di scena che potrebbe avere conseguenze importanti sul futuro di Internet. Un tribunale d’appello di Washington ha stabilito che le regole sulla neutralità della rete della Federal Communications Commission, il cosiddetto “Open Internet Order”, che con i loro divieti impediscono agli operatori di favorire alcuni tipi di traffico Internet rispetto ad altri, non sono valide. Una decisione nata da un ricorso di Verizon contro il regolamento nel 2011, che potrebbe essere destinata ad aprire un ulteriore contenzioso con l’eventualità implicazioni importanti per i content providers, i consumatori e il futuro della rete. A darne notizia è il sito statunitense Gigaom.

Il regolamento, in vigore dal 2010, era stato ideato per fare in modo che i fornitori di banda larga non potessero interferire sul traffico Internet, e non potessero bloccare alcuni tipi di trasmissioni di dati online soltanto perché non erano in linea con i loro obiettivi e le loro strategie finanziarie.

Il primo commento arriva sul sito TechCrunch dall’osservatorio sui media “FreePress”, molto critica sulla decisione della Corte nonostante ammetta che anche l’Open Internet Order “non fosse probabilmente la soluzione migliore per sostenere la neutralità della rete”. Il regolamento costituiva infatti una barriera contro i provider che avessero voluto decidere cosa si potesse e cosa non si potesse trasmettere in rete attraverso la banda larga. Le conseguenze della sentenza, secondo gli esperti di FreePress, potrebbero portare in prospettiva verso un nuovo modello di rete, che potrebbe avvicinarsi al sistema in vigore negli Usa per la Tv via cavo, dove i contenuti sono divisi in pacchetti e “monetizzati” pezzo per pezzo.

Alla base della decisione della corte ci sarebbe il fatto che i provider non potessero essere considerati come “common carriers”, la categoria di operatori cioé chiamati a mettere a disposizione un servizio senza poter in alcun modo intervenire nel merito dei contenuti veicolati, in una logica di “servizio pubblico”. A questo punto la Fcc può decidere se presentare appello contro questo pronunciamento, rivolgendosi alla “Full appeals Court” o alla Corte suprema, o se riscrivere il regolamento adeguandosi ai rilievi del tribunale.

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