STREAMING TV

Netflix, luci ma anche (molte) ombre sullo sbarco in Europa

Richard Broughton, analista di Ihs, sul recente debutto in Francia e Germania: “Dovrà investire moltissimo, sta scommettendo sui prossimi anni”. I rischi? È vista come un invasore e non è detto che l’offerta tv made in Usa piaccia agli europei

Pubblicato il 18 Set 2014

Netflix sta conquistando l’Europa, ma non è detto che la politica di espansione sia tutte luci e nessuna ombra per il gigante statunitense della web tv.

Lunedì scorso Netflix è sbarcata in Francia, martedì in Germania e, entro la fine della settimana, sarà anche in Austria, Svizzera, Belgio e Lussemburgo. Un’avanzata a grandi passi per il gruppo che peraltro era già presente da tempo in alcuni Paesi europei, tra cui la Gran Bretagna. Resta fuori, per il momento, l’Italia, sebbene, secondo recenti indiscrezioni, potrebbe essere proprio il debutto nel nostro Paese, forse l’anno prossimo, l’argomento del possibile incontro a Bruxelles il primo ottobre tra il Ceo di Netflix Reed Hastings e l’amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano nell’ambito dell’Ft-Etno Summit.

L’espansione europea potrà portare centinaia di milioni di nuovi potenziali clienti al colosso noto per le sue popolari serie tv quali “House of Cards”, ma allo stesso tempo, rileva un’analisi pubblicata di recente su Time, potrebbe non essere profittevole almeno per il periodo iniziale, a causa dei costi di investimento e delle sfide anche “culturali” (cercare di capire cosa vuole ogni singolo Paese in termini di offerta televisiva).

A casa, cioè negli States, il business è florido. Nella prima metà del 2014 Netflix ha conquistato 2,82 milioni di abbonati al suo servizio in streaming in più, confermando il trend in ascesa: nello stesso periodo del 2013, infatti, i nuovi clienti erano 2,66 milioni. La crescita è ancora più rapida se si guarda ai numeri internazionali: in tutto il mondo, nei primi sei mesi di quest’anno, la web tv ha registrato 2,87 milioni di nuovi “subscribers”, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente erano 1,63 milioni.

I clienti aumentano, sì, ma – ed è questo il dato forse più significativo – il business internazionale non ha mai generato profitti da quando è iniziato. Nell’ultimo trimestre la divisione International ha perso 15 milioni di dollari. La stessa Netflix prevede che nel terzo trimestre dell’anno la perdita si aggraverà fino a raggiungere i 42 milioni di dollari. I motivi: le spese per il marketing e i costi per l’acquisizione delle licenze nei nuovi territori. È peraltro naturale che, quando un’azienda decide di espandersi, siano da mettere in conto significativi investimenti iniziali. E i costi sono destinati a salire quando in Europa si paleseranno nuovi competitor oltre a quelli già esistenti, come Amazon Prime che è già disponibile in Germania.

La sfida è anche e soprattutto culturale perché non è detto che l’offerta di Netflix, così bene accolta negli Usa, sarà altrettanto apprezzata in Paesi che fanno parte di un altro continente e che sono diversi per mentalità, abitudini e tradizioni, non solo dagli Stati Uniti, ma anche tra loro.

In Francia Netflix sta cercando di ovviare al problema producendo una nuova serie tv sullo stile di “House of Cards” che si chiamerà “Marseille” e sarà diretta da registi francesi. Sta cercando inoltre di acquistare i diritti per la trasmissione in streaming di produzioni locali, come per esempio ha fatto con diverse trasmissioni della Bbc in Gran Bretagna. Una strategia che punta a farsi considerare come un partner e non una sorta di invasore nei Paesi dove sbarca, ma certamente una strategia costosa e piuttosto complessa.

“Le persone temono che la comparsa di Netflix danneggerà l’industria dei contenuti locale” rileva Richard Broughton, analista di IHS. “Per questo deve stringere partnership in modo da favorire il proprio ingresso nel mercato francese”.

D’altra parte Broughton sottolinea che all’inizio la company “dovrà spendere moltissimo. Sta scommettendo sui prossimi anni e la scommessa è riuscire a raccogliere un numero sufficiente di abbonati per compensare i costi”.

Anche il mercato tedesco, come quello francese, resta un punto interrogativo. I tedeschi, sottolinea Ihs, guardano la tv per meno tempo rispetto agli americani: 230 minuti a persona al giorno contro i 286 minuti degli statunitensi. E non è detto che apprezzino gli show made in Usa. Secondo Bloomberg “House of Cards” è stata vista da meno di un milione di persone quando ha debuttato sul canale tedesco Sat 1.

“Notoriamente I tedeschi hanno gusti diversi rispetto al resto dell’Occidente” dice Michael Pachter, equity analyst di Wedbush Secutiries. “Tutti facciamo l’errore di pensare che “internazionale” sia un luogo. Non lo è. È un insieme di 180 nazioni diverse e indipendenti l’una dall’altra”.

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