Ngn, Asati: “Rete pubblica in aree bianche? Solo con coinvolgimento di Telecom”

I piccoli azionisti: “Duplicare l’infrastruttura ex novo non è prioritario. Il governo si impegni ad incentivare la domanda di banda ultralarga”

Pubblicato il 11 Gen 2016

Il Governo si impegni a promuovere la domanda di banda larga. E’ l’appello lanciato da Asati, l’associazione dei piccoli azionisti Telecom, in una lettera inviata a Governo e Parlamento.

I piccoli azionisti, citando il rapporto Akamai che mette l’Italia al 52° per diffusione di reti veloci, ricordano che secondo gli ultimi valori – riportati nel rapporto “Osservatorio sulle comunicazioni n.4 2015” dell’AgCom le terminazioni in servizio sulla rete fissa tradizionale sono 20,6 milioni e, di queste, gli accessi a banda larga sono 14,5 milioni (il 70% circa).

“Quasi tutte le terminazioni a larga banda su richiesta dei clienti possono fornire in downlink 20 Mbit/s – sottolinea Asati – Purtroppo però la maggior parte degli utenti (il 74%) preferisce ancora aderire a contratti con un downlink nominale inferiore a 10 Mbit/s; e tra questi il 6,4%, una percentuale quindi non trascurabile, si accontenta di ricevere una velocità inferiore ai 2 Mbit/s (forse oggi non dovrebbero comparire tra le connessioni a banda larga). Possiamo quindi concludere che i servizi oggi offerti nel Paese non spingono i clienti, che già hanno una connessione a banda larga, a passare a una a velocità maggiore del downlink.

Sempre riferendosi ai dati Agcom, Asati osserva che sono solo il 5,86% le linee Nga rispetto alle 20,6 milioni di terminazioni totali di rete fissa. “Un risultato deludente se si osserva che la possibilità di richiedere connessioni con un downlink superiore a 30 Mbit/s o anche a 100 Mbit/s è oggi offerta a circa 14.5 milioni di clienti, e che gli operatori continuano a far crescere via via moto rapidamente il numero di terminazioni predisposte per la connessione alla rete ottica”, si spiega.

I dati Akamai – secondo Asati – mettono quindi in luce un ritardo via via cresciuto in misura significativa tra domanda e offerta di larga banda nel Paese. Le politiche adottate in Paesi della Comunità con i quali siamo soliti confrontarci (Inghilterra, Germania, Belgio, Austria, e più di recente, Francia, Oland), nei quali è offerto un servizio a banda ultralarga realizzato con sistemi non diversi da quelli oggi installati in Italia, hanno ad esse permesso di occupare posizioni in classifica ben diverse dalla nostra nelle graduatorie predisposte da Akamai

“Auspichiamo quindi che il Paese e in primis le azioni di Governo, Regioni e amministrazioni pubbliche siano rivolte sia a varare incentivi che incoraggino l’uso della banda ultralarga, sia ad accelerare l’offerta di nuovi servizi digitalizzati ai cittadini, sia soprattutto a promuovere molto più efficacemente che in passato il processo di alfabetizzazione della popolazione – evidenzia la missiva – Lanciare un progetto che porti alla realizzazione di una rete a larga banda da parte del Governo nelle aree C e D del Paese è positivo purché sia coinvolto l’operatore che già ha una sua rete di accesso su tutte le abitazioni”.

“Duplicare ex novo la rete di accesso in Italia, proprio nelle aree a fallimento di mercato e i cui ritorni degli investimenti prenderebbero tempi assai lunghi, non sembra un obiettivo prioritario, specie se si riflette sul fatto che la rete di accesso esistente con modifiche modeste e con costi molto contenuti può facilmente essere convertita in una a banda ultralarga – conclude Asati – Sarebbe, infine, auspicabile che una parte consistente delle risorse economiche previste dal Governo per la rete vengano invece impiegate per far conoscere meglio e per promuovere diffusamente la conoscenza della banda ultralarga sull’intero territorio nazionale, aiutando la diffusione e conoscenza delle nuove tecnologie digitali da parte dei cittadini”.

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